Letture per bambini

La tigre che sognava di tornare a casa e il gatto che l’aiutò a liberarsi

Se penso all’albo Il sogno della tigre, ai suoi colori, rivedo il bianco e il blu: bianco come una quotidianità ordinata, come la chiarezza, e blu come la magia, come le profondità del cielo e del mare e della notte.

Parla di amicizia e di libertà, Il sogno della tigre, ed è ambientato in uno zoo: gabbia, pioggia, gente, un paesaggio ristretto, ancora gabbia. Sono affascinanti le forme delle gabbie, a base circolare, le grandi voliere, i parallelepipedi di vetro trasparenti come una vetrina etc. ma gabbia è il contrario di libertà.

Quale sarà dunque il sogno della tigre?

Essere libera, naturalmente, per tornare a casa, anche se dovrà attraversare frontiere e oceani e deserti per raggiungerla.

Il sogno della tigre è stato pubblicato nel corso del 2020 da Terre di Mezzo, il testo è di Daniel Nesquens, la traduzione dallo spagnolo è di Sara Ragusa, le illustrazioni di Miren Asiain Lora. L’albo ha ricevuto il premio della fondazione Cuatro Gatos nel 2020.

C’è una tavola nella quale si vede la tigre in gabbia, sdraiata, quasi schiacciata, il suo amico gatto in piedi sulla sua schiena a salutare sventolando il cappello, e intorno gente che fotografa, che indica gli animali, qualcuno che riprende con una videocamera per un servizio alla televisione; e sulla destra in alto nel cielo bianco un palloncino che vola, un palloncino che ha la forma della testa di una tigre, mentre nella stessa pagina leggiamo la risposta della tigre alla domanda del gatto:

«E dove staresti meglio di qui?»
«A casa mia».

Nostalgia di casa e desiderio di libertà

Un presagio, quel palloncino, un indizio, o il pensiero della tigre che se ne va altrove. Soffre, la tigre, di nostalgia, non esiste davvero parola più appropriata: nostalgia significa letteralmente dolore del ritorno, è il desiderio fortissimo di tornare a vivere in un luogo che è stato una casa ma che adesso è lontano. E certi strappi non li può ricucire neanche un’amicizia dolce e sincera come quella del gatto, la tigre vorrebbe essere libera – lo vuole fortissimamente – per tornare a casa sua a guardare per esempio la luna riflessa nel fiume, che è quel che le piace fare di più, a casa sua.

E il gatto? Il gatto è un vero amico, che la mette in guardia sulle difficoltà che incontrerà prima di raggiungere casa, ma che decide di assecondarla, di più, di aiutarla: di liberarla! nonostante sappia che significherebbe perderla, non poterle più raccontare i suoi segreti.

Il gatto ha tante vite e questo gatto in particolare ha ottime risorse e una buona dose di fortuna a sua disposizione. Troverà infatti un aiutante, un complice, nel significato più positivo e affettivo del termine, un amico a sorpresa si potrebbe dire: il guardiano dello zoo!

«Le mancano la sua casa, il vento sul muso, i rami alti degli alberi, l’odore del gelsomino, le stelle nel cielo, la luna riflessa nel fiume, le file di gnu…» dice il gatto al guardiano, e tanto basta. La tigre viene liberata e realizzerà il suo desiderio di casa, e il gatto e il guardiano diventeranno grandi amici.

Le illustrazioni si accordano perfettamente a un testo semplice e delicato, a una storia che sa di una nostalgia profonda ma anche di un’amicizia forte.

Il gatto è tanto piccolo quanto simpatico, il cappello in testa e addosso un maglione coi topolini. Ha un cuore davvero grande questo gatto. Le pagine che riguardano più da vicino il sogno della tigre invece hanno qualcosa di magico, di poetico, la luna e le stelle e un mondo lontano che vediamo quasi attraverso il velo di una lacrima o la bruma di un sogno.

E a volte la vita è proprio così, sta in una lacrima o in un sogno, o in entrambi contemporaneamente.

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Roberta Garavaglia

Classe 1984, laureata in sociologia, mamma, ogni tanto scrive racconti.

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