di Alessandra Testa
C’è una fabbrica speciale che insegna ai più piccoli il valore del lavoro e della fantasia.
Una piccola industria geniale e sorprendente che racconta la produzione proprio come dovrebbe essere: non solo rumori assordanti e pezzi da assemblare, ma anche idee, creatività e manufatti allegri, colorati e fatti su misura di chi li ha pensati.
Da un’idea dell’artista giapponese Chihiro Takeuchi, selezionata per le sue tavole alle edizioni 2015 e 2016 della Bologna Children’s Book Fair, La mia fabbrica pubblicata da Sinnos potrebbe realizzare oggetti ed esseri viventi all’infinito. Basta entrare nel meccanismo.
Non serve niente, l’importante è prima osservare, poi fantasticare. Infine, lasciarsi dare il via dalla voce di chi legge.
Chihiro Takeuchi, Sinnos, 2016
Età di lettura consigliata: dai 3 anni
«Si accendono le macchine». E l’operaio invisibile, che nella mente di Takeuchi è una bambina, si mette al lavoro. Nei carrelli del suo capannone immaginario, può raccogliere quel che più desidera.
Takeuchi azzarda bastoncini di zucchero, calzini colorati, caramelle e foglie.
Messi assieme cosa formano? «Serpenti!»
E ancora: sui carrelli della nostra cipputi immaginaria (con cui subito l’ascoltatore si immedesima) compaiono mele, banane, ciambelle.
Gli animali che ne derivano non non sono animali a caso, sono «scimmiette!» che tutti sanno essere ghiotte di quanto inserito sui nastri trasportatori.
Questo simpatico albo illustrato può essere letto anche al contrario.
Per esempio, mio attento bambino, cosa serve per creare un leone?
Al bando risposte scontate e sensate.
L’elenco giusto per l’allegra autrice è il seguente: «gomitoli di lana, biscotti, scope, arance e spazzole».
Volete sapere il perché?
Ma che domande fate? Pensate a divertirvi.
Il bello deve ancora arrivare. Qualche pagina più avanti, quando Takeuchi anticipa l’idea che senz’altro balenerà nelle teste dei divertiti interlocutori: perché non proviamo a capire di cosa è fatto chi ci sta intorno?
Ecco allora che dalle mele (l’unico frutto che non fa storie a mangiare), dai coleotteri (che si diverte a inseguire in cortile), dalle stelle (che guarda con il naso all’insù appena viene sera), dalle caramelle (ne ha sempre una nascosta nelle tasche), dai dinosauri (quello verde di peluche se lo porta sempre a letto), dai trenini (che corrono sulla sua pista) e dalle navi (quelle che vorrebbe guidare quando sarà grande) spunta… «mio fratello!».
Ed io? Io di che sono fatta?
Cosa rappresenta al meglio i miei desideri, i miei capricci, gli oggetti preferiti di cui amo circondarmi? In una sola parola, la mia unicità?
«Mele e omini di zenzero, aquiloni e ciambelle, biciclette, caramelle e fiori».
La mia fabbrica – pubblicato anche in Francia per Rue du Monde – con i suoi segni semplici e le frasi dirette è molto più di un libro. E alla Sinnos, dove da sempre si pensa a mettere a fuoco e valorizzare ogni diversità, lo sanno.
È un gioco, un moderno filo del telefono con cui imparare passandosi nell’orecchio informazioni, meglio se curiose e spassose. Un pungolo continuo a cercare una risposta, se possibile diversa, ma certamente più vicina alle corde del nostro essere.
Che, potendo, preferisce ridere.
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