Dicesi “ghiribizzo“: idea bizzarra e improvvisa, capriccio, fantasticheria.
Un termine che non si usa spesso nel linguaggio parlato, ma che ha un suono simpatico e ricco di rimandi. A me fa pensare a qualcosa che solletica (che fa ghiri-ghiri), a un vezzo, a un ghirigoro, a qualcosa di arruffato, scarabocchiato, rapido, impossibile da contenere.
Giulia Orecchia, autrice e illustratrice di grande esperienza, per rappresentare e sintetizzare il concetto di ghiribizzo, ha scelto l’immagine di un bambino dalla testa piena di capelli scarmigliati e lo sguardo vispo:
E’ Mattia, ragazzino vivace che corre tanto, salta, rompe vetri, grida forte, morde tutto, a scuola non sta mai fermo.
Sua madre non fa che sgridarlo:
Che non ti venga il ghiribizzo di metterti a fare dei salti!”
“Che non ti prenda il ghiribizzo di mordere il divano di nuovo”
“Che non ti salti il ghiribizzo di strillare quando c’è la zia!”.
Dopo poche pagine, scopriamo con meraviglia che in realtà Mattia è “innocente”…
E’ il ghiribizzo che vive in lui a combinar guai! Un esserino buffo e stropicciato, dai colori dell’arcobaleno, che gli fa compagnia.
Eccola la metafora scelta dagli autori per raccontare la vitalità e l’energia ardente che risiede in alcune persone. Io la trovo splendida.
Il ghiribizzo alla fine si stanca di essere sempre rimproverato e decide di andarsene via. Se nessuno lo vuole, che ci sta a fare? Lo seguono a ruota i tanti altri ghiribizzi che abitano in città. Offesi e mugugnanti partono, lasciando dietro di loro cieli plumbei, giornate piatte, adulti e bambini annoiati.
Anche Mattia diventa improvvisamente calmo, zitto, attento. Ma anche profondamente triste.
A scuola
non si alzava più senza un motivo.
Stava sempre seduto,
sempre zitto,
sempre attento,
anche se non capiva quasi niente.
Perché era un po’ triste,
senza il suo Ghiribizzo,
e se non c’è l’allegria di capire
non si capisce.
Il testo di Bruno Tognolini, autore sensibile, delicato, con il dono innato della musicalità, si sposa perfettamente con le illustrazioni materiche, calde e vive di Giulia Orecchia. Entrambi concorrono a togliere le distanze e a farci entrare in empatia con i personaggi.
E come c’era da aspettarsi, quando i ghiribizzi si allontanano, il mondo diventa grigio, monocolore, spento. Mattia non ha più le scarpe slacciate e i capelli arruffati.
La mamma si pente. Diventa triste anche lei. Rivuole il suo Mattia VIVACE. E decide di darsi da fare per rimediare alla situazione.
Non vi racconto l’epilogo, vi ho già detto molto. Vi basti sapere che riuscirà a trovare una soluzione e un compromesso che accontenta tutti.
Con il dialogo, l’ascolto reciproco, l’amore, l’accoglienza dell’altro, si ristabilirà il giusto equilibrio. Tutte tematiche che affiorano in questa storia semplice, poetica e sfaccettata, nata grazie al lavoro comune, fianco a fianco, di due maestri che sono anche amici, nella vita e nell’arte.
Bruno Tognolini, Giulia Orecchia
Collana “I velieri”, Motta Junior, ottobre 2014
Il formato del libro è contenuto, 15 x 21 cm, come quello di un quaderno pressapoco. Le pagine sono parecchie, 64. L’età di lettura consigliata è dai 4 anni.
Non perdete il racconto della genesi del libro che fa Bruno Tognolini sul suo sito.
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