Cos’è la felicità? Qualche mattina fa lo chiedevano Benny e Vladimir Luxuria agli ascoltatori della trasmissione radiofonica Il Geco e la Farfalla, in onda su Radio Capital. Le risposte pervenute, le più varie: “Trovarsi nel posto giusto, al momento giusto”, “Fare il bagnetto a mio figlio”, “Amare ed essere amato”, “Veder sorridere i miei bambini”, “Dormire abbracciati”…

La domanda ha continuato a ronzarmi nella testa anche nei giorni successivi e ho provato anch’io a dare la mia definizione di felicità, tirando in ballo concetti come “amore”, “figli”, “pace”, “realizzazione personale”…
Poi, come spesso accade, un libro mi ha aiutato

Felicità…

di Alison McGhee e Peter H. Reynolds, traduzione Marinella Barigazzi, Ape Junior

La felicità vista dagli occhi di un bambino: sentirsi grandi, sentirsi amati, sentirsi tranquilli, esplorare, fantasticare, fare incontri speciali, inventarsi un gioco. Attimi di meraviglia, di scoperta, di avventura.

Ho trovato per caso questo libro piccino, di formato quadrato, uscito qualche anno fa per Salani Editore, scritto da un’affermata scrittrice e poetessa americana, nominata al Premio Pulitzer. Ero entrata in libreria con l’intenzione di cercare qualche strenna natalizia e invece fra i libri a scaffale sono stata attratta da questo albo minuto dalle illustrazioni esili, in cui ho subito riconosciuto il tratto romantico di Peter H. Reynolds (di cui ho già parlato qui e qui).

Il titolo, Felicità..., era lì che mi chiamava: “Dài, aprimi e scopri veramente cosa significa essere felici!”. Non si può voltare le spalle al destino.

Nella prima pagina vediamo il bambino protagonista correre a piedi nudi con due grandi ali infilate fra le braccia e una cuffietta con l’elica sulla testa. Felicità è, dunque, volare, sentirsi liberi.

La seconda scena mostra il bimbo addormentato nel suo lettino con la tazza del latte in mano e l’orsetto accanto. Il breve testo di accompagnamento recita:

la tranquillità di un momento

E poi, nella pagina vicina, è passato qualche istante, vediamo il bambino ancora nel letto, svegliato dal cane, mentre il papà fa la doccia cantando
un raggio di sole sul pavimento   il papà che canta contento

Momenti di normalità casalinga, di serenità, scanditi da tempi lenti, raccontati attraverso illustrazioni pacate e brevi testi intrisi di musicalitàsensibilità.

Voltiamo pagina e ci troviamo all’aperto, il bambino con le gambe aggrovigliate intorno a un ramo con la testa in giù, a penzoloni, che osserva una libellula dalle ali d’oro.

Felicità è anche fare un tuffo immaginario in una pozzanghera blu come il mare, giocare con la sabbia, stare insieme al suo cane, andare in giro con gli amici, spingere un camioncino, indossare le scarpe come quelle di papà, leggere una storia.

Per il bambino del libro, la felicità è scandita da situazioni che si ripetono e da oggetti e compagni di vita familiari: il cane, che lo accompagna sempre, il magico scatolone che gli consente di vivere tante esperienze diverse (salendoci su può sentirsi più alto, entrandoci dentro può fare un viaggio in mare, aprendolo e poggiandolo sul pavimento può far finta di essere dove vuole); la tazza gialla, le scarpe come quelle del papà, il pigiama stellare, i libri nella sua camera.


La felicità consiste, mi pare, nell’essere e vivere semplicemente come un bambino.

Ma è soprattutto la presenza dolce e costante del papà che rende sereno e felice il bambino. Il papà che canta in doccia, che lo aiuta a vestirsi, che prepara i dolci, che misura quanto è cresciuto.
Non c’è la mamma in questo libro. Non ci sono tracce di lei in casa. Chissà perché… Chissà se manca veramente, o se è fuori per lavoro. A noi adulti che leggiamo viene da domandarselo, anche se non ci sono segni di sofferenza o tristezza nei volti dei due protagonisti.

L’unica scena malinconica del libro è quella in cui si vedono due signori anziani, presumibilmente i nonni del bambino, che lo salutano da lontano, mentre si apprestano a salire sul taxi con i propri bagagli. Stanno ritornando a casa loro, e il bambino è dispiaciuto.

Le dediche finali degli autori sono indirizzate a due uomini importanti, due papà:

A Donald Hoffbeck McGhee, che mi portava in slitta sulla collina, con amore e rispetto. (A. M.)

A mio padre, Keith H. Reynolds, la cui luce continua a illuminare il mio cammino (P. H. R.)

Su Wikipedia la biografia dell’autrice riporta: Alison McGhee è una mamma single con tre figli.

Se cercate un bel libro sulle emozioni, non solo sulla felicità, questo non vi deluderà. Credo che l’età giusta per proporlo sia a partire dai 4 anni.

Potete comprarlo qui:

Un altro bellissimo libro degli stessi autori:

*** Non perdere gli articoli su Peter H. Reynolds:

Peter H. Reynolds: personaggi e storie che ispirano

The Dot: brevi storie per bambini che hanno moltissimo da dire

Francesca Tamberlani

Francesca Tamberlani è la fondatrice di Milkbook, sito dedicato ai temi dell'educazione alla lettura ai bambini sin dai primi mesi di vita e alla segnalazione di libri e app di qualità. Sociologa e giornalista, appassionata di letteratura per l'infanzia, realizza incontri e corsi rivolti a genitori, educatori, insegnanti e persone che amano i libri e i bambini.

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