«Paola! Ma è vero che uscirà un nuovo Jip e Janneke? Ti risulta?».
Con questo messaggio di un’amica, un po’ di mesi fa, ho scoperto che uno dei libri più amati e consumati da mia figlia (e dalla sua), Jip e Janneke, amici per sempre (LupoGuido 2020, Bei libri da regalare questo Natale – per bambini dai 2 anni (milkbook.it)) non era un’opera a sé stante, bensì il primo volume di una serie e che il secondo sarebbe arrivato in libreria di lì a poco; sino a quel momento, non avevo fatto molte indagini a riguardo, limitandomi a quanto l’editore italiano ha voluto includere nelle brevi biografie delle autrici poste a chiusura di volume. Né in quei paragrafi, né altrove nella pubblicazione si lasciava intuire che i due piccoli protagonisti sarebbero tornati. E invece…
Invece a giugno 2021 è arrivato Jip e Janneke, vieni a giocare? (LupoGuido 2021) e la mia curiosità si è spalancata. Anzitutto, ho scoperto che dobbiamo aspettarci almeno altre due uscite: accanto al primo volumetto dalla copertina rossa e al secondo in blu, ne avremo infatti uno arancione, in arrivo in Italia già quest’anno, e uno verde. Approfondendo la ricerca, mi sono poi lasciata affascinare dalla storia editoriale di Jip e Janneke e dalla sorte che ne ha fatto delle vere e proprie icone non solo della letteratura per l’infanzia in lingua nederlandese, ma della cultura e del senso comune di una nazione.
Nel 1992 l’artista Ton Koops ha dedicato loro un monumento (Zaltbommel – Jip en Janneke (en Takkie) (vanderkrogt.net)), eretto nella città natale dell’illustratrice, Fiep Westendorp; la loro immagine ha alimentato negli anni un enorme merchandising; uno dei prodotti più noti è la Jip en Janneke Bubbelsap, una soda analcolica e fruttata; inoltre, jip-en-janneketaal, letteralmente linguaggio-Jip-e-Janneke, è un’espressione gergale per definire un modo di esprimersi che, nel bene e nel male, risulta molto semplice, immediatamente comprensibile a tutti, così come semplice e immediata è la scrittura in questi racconti, caratterizzata da periodi molto brevi, con poche subordinate e senza impliciti. Questi pochi esempi, oltre alla quantità di libri venduti, danno l’idea di quanto questi personaggi siano penetrati a vari livelli nell’immaginario diffuso di un’intera comunità nazionale.
Jip e Janneke fanno la loro comparsa sulle colonne del quotidiano di Amsterdam Het Parool; è il 1952 e nel primo episodio, pubblicato il 13 settembre, assistiamo all’incontro tra i due bambini, entrambi di circa 4 anni, dopo il trasferimento di Janneke e famiglia nella casa adiacente a quella di Jip. Il sodalizio artistico fra la scrittrice Annie Maria Geertruida Schmidt e l’illustratrice Fiep Westendorp cominciò così, per intuizione del direttore del giornale che le volle affiancate, e sfociò in una lunga e fertile collaborazione.
Ciascun episodio è un breve racconto indipendente, accompagnato da qualche illustrazione. Sin dal loro primo incontro, Jip e Janneke diventano inseparabili e il lettore distratto potrebbe scambiarli per due fratellini piuttosto che due vicini di casa. Sono spesso l’uno a casa dell’altra, oppure insieme, da qualche parte, a giocare. Si cercano, si fanno compagnia quando sono malati, litigano facilmente e se ne dimenticano con altrettanta facilità. Non fanno nulla di sensazionale, al contrario tutto si compie nella normalità finanche banale quale può essere la vita di un bambino piccolo. Ma con il loro sguardo e sulla loro pelle, questa normalità risulta estremamente eccitante e piena di sorprese; la forza immaginifica della loro infanzia trasforma ogni cosa e la anima e i piccoli lettori si trovano riconosciuti e confermati in quello che è anche il loro modo di stare al mondo.
Per cinque anni, fino al 7 settembre 1957, fu Het Parool il palcoscenico principale per Jip e Janneke, sebbene il loro successo avesse portato già nel ‘53 l’editore De Arbeiderspers a pubblicare una prima raccolta in volume delle storie già uscite; dopodiché, fino al 1960, i due bambini continuarono ad avere vita anche fuori dal giornale (uscirono ben otto volumi). Nel ‘63 fu poi la volta di Jip en Janneke Eersteboek (Jip e Janneke Primo Libro, De Arbeiderspers), che segnò non solo una nuova edizione (questa volta in cinque volumi) ma l’inizio di una importante trasformazione grafica operata dalla Westendorp. Se la primissima versione pagava il prezzo dell’essere destinata alla stampa su quotidiano, per la quale l’illustratrice aveva deliberatamente scelto di rinunciare ai dettagli e di realizzare silhouette nere molto stilizzate per evitare che la resa finale ne risentisse, questa seconda versione ne mantiene il carattere di sagoma in bianco e nero, per lo più essenziale, ma modifica sensibilmente l’aspetto dei personaggi: i due bambini acquistano maggior modernità, vengono raffigurati con tratti più infantili, con grosse teste e corpi piccoli e tozzi. Con tale aspetto sono arrivati fino a noi, dal momento che è questa la grafica che è stata mantenuta nel corso dei successivi sessant’anni. Un ulteriore esperimento fu l’aggiunta del colore, nelle storie comparse sulla rivista Bobo tra il1976 e il 1980 e nella raccolta (quasi) completa in volume del 1977 (Jip en Janneke, De Arbeiderspers), un testo che conobbe enorme fortuna, fu venduto in migliaia di copie e tradotto in molte lingue.
Dal 1979 ad oggi è la casa editrice Querido a possedere i diritti di queste opere ed è del 2020 la sua ultima e più recente riproposizione in cui si torna con decisione al bianco e nero, la stessa elegante edizione che LupoGuido sta offrendo al pubblico italiano.
di Annie M.G. Schmidt, illustrazioni di Fiep Westendorp, traduzione di Valentina Freschi, 132 pag, LupoGuido 2021, euro 15,00 – consigliato dai 2 anni
Jip e Janneke, vieni a giocare fuori? ci riporta in medias res, sin dalle prime battute è come se non avessimo mai lasciato i nostri protagonisti:
«Vieni a giocare?» chiede Jip.
«Sì» dice Janneke.«Eccomi.»
«Ti va di correre?»
«No, voglio infilare perline» risponde Janneke.
E Jip, annoiato dalla proposta non patteggiabile dell’amichetta, come già altre volte abbiamo visto accadere nel primo libro, prima brontola e poi trova il suo originale modo di rendere il gioco più divertente…
Si apre così una gustosissima antologia di racconti dedicati prevalentemente al gioco, per quanto lo spirito ludico li animi sempre, anche quando non sono impegnati letteralmente in ciò che rientra nella nostra definizione di gioco; dopo le perline si cimentano con le bolle di sapone, poi è la volta dei salti nelle pozzanghere e via tra giochi di finzione in cui diventano dottori, genitori, piloti di aereo, negozianti, pompieri e cowboy, gare di disegno, aquiloni, corse nelle ortiche e tanto altro.
Sono situazioni che accomunano l’infanzia di oggi a quella del recente passato, perché i nostri bambini sono ancora capaci di giocare in modo autonomo, semplice e creativo, senza bisogno di essere “intrattenuti” dall’adulto o dal dispositivo elettronico di turno. Bisogna però, in quanto adulti, avere il coraggio di lasciarli fare, a costo di dover gestire e riparare poi qualche piccolo pasticcio.
I genitori di Jip e Janneke, che spesso si confondono gli uni con gli altri, tanto che non è sempre chiaro di chi sia la mamma o il papà sulla scena, appaiono molto genuini, si arrabbiano, sbottano e al bisogno rimproverano, ma risultano anche estremamente capaci di preservare la libertà di sperimentazione dei propri figli. Sappiamo che ci sono, anche quando non vengono nominati e pure se non li vediamo (a differenza degli altri adulti, quali la zia, il nonno, il vicino di casa, sono gli unici a non essere mai raffigurati nelle illustrazioni), ne percepiamo la “presenza-custode”, sono una base sicura che non invade, non sostituisce ma sostiene e legittima. La mamma è sempre pronta a smorzare una litigata o una delusione, ad aggiustare arti graffiati e abiti rotti, a dare limiti che aprono delle possibilità. Il papà è quello che scoppia a ridere mentre si arrabbia anche un po’, che presta alla figlia i suoi stivali sproporzionati per permetterle di saltare nelle pozzanghere (con esiti facilmente prevedibili), che si assume la responsabilità di aver rotto un soprammobile e si fa mettere in punizione dai bambini; sono misurati, lontani da qualsivoglia forma di violenza e tuttavia schietti e responsabili, anche nel loro ruolo censorio.
Non bastasse dunque la gioia che questo libro potrebbe suscitare nei vostri bambini, vi convincano almeno i tanti spunti di riflessione sulla genitorialità che offre per spingervi a trovargli un posto nelle vostre librerie domestiche.
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