A cilindro, alto, di lucido raso nero, ingentilito da una fascia di seta rosa annodata a formare un fiocco e un lungo, morbido lembo svolazzante.

Era un cappello felice, viveva sulla testa di un uomo ricco che certamente doveva riservargli la massima considerazione. Eppure un giorno, mentre l’uomo filava veloce a bordo della sua automobile, il cappello volò via; la moglie, chissà se soltanto per la fretta o piuttosto per un’intima saggezza, lo invitò a lasciarlo andare e così lui fece e il cappello se ne volò lontano, verso altre teste bisognose di un pizzico di magia come probabilmente, tempo addietro, lo era stata la sua.

Il cappello

di Tomi Ungerer, traduzione di Flaminia Giorgi Rossi, 40 pagine, Biancoenero edizioni, 2023 – Età di lettura consigliata dai 5 anni

Il cappello di Tomi Ungerer è un racconto illustrato dalla struttura squisitamente circolare: inizia così come finisce, con un cappello che volteggia nell’aria. In incipit, non si sa da dove venga, in chiusura, non si sa bene dove andrà, ma nel tempo della lettura si impara presto a conoscerne la stupefacente straordinarietà e si intuisce al contempo che la storia, le storie del cappello vanno ben oltre quella raccontata nel libro. Resta infatti sul prima e sul dopo un affascinante alone di mistero.

Ma torniamo a ciò che il libro ci dice. Dopo aver abbandonato il suddetto ricco proprietario, il cappello atterra sulla testa pelata di Attila Garibaldi (Benito Badoglio nella versione originale), un  ex-soldato vecchio, invalido e completamente spiantato, il quale, superato l’iniziale spavento per quel tocco inaspettato, realizza in pochi attimi qualcosa di impensabile: «Per tutti i cannoni dell’assedio di Sebastopoli! Questo cappello è vivo! […]».

Non solo il cappello è vivo, ma è anche incredibilmente obbediente. O almeno lo è ogni qual volta gli venga chiesto di intervenire per una giusta causa. Attila si accorge di chi intorno a lui si trova in pericolo, in questo è lui stesso davvero eccezionale, e ordina al cappello magico di prestare soccorso; il cappello non si nega mai, esegue e risolve ogni volta situazioni apparentemente disperate.

Impresa eroica dopo impresa eroica, la vita di Attila muta completamente poiché le ricompense e i riconoscimenti ottenuti per le prodezze attribuitegli per merito del cappello lo trasformano in un popolare e prospero signorotto e la sua storia svolta verso il più classico lieto fine fiabesco.

Ma ecco che, proprio quando tutto volge ormai per il meglio, il cerchio della narrazione si chiude, anzi, si riapre in un ulteriore volteggio imprevisto: mentre Attila, ricco e felicemente sposato, e la sua Principessa sfrecciano in auto verso la loro luna di miele, il cappello gli vola via dalla testa; «Lascialo andare, mio caro», gli dice lei, e il cappello, ancora una volta, va.

Dove? Solo il cielo lo sa, scrive l’autore, anche se, a ben guardare, nell’ultima tavola illustrata egli ci dà un preciso indizio di una prossima missione salvifica.

Il racconto originale è del 1972 (Der Hut, Diogenes Verlag); più volte pubblicato in Italia, sia singolarmente che in raccolta, tra gli anni Ottanta e i primi Duemila per Mondadori, Il cappello è rimasto per diversi anni fuori dai cataloghi nostrani. Finalmente possiamo oggi ritrovarlo in libreria, in una nuova e piacevole veste grafica, grazie a Biancoenero edizioni che lo ha scelto per inaugurare la sua nuova collana doppio passo, diretta da Paola Vassalli e presentata a Bologna in occasione dell’ultima fiera del libro. La collana propone libri in grado di far incontrare, grazie alle immagini di grandi artisti, generazioni diverse di lettori con la comune passione per le storie e le figure e senza dubbio Ungerer rappresenta un’ottima partenza in questa direzione.

Le novità apportate da Biancoenero rispetto alle edizioni passate riguardano anzitutto il formato “da albo illustrato”, pur rilegato in brossura; è infatti un libro grande, poco meno di un A4, e ciò permette di valorizzare molto le illustrazioni. La seconda novità è la font del testo scritto, Biancoenero® Font – Biancoenero Edizioni, una font ad Alta Leggibilità studiata appositamente dalla casa editrice per perseguire il suo obiettivo costitutivo, favorire la lettura in tutti i ragazzi, anche quelli con problematiche di dislessia.

Si attendono dunque le prossime uscite di questa promettente collana alla quale auguriamo tutta la fortuna possibile, fortuna che certo non mancherà, avendo scelto di mettersi “sulla testa” il portentoso cappello di Ungerer.

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Paola Toniolo

Laureata in Consulenza pedagogica e ricerca educativa, lavoro come educatrice in un asilo nido. Collaboro con l'Associazione il Melograno, sede di Gallarate, realizzando percorsi per bambini e adulti di scoperta e sperimentazione con la letteratura per l'infanzia. Sono volontaria Nati per Leggere. Ho due bimbe. Amo moltissimo giocare e improvvisare con i materiali, con il corpo, con la voce.

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