“Assorbi tutto quello che puoi!”. Questo il prezioso consiglio di un’amica, ex libraia, e veterana della Bologna Children’s Bookfair, alla notizia che quest’anno anche io avrei preso parte alla Fiera. Uso non a caso la “F” maiuscola per il riconoscimento mondiale che questa manifestazione ha acquisito da diverso tempo nel panorama dell’editoria per ragazzi e bambini.
Potete immaginare la mia emozione? Da non stare nella pelle, soprattutto se si considera che è una fiera di lavoro per cui la maggior parte dei curiosi resta alla porta.
Appena superati i tornelli e messo piede nel primo padiglione, ci si rende conto che il cuore pulsante della fiera sono gli illustratori. La sensazione è quella di trovarsi catapultati al centro di un grande laboratorio creativo, dove si incontrano a ogni angolo ragazzi con un’ingombrante cartellina sotto il braccio e, negli stand, i Big della categoria (quelli che ce l’hanno fatta!), impegnati a firmare copie dei loro libri o dei loro poster.
Poi ci sono gli ALTRI. Quelli che hanno già ottenuto un importante riconoscimento ma che sperano in qualcosa di più. Sono gli artisti le cui tavole sono state scelte per prendere parte alla MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI, che hanno non solo una grande occasione di visibilità, ma anche una concreta possibilità di essere selezionati da qualche editore in visita in fiera per realizzare dei progetti editoriali.
Non ho seguito percorsi guidati per la mostra, dunque vi parlo da semplice appassionata: ho cercato di cogliere la volontà degli artisti di sperimentare nuovi stili o di restare ancorati all’impostazione classica delle figure. Ho notato anche, inevitabilmente, che ci sono immagini che arrivano subito o più facilmente di altre, specialmente se si pensa al pubblico dei più piccoli, vuoi per l’uso del colore (per i bambini il mondo è a colori!), vuoi perché riproducono azioni che riconducono alla loro vita quotidiana e nelle quali possono immedesimarsi. A tale proposito concordo con quanto sostenuto dal prof. Livio Sossi alla presentazione del libro “La mia famiglia” edito da Bacchilega Junior, secondo il quale con i bambini non si deve “bamboleggiare”, ma parlare del loro vissuto e spingersi anche un po’ oltre, perché se guidati da un adulto consapevole, i bambini possono comprendere molte più situazioni di quante non siamo portati a credere.
Avete notato lo sguardo rivolto verso il basso di questa bambina dai capelli rossi? E le mani quasi in tasca, quella gamba pronta a colpire un sasso come a voler compiere un gesto scacciapensieri? La ragazzina illustrata da Maisie Shearring, vincitrice dell’edizione 2015 del premio Fundaciòn SM conferito ad un giovane artista under 35, è davvero molto espressiva: mi è sembrata sentirsi fuori posto, inadeguata, imbarazzata, messa in disparte. Esprime un vissuto che chiunque ha conosciuto almeno una volta nella propria esperienza di vita.
Le tavole esposte provengono dal progetto “Susan at school” e raffigurano momenti ordinari della vita scolastica, in cui qualsiasi bambino può ritrovarsi. Guardandole e riguardandole le ho trovate umoristiche, i personaggi grotteschi e la scena della maestra che s’ingrandisce sempre più con fare un minaccioso mi ha ricordato l’albo illustrato da Megail Bonniol “Cornabicorna” (Babalibri) in cui la strega della minestra assume dimensioni esagerate.
La giovane slovena Maja Kastelic ha presentato una sequenza di tavole che si possono considerare l’incipit di una gioiosa favola natalizia dominata dal colore rosso e l’illustrazione che qui riportiamo è stata scelta dal mensile Vanity Fair come sfondo per un articolo sull’edizione 2015 della fiera.
Rimanendo in tema di giochi, mi hanno colpito le tavole dell’iraniano Narges Mohammadi. Immagini rispetto alle quali viene da domandarsi quale sia il confine tra realtà e finzione, che raccontano il più antico gioco dei bambini ma che forse rappresenta un tabù nella letteratura per l’infanzia.
Decisamente moderne, sintetiche, con un tratto colorato molto marcato che conferisce grande forza comunicativa, le tavole di Jeon Mihwa. Notate anche voi come si percepisce distintamente il vento e la violenza della pioggia?
Ricca di vis narrativa, tenerezza e attenzione verso la caratterizzazione dei particolari è questa tavola di David Alvarez Hernandez.
Ci sono state illustrazioni che mi hanno colpita per la complessità e la precisione stilistica nelle quali ho ammirato l’esercizio stilistico tralasciando l’aspetto narrativo, come quelle dell’italiano Marco Mariangeli:
o della polacca Malgorzata Gurowska:
Altre proposte mi hanno attirata perché mostrano un netto richiamo all’arte contemporanea, come i volti nell’opera di Teresa Manferrari che rimandano ai personaggi di Botero:
Alla mostra partecipano tanti artisti, anche quelli già affermati, per i quali l’esperienza diventa l’occasione per nuovi esperimenti creativi come l’italiano Simone Rea che ha presentato tavole caratterizzate dalla tecnica del tratteggio, mescolando il colore al bianco e nero e creando suggestivi paesaggi notturni ed invernali:
Le opere selezionate per la mostra vengono pubblicate nell’Annual, una sorta di catalogo che diviene una bussola di orientamento molto quotata tra gli editori di tutto il mondo che hanno grande stima nel lavoro di qualità svolto dalla giuria. Per tutti, famosi ed emergenti, partecipare all’Annual è una grande opportunità di visibilità e occorre avere già un progetto chiaro e definito, ben strutturato da cui partire per costruire un dialogo con gli editori.
La presenza degli illustratori in fiera non si esaurisce nelle tavole esposte, infatti una peculiarità storica della BolognaBookFair è costituita dai GRANDI PANNELLI bianchi (restano bianchi solo per la prima mezz’ora dall’apertura!), che assomigliano alle bacheche degli annunci letteralmente ricoperti dai lavori più rappresentativi di coloro che ancora sono nell’anonimato, provenienti da tutto il mondo, e che aspirano ad un contratto, ad un ingaggio, magari con piccoli editori che non partecipano alla selezione per la mostra in quanto si sentono in soggezione davanti ai giurati.
“Il muro del pianto” l’ha definito Alessandro Bonaccorsi del blog ZUPPAGRAFICA, anche se a me piace più chiamarlo il muro della speranza.
Su queste bacheche circolano aneddoti curiosi come quello secondo cui qualcuno abbia realizzato un’illustrazione enorme e poi si sia arrabbiato perché gli altri lo coprivano con i propri progetti; oppure che in un’altra occasione qualcuno abbia realizzato un lavoro con un materiale che non permetteva a nessun altro di attaccarci sopra qualcosa: sarà stata la stessa persona?
Quanti degli illustratori che presentano le proprie tavole in fiera riusciranno a farsi notare e a pubblicare un libro? Bonaccorsi ha scritto un graffiante articolo sul suo blog paragonando il lavoro degli illustratori ad un bellissimo imbuto che pochi riescono ad attraversare e che mi ha dato la possibilità di tarare meglio il rapporto tra sogno e realtà nel panorama delle immagini illustrate.
Chissà se le illustrazioni che hanno catturato la mia attenzione quest’anno vedranno uno sviluppo di tipo professionale?
Dopo questa immersione nell‘universo delle illustrazioni per l’infanzia sono sempre più convinta del grande potere dell’arte visiva, in grado di stimolare lo sviluppo intellettivo e cognitivo dei nostri figli quanto la parola scritta. Educarli a leggere le figure dei libri è altrettanto importante che aiutarli a decifrare parole e segni linguistici. E la varietà, la cura, la bellezza, la sperimentazione che si incontrano alla Fiera del Libro di Bologna ne sono la riprova.
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