Quanto ho riso durante la lettura di questo classico della letteratura per ragazzi. Mi sono divertita come non mi succedeva da tempo. Risate fragorose, convinte, compiaciute, sia per la scrittura intelligente, cinica e ironica, sia per la situazione paradossale descritta dalla imponente scrittrice austriaca Christine Nöstlinger, che ha al suo attivo oltre un centinaio di libri, (tradotti in svariati paesi) e un riconoscimento prestigioso come il premio Hans Christian Andersen, il ‘nobel della letteratura per ragazzi’, vinto nel 1984.
“Il bambino sottovuoto“, scritto nel 1975, è considerato uno dei suoi maggiori capolavori, un libro originale e tagliente, un romanzo fantascientifico con personaggi bizzarri, fuori dagli schemi, impossibili da dimenticare.
Il libro è pubblicato in Italia da Salani (Collana Gli Istrici) ed è pensato per bambini dagli 8 anni in su.
La versione che ho avuto il piacere di leggere in questi giorni è quella tradotta da Carla Becagli Calamai e illustrata con personalità e piglio ironico da Frantz Wittkamp.
La stralunata, disordinata, indisciplinata, informale, avversa a regole e norme sociali Berta Bartolotti è una signora di mezza età che vive da sola, con estrema soddisfazione, da diversi anni, da quando suo marito è “andato a casa del diavolo”. Due volte alla settimana riceve le visite di Egon il farmacista, che è suo “amico” solo in quei giorni stabiliti e che, diversamente da lei, è un ometto anonimo e conformista. Irresistibili i battibecchi tra i due!
La donna conduce una vita decisamente insolita: trascorre molto tempo a casa, fumando sigari che l’aiutano a meditare e a calmarsi, parlando da sola (“Cocca mia” è l’espressione che usa quando si rivolge a se stessa), indossando pellicce e vestiti fuori moda, ricoprendosi la faccia con un trucco pesante e stravagante. E si mantiene cucendo e intrecciando tappeti pregiati che poi mette in vendita. Ma il suo passatempo preferito, o meglio, la sua mania, è quella di collezionare buoni d’acquisto, offerte speciali, campioni gratuiti di tutti i tipi e senza alcun apparente bisogno o criterio logico. Si vede così recapitare a casa una mole esagerata di oggetti strampalati e inutili: calzini in filo di Scozia da uomo, riviste di nudismo o per pescicoltori, centoquarantaquattro cucchiaini da tè argentati…
Un giorno la Signora Bartolotti riceve un pacco ancora più strano degli altri. Un pacco che in realtà non ha ordinato e che le viene consegnato per errore. Un pacco di 20 kg che contiene un barattolo di vetro con all’interno un… essere rugoso e ripugnante! Una specie di nanetto raggrinzito accompagnato da un libretto di istruzioni. Dopo l’iniziale sgomento, e un terribile spavento, la cinquantenne scopre che si tratta in realtà di un bambino prodotto in fabbrica, che la chiama educatamente “mamma cara” e che ha bisogno di assumere la sua soluzione nutritiva per recuperare un aspetto normale e mantenersi in forze.
Dopo il “trattamento”, il nano raggrinzito si trasforma infatti in un bel bambino di 7 anni di nome Marius August Bartolotti. Un ragazzino intelligente, posato, ligio al dovere, educatissimo, responsabile, che parla in modo forbito, fa quello che gli viene chiesto, è incapace di dire bugie o comportarsi scorrettamente.
Peccato che sua madre, invece, sia esattamente l’opposto e che non sopporti tutto quel rigore e quella perfezione! Un bimbo modello per una mamma non convenzionale e pazzoide. Un’accoppiata sgangherata ed esplosiva, che riesce però a mantenersi salda e unita grazie a un ingrediente: l’amore. Eh sì, perché nonostante la sua nauseante perfezione, Berta Bartolotti vuole bene istantaneamente a quel bambino in scatola, sente che è suo compito proteggerlo, accudirlo, renderlo felice. E naturalmente anche Marius ama la sua mamma, è stato programmato per questo.
Così, mentre i due fanno conoscenza reciproca, Marius si rende presto conto che non solo sua madre è l’antitesi della mamma ideale, ma che anche la società intera è imperfetta, spesso ingiusta e poco affidabile.
“Chi scrive per i bambini”, ha affermato Christine Nöstlinger quando le è stato conferito il Premio Andersen, “ha la possibilità di far loro scoprire come sia possibile battersi per un mondo più giusto, più umano, più bello”.
La storia è costruita in maniera brillante, vivace, con dialoghi e descrizioni scoppiettanti e surreali e tanti spunti per riflettere su quanto sia insensato e ipocrita pretendere figli-modello, figli sempre obbedienti, figli da manuale. L’autrice porta avanti una critica al pensiero comune e alle false convenzioni usando la fantasia, la verve artistica e una scioltezza di scrittura invidiabile.
Quando la fabbrica si accorgerà di aver fatto un errore e vorrà indietro il bambino liofilizzato, la Signora Bartolotti ricorrerà a tutta la sua esperienza di donna di mondo e giocherà d’astuzia. Quante risate ci aspettano fino all’ultima pagina! Vi assicuro che non vedrete l’ora di rileggerlo daccapo ( e così i vostri ragazzi).
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