Filastrocca di Capodanno
fammi gli auguri per tutto l’anno:
voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.
E’ finita con Ilaria che correva felice verso di noi stringendo in mano il dono ricevuto (la filastrocca di Capodanno che avete appena letto) e con un’ondata di allegria che si propagava per tutta la sala. Il che ci ha ripagato della faticaccia fatta per raggiungere il teatro prendendo i mezzi pubblici con carrozzina e neonato di due mesi al seguito…
Cinquanta minuti di letture drammatizzate e canzoni ispirate ai racconti e alle filastrocche del grande Gianni Rodari, tenute insieme da un filo conduttore: il Natale, il Capodanno, l’Epifania… insomma, lo spirito delle Feste.
I giovani attori sul palco hanno interpretato con freschezza ed energia le storie del maestro di Omegna, trasferendole dalla pagina alla scena con visibile divertimento e voglia di contagiare il pubblico con la loro allegria. I tanti bambini presenti, seduti tutti insieme sul tappetone sotto il palco, senza mamme e papà tra i piedi, hanno partecipato ai giochi e allo scambio di battute degli attori con prontezza e vivacità.
Ilaria, più piccola della media dei bimbi in sala (lo spettacolo era consigliato dai 5 anni in su) ma veterana di storie e racconti ascoltati dalla voce di mamma e papà, ha seguito deliziata e alla conclusione mi ha detto, con il sorriso stampato sul viso: “Hai visto quanto è stato bello?”.
La prima filastrocca interpretata dalla Compagnia, con la regia di Roberto Gandini e l’adattamento di Attilio Marangon, è stata “Il Mago di Natale“, tratta dalla raccolta Filastrocche in terra e in cielo, in cui lo scrittore veste i panni del mago di Natale per portare alberi di Natale nelle case di tutti: ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto che vendono adesso all’Upim: un vero abete, un pino di montagna, con un po’ di vento vero impigliato tra i rami, che mandi profumo di resina in tutte le camere, e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Tra le varie storie narrate sotto l’albero gigante allestito sul palco c’è stata anche quella spassosa intitolata “Un giocattolo per Natale” (da Il gioco dei quattro cantoni), che racconta di un nonno alla ricerca dei regali per i suoi nipoti che si imbatte in un oggetto strano, un telecomando magico in grado di far scomparire oggetti e persone sgraditi, e quella con tre finali, da far scegliere al giovane pubblico in sala, “Allarme nel presepe” (da Tante storie per giocare), in cui un bambino decide di aggiungere nel suo presepe alcuni vecchi giocattoli da tempo inutilizzati e che, improvvisamente, riprendono vita.
A intervallare racconti e letture, alcune brevi canzoni accompagnate dalla musica e dal sorriso, perfette per spezzare il ritmo e tenere sempre ritte le antenne dei giovanissimi spettatori. Canzoni brillanti come questa che ha concluso lo spettacolo:
Elenco delle storie dell’Albero di Rodari
da Gianni Rodari
adattamento Attilio Marangon e Roberto Gandini
musica di Robero Gori
regia Roberto Gandini
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