Ecco un albo illustrato dallo stile minimale e discreto, che potrebbe quasi passare inosservato. Un libro dai colori e le linee tenui, che forse non troverete nelle grandi librerie e che dovrete cercare e richiedere voi stessi ai vostri librai di fiducia.

Il coniglio piatto

di Bardur Oskarsson, trad. Silvia Canavero, Errekappa Edizioni, prezzo di copertina: 14 euro
Età di lettura consigliata: dai 4-5 anni

Si intitola “Il coniglio piatto” ed è firmato da un autore e illustratore che proviene dalle gelide isole Faroe (situate tra l’Islanda e la Norvegia) e ha avuto molti titoli premiati e tradotti in danese, norvegese, svedese, islandese, inglese, francese, tedesco, sloveno e ungherese. Lui è Bardur Oskarsson e sinceramente non ne avevo mai sentito parlare prima d’ora. 

Ma il suo universo espressivo mi ha incuriosito. Quando ho ricevuto una newsletter da parte della casa editrice Errekappa Edizioni, in cui si raccontava di questo titolo tradotto in italiano, ho voluto approfondire e visionare il volume.

L’ho ricevuto a casa come copia saggio e il primo impatto è stato… strano. Il formato un po’ insolito, quadrato di misura modesta, un colore nero di fondo con un’apertura grafica celeste a mo’ di finestra, un segno esilissimo dei personaggi, che quasi si fatica a comprendere che animale sia il protagonista. E poi una sinossi posizionata sul retro di copertina con un adesivo, forse a coprire un precedente testo. Mi sono fatta qualche domanda, ma ciò non ha smorzato la mia curiosità.

Ho aperto il libro, scrutato figure e testi, ne ho percepito l’originalità e la forza. Un segno stilizzato che viene dal mondo del fumetto e una consapevolezza narrativa molto marcata. Una tematica tosta affrontata con candore, ironia e profondità. 

C’è un coniglio spiaccicato sulla strada. Un cadavere. Il corpo è appiattito e inquadrato in un’espressione di spavento, con la bocca spalancata e la lingua di fuori. La scena da un lato è drammatica ma dall’altro comica, surreale.

Lo nota dapprima un cane che passeggia sul marciapiede e, subito dopo, un topo. Entrambi lo osservano perplessi.

«Lo conosci?» domandò il topo.
«Più o meno… penso stia al 34» rispose il cane. «Non gli ho mai parlato, ma una volta ho fatto pipì vicino a quel cancello laggiù, dunque ci siamo visti».

Gravità e levità procedono di pari passo

Il momento è serio, i due sono incerti sul da farsi, osservano, si pongono domande. C’è silenzio e immobilità tutto attorno, nella metropoli in cui si svolgono i fatti.

Una macchina, poco prima, deve essere passata di là e aver investito il coniglio. E altrettanto chiaro è che nessuno si è fermato a soccorrerlo. Non se ne parla, ma è evidente.

Il cane e il topo si chiedono se sia il caso di spostarlo… ma vi immaginate la scena? La gente cosa avrebbe pensato? Un cane e un topo che trasportano un coniglio piatto… no, non è la cosa giusta da fare. Chissà che commenti, sospetti, accuse.

I pensieri nella testa del cane girano forte, tanto che si sente il movimento delle rotelle.

«Ci sono!» esclama dopo un po’ il cane. 
Ha un piano. Ha capito cosa fare, di quel corpo, di quella vita che si è spenta. 

La sua idea è così bella e giusta, che non posso rivelarvela io, ora, e togliervi il piacere di scoprirlo insieme ai vostri bambini.

Un finale poetico e, come è in voga dire ultimamente, carico di empatia. Delicata e dignitosa la soluzione trovata dal cane, capace di esprimere un senso di speranza e di pace, e l’idea che l’anima possa elevarsi e non rimanere intrappolata in un corpo stecchito. 

Il cane è la guida di questo proposito dolce e premuroso e il topolino il suo piccolo alleato. Il destino del coniglio non è più quello di rimanere in strada in quella posa umiliante, sotto gli occhi di tutti. Il suo finale sarà diverso. 

Acquerelli, trasparenza, delicatezza del tratto, accortezza e misura nella scelta delle parole. La leggerezza dello stile fa da contrappeso alla complessità e gravità degli argomenti: la mortel’indifferenza, la solitudine, il destino, il contrasto tra brutalità e gentilezza, tra noncuranza e attenzione. Un libro capace di scavare e depositare tracce, smuovere riflessioni, stupire e allietare, non credete anche voi?

Il coniglio piatto

di Bardur Oskarsson, trad. Silvia Canavero, Errekappa Edizioni, prezzo di copertina: 14 euro
Età di lettura consigliata: dai 4-5 anni

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Francesca Tamberlani

Francesca Tamberlani è la fondatrice di Milkbook, sito dedicato ai temi dell'educazione alla lettura ai bambini sin dai primi mesi di vita e alla segnalazione di libri e app di qualità. Sociologa e giornalista, appassionata di letteratura per l'infanzia, realizza incontri e corsi rivolti a genitori, educatori, insegnanti e persone che amano i libri e i bambini.

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