A Roma c’è un signore con la chioma pazza e l’espressione un po’ stralunata che scrive, recita e canta filastrocche per bambini da tanti anni, sempre con immutato entusiasmo. Si chiama Massimiliano Maiucchi e le sue filastrocche risuonano in tanti luoghi della città: nei teatri, nelle librerie, nelle scuole, nelle piazze, nei parchi…
Durante uno degli ultimi spettacoli di Massimiliano a cui ho assistito con i miei figli (che si è tenuto presso “Il Giratempo“), ho capito che mi sarebbe piaciuto intervistarlo per parlare della sua grande passione: le filastrocche per bambini. Ne ha scritte più di 1600… e non sembra intenzionato a smettere. Ma come fa? Come riesce a trovare ancora idee e ispirazioni? Ecco, gliel’ho chiesto.
Quando hai scritto la tua primissima filastrocca? E di cosa parlava?
L’ho scritta nel gennaio del 1998, si chiama “Carletto e la bicicletta”, e fa così:
Viola violetta Carletto in bicicletta,
corre in tutta fretta gli suda la maglietta,
gli viene il raffreddore di corsa dal dottore.
Il dottore non c’era, c’era l’infermiera che gli fece la puntura:
“mamma che paura!” gli mise la supposta “ma non l’ho fatto apposta!”
gli diede lo sciroppo: “ma me ne hai messo troppo!”
“ti viene un accidente!” “non me ne importa niente!”
“allora che vuoi fare?” “giocare e rigiocare!”.
Viola violetta Carletto dammi retta
gioca senza fretta, asciuga la maglietta
ti passa il raffreddore e salutami il dottore.
Mentre l’ho scritta ricordo che avevo usato la “musica” e la metrica di “trucci trucci cavallucci…”, la popolare filastrocca che mia nonna e mia mamma mi cantavano spesso quando ero piccolo.
“Carletto e la bicicletta” è una delle 48 filastrocche contenute nel mio ultimo libro “Tana libera tutti”, pubblicato da Edizioni Corsare (LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE).
E la tua ultima filastrocca?
Si intitola “Filasofando” e fa così:
Qual è il senso della vita?
“ho sentito dire che è l’udito”
“a naso direi l’olfatto”
“così su due piedi io dico il tatto”
“a occhio e croce per me è la vista”
“il senso della vita è viverla con gusto”.
Quante filastrocche hai scritto finora?
“Filasofando” è la numero 1635.
Perché ami scrivere e comunicare con i bambini attraverso le filastrocche?
Perché la rima arriva prima, perché con la filastrocca esce la musica dalle parole e perché la filastrocca è vita, “possilità” infinita, è tutto e non è niente: la filastrocca è mente.
Com’è nata la tua passione per le filastrocche?
Grazie a mia nonna (la mamma di mio padre) che per ogni occasione conosceva un proverbio, una frase fatta, un modo di dire e una filastrocca. Anche mia mamma ne conosceva molte. In passato in ogni famiglia c’era una nonna o una zia che dispensavano frasi e filastrocche ai bambini per trasmettere insegnamenti e conoscenze.
Quali libertà e possibilità ti permette la filastrocca, rispetto ad altri componimenti letterari?
La filastrocca è di solito molto sintetica e corta, alcune sono di appena quattro righe. Diciamo che, volendo fare un paragone con le tecniche pittoriche, la filastrocca è un acquerello… ti permette di cogliere gli attimi, i momenti, le emozioni, i ricordi e le sensazioni in presa diretta e poi, una volta nata, la si può cantare, mimare, drammatizzare, allungare, disegnare, insomma, ci si può giocare.
Quali sono le tue filastrocche che i bambini apprezzano di più?
Al primo posto metterei sicuramente “La fifastrocca” per giocare con la paura,
poi la sopracitata “Carletto e la bicicletta” e la “Filastrocca da mimare” che è molto utilizzata anche nelle scuole.
I bambini più grandi apprezzano anche “Giochi spaziali” dove i pianeti giocano a pallone e, alla fine, Nettuno batte il rigore e la luna lo para.
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Come fai a inventare sempre nuove filastrocche? Come riesci a trovare ancora l’ispirazione?
La filastrocca è frutto di fantasia, conoscenza e vita. Quando ho cominciato a scrivere avevo 30 anni e tantissime cose da raccontare e da rivivere in rima.
L’ispirazione però me la danno quasi sempre le parole della prima rima, è da lì che capisco se c’è già un seguito, anche se quasi mai conosco, quando inizio a scrivere, dove andrò a parare…
La rima finale nasconde spesso una sorpresa per chi la legge perché anche per me lo è stata.
Nella tua scrittura ti ispiri a qualcuno?
Quando scrivo mi ispiro ai bambini, scrivo quello che pensano, quello che dicono, quello che vivono e quello che sono.
Qual è la tua filastrocca preferita? (non tua)
La mia filastrocca preferita è “il dittatore” di Gianni Rodari.
Per conoscere le pubblicazioni, le attività, i video e gli spettacoli di Massimiliano Maiucchi potete consultare il suo sito.
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