Uscito in Italia dopo circa un mese da La Buca (ed. Camelozampa), libro vincitore nel 2018 del premio August in Svezia, e nel 2020 del premio Andersen come Miglior libro 6/9 anni, Il regalo, della svedese Emma Adbåge, pur rivolgendosi a un target di destinazione più basso, conferma tutto l’acume dell’autrice e il suo saper raccontare l’infanzia nelle sue sfumature dolciamare, senza filtri.
scritto e illustrato da Emma Adbåge, Beisler editore, 2020 – Età di lettura consigliata: dai 3 anni
È il giorno della festa di compleanno di Frej e il piccolo protagonista della storia, invitato ai festeggiamenti, se ne sta seduto in poltrona visibilmente di cattivo umore. Come mai è così triste e imbronciato? La madre lo aiuta a prepararsi, a pettinarsi e a vestirsi; ha preparato per Frej un bel biglietto d’auguri e ha incartato il regalo scelto per lui.
Un castello rosso.
Un castello giocattolo,
proprio come quello che ho io.
Il mio però è verde.
Verde, brutto e stupido.
È presto svelato il motivo del suo essere così immusonito: sta per regalare a Frej un castello identico al suo, ma di colore diverso; un colore che gli piace molto di più di quello che lui possiede e che quindi ora vorrebbe poter scambiare. La mamma però non è d’accordo e si rivela contraria a questa soluzione.
Durante la festa il protagonista rimane isolato e pensieroso, fino al momento in cui l’amico Frej scarta i suoi regali.
«Speriamo sia un castello»,
dice Frej mentre prende
il mio pacchetto.
[…]
«OH, NO! Io lo volevo VERDE!!!»,
ringhia quando vede il castello.
Il suo malumore svanisce all’improvviso: Frej ha ammesso che avrebbe tanto voluto il castello verde, quello che invece ha lui nella sua cameretta. Si sente decisamente molto meglio ora, gli torna pure la voglia di mangiare la torta!
La presenza degli adulti in questa storia quasi non si avverte; oserei dire che manca nettamente la genitorialità per come si è abituati a vederla rappresentata nella narrativa destinata all’infanzia: la mamma del corrucciato protagonista praticamente non reagisce alle sue lamentele, lasciate libere di fluire; non cerca di spiegargli quale sarebbe il modo corretto di comportarsi, non gli fa alcuna ramanzina.
Persino durante la festa di compleanno, nel momento in cui Frej apre i regali, nessuno dei genitori presenti reagisce al suo atteggiamento capriccioso per chiarirgli che non ci si può lamentare di qualcosa che ci viene regalato.
Diventa quindi facile sperimentare due diverse reazioni a questo tipo di narrazione:
Tranquilli, genitori! Il senso (auto)critico in realtà non viene meno, perché il bimbo lettore è perfettamente in grado di riconoscere l’errore insito in questo atteggiamento, indipendentemente dal fatto che non siano gli adulti a palesarglielo.
Le illustrazioni della Adbåge riescono ad essere molto espressive e caricaturali pur nella loro semplicità, che si avvicina al modo puerile di disegnare, quasi come se fosse l’infanzia a rappresentare liberamente e sinceramente se stessa, in un perfetto parallelismo tra narrazione e illustrazione.
Alcuni elementi vengono lasciati totalmente in bianco, delimitati soltanto da un tratto di grafite; altri vengono riempiti da macchie di colore dalle tonalità delicate; altri ancora invece sono ben definiti e spiccano sul resto (impossibile non notare la brillantezza del castello rosso o non identificare in mezzo alla confusione il castello verde abbandonato sul pavimento della cameretta).
Una volta letta la storia, io ne ho particolarmente apprezzato la copertina, che rappresenta la realizzazione del sogno del piccolo protagonista e non un momento effettivamente presente nella vicenda: sorride soddisfatto mentre stringe tra le sue mani il castello rosso che ha tanto desiderato (quello stesso castello rosso che ritroverete in quarta di copertina in un paio di disegni dove campeggia pure il sole).
Lunga vita quindi ai nostri desideri… anche a quelli che non sempre si possono esprimere ad alta voce!
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