L’Onda è probabilmente l’albo illustrato (senza parole) più celebre e rappresentativo della nota autrice e illustratrice coreana Suzy Lee. Un libro dalla bellezza travolgente, selvaggia, primitiva, costruito minuziosamente e basato su un congegno tecnicamente perfetto.
Nel saggio La trilogia del limite, l’artista ci svela praticamente tutto l’iter lavorativo che l’ha portata alla stesura finale di questo volume (e degli altri due che compongono la cosiddetta Trilogia del limite: L’Ombra e Mirror), consegnandoci le chiavi del suo mestiere e facendoci entrare nelle stanze affascinanti dei picturebook.
Per Suzy Lee il valore di un albo illustrato non è determinato solamente dalla forza e qualità del soggetto letterario, ma anche dal modo in cui vengono scelte e usate le sue caratteristiche fisiche (la carta, il formato, la collocazione delle figure sulla pagina, il rapporto delle illustrazioni con la piega centrale della rilegatura ecc.). Ogni aspetto concorre all’esperienza di lettura e contribuisce alla definizione del suo significato.
L’Onda (Edizioni Corraini) è esemplare in questo senso: basti osservare il formato peculiare dell’albo, corto e larghissimo, a voler rappresentare lo scorcio di orizzonte marino che si disvela di fronte ai nostri occhi stupiti; oppure soffermarsi sul movimento della bambina protagonista che si avvicina e si ritrae dallo specchio d’acqua, in una specie di danza e di gioco senza fine in cui anche i gabbiani che la osservano e la imitano hanno un ruolo centrale; o concentrarsi sul blu intenso dell’acqua che, al passaggio dell’onda, lascia la superficie del mare e riempie lo spazio del cielo, colorando infine il vestitino della bambina.
L’Onda racconta una storia semplicissima e allo stesso tempo complessa. La storia universale dell’incontro tra un essere umano e il mare, che risveglia una serie di emozioni e stati d’animo contrastanti: la curiosità, la fascinazione, la paura, la voglia di giocare, interagire, e quella di scappare. Tutto questo viene narrato senza l’uso delle parole e ricorrendo a un segno a matita pieno e dirompente.
Sulle pagine scorrono immagini potenti ed evocative: la bambina valica il confine tra il reale e l’immaginario, si lascia travolgere dalle sue fantasie e noi assistiamo, sorpresi e divertiti, a un’esperienza che la cambia e le lascia in dono un tesoro da custodire.
Ho sperimentato di persona l’attrazione che L’Onda esercita sui bambini, anche molto piccoli. Il suo potere comunicativo è forte, tumultuoso, istintivo. L’albo stimola continue riletture e alimenta domande, osservazioni e immedesimazione.
Non mi stupisce che un libro di tale portata diventi anche oggetto di laboratori e sperimentazioni artistiche, di percorsi di lettura originali, e che venga proposto a pubblici eterogenei per la sua accessibilità e capacità di inclusione.
Lavinia Costantino è un’attrice di teatro per ragazzi, formatrice teatrale, specializzata in artiterapie e Mindful Educator che usa la narrazione nei contesti terapeutici: psicologi, psicoterapeuti e neuropsichiatri chiedono il suo intervento per aiutare le persone a stare meglio attingendo alle loro risorse creative. L’Onda di Suzy Lee è uno degli albi illustrati senza parole a cui Lavinia attinge con più frequenza e che propone a lettori di ogni età. Le ho chiesto di raccontarci la sua esperienza.
«Anni fa tenevo un laboratorio di lettura ad alta voce in cui Sara, giovane e meravigliosa allieva, interpretava una ragazzina dislessica. Dalla scena alla vita è stato un attimo: ci siamo fermate a parlare di diritto alla lettura e di come rendere la fruizione dei libri accessibile per tutti, e Sara mi ha presentato i silentbook, i libri senza parole!
Mi sono subito innamorata di questa tipologia di libro perché è inclusiva: laddove non ci sono le parole, ciascuno di noi è libero di arricchire la storia con i propri significati, generando così un’incredibile ricchezza.
Li uso nelle classi di teatro per aiutare i bambini a sperimentarsi come piccoli drammaturghi; con persone con difficoltà visive o di lettura per permettere loro di accedere comunque al piacere della narrazione, e in generale in tutti quei casi in cui leggere un libro senza parole stimola la collaborazione in gruppo e la condivisione di significati, per promuovere l’unicità del punto di vista di ciascuno e le differenti risorse creative e competenze individuali».
«Cerco sicuramente libri che abbiano un aspetto grafico accessibile, ma non per questo banale. Nei linguaggi artistici, la semplicità è estremamente potente perché permette a tutti di capire, ma a ciascuno di aggiungere la propria sensibilità, così mi oriento spesso su libri che possano essere universali e parlare a persone di differenti età, condizioni e bisogni. Non è raro che utilizzi lo stesso libro per condurre un incontro di teatro in residenza per anziani al mattino, e al nido nel pomeriggio: il mio lavoro mi ha insegnato che, in quanto umani, siamo tra noi sempre più simili che diversi».
«Suzy Lee è l’eccellenza rispetto a quanto ho appena descritto: i suoi libri possono raccontare una storia a bambini molto piccoli che vi si approcciano in modo ludico, ed altre storie a persone molto anziane che ne rileggono le immagini alla luce della loro esperienza di vita, o incanalare e contenere le narrazioni personali di bambini in condizione di disagio psicologico.
Per farti un esempio: in teatro è molto interessante giocare con i diversi punti di vista possibili nella storia – quello della bambina, del mare o dei gabbiani. Nei contesti in cui la narrazione ha un fine di promozione del benessere, invece, il libro funziona per me come uno specchio: permette al bambino di portare alla luce i suoi simboli e significati, e di aprirmi così la porta della sua interiorità e delle sue risorse creative».
«La mancanza di parole permette di liberare la creatività! Che, a volte, esplode ancora più rigogliosa in condizioni di problem solving: ad esempio, se il gruppo è chiamato a usarla per supplire appunto all’assenza del testo.
Potete provare anche in classe o a casa:
«Porto nel cuore la narrazione che ne fece un bimbo, molto sofferente: il fatto che la narrazione di Suzy Lee, pure così poetica e delicata, abbia saputo dare spazio a un grande malessere, indica quanto sia un libro completo, spazioso e generoso, permettendo al bambino di approcciare le sue emozioni in maniera mediata dalla storia.
In generale, mi diverte sempre molto osservare i volti delle persone quando, dopo un primo approccio al silent book, ascoltano qualcuno aggiungere le parole: emerge così una storia spesso diversa da quello che ciascuno aveva immaginato, e l’effetto meraviglia si dipinge sui volti di tutti! Ecco perché i silentbook offrono un grande allenamento alla flessibilità mentale, all’ascolto e all’accoglienza di punti di vista diversi».
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