Ogni volta che vado in spiaggia con mia figlia e preparo la borsa del mare mi pongo la stessa domanda: “Che faccio, li porto i libri?“. Sono indecisa perché al mare i bambini hanno finalmente l’occasione di fare cose che a casa sono impossibili o vietate: rotolarsi nella sabbia, sporcarsi indegnamente, fare bagni su bagni, correre e rincorrersi, raccogliere conchiglie, costruire castelli ecc. Attività prevalentemente “fisiche” che non prevedono lo starsene tranquilli sotto l’ombrellone ad ascoltare storie.
Mia figlia non fa eccezione: al mare è presa dalla frenesia di precipitarsi a riva e di giocare con gli altri, cerca sempre compagni di avventure e non sta mai ferma. Dunque perché interromperla e richiamarla da mamma per i libri? Mi sembra esagerato, una forzatura.
Poi però, a un certo punto della giornata, arrivano anche i momenti di pausa e “mammite”. Momenti in cui o la fame, o la stanchezza, o la voglia di accoccolarsi insieme sul lettino hanno la meglio. E allora i libri, in questi frangenti, calzano a pennello. Quando il sole è troppo caldo, lo stomaco troppo pieno per potersi rituffare in acqua, le palpebre troppo pesanti per ricominciare con le corse e con le acchiapparelle, la voglia di libri arriva: “Mamma mi leggi una storia? Che libri hai portato?“.
Ed eccomi pronta a estrarre dal cilindro due-tre libri d’emergenza.
I libri al mare possono aiutare anche a risolvere conflitti e a sciogliere tensioni. Se per esempio due bambine (di solito grandi amiche e alleate) cominciano a litigare furiosamente perché una delle due non vuole concedere all’altra di entrare nel suo canottino, provate a fare così: prendete un bel libro, chiamate la bimba “rifiutata” e in lacrime, mostratele la copertina con un largo sorriso e, con fare complice, cominciate a leggere per lei, solo per lei.
In men che non si dica il pianto cesserà, lei si rilasserà e l’atmosfera tornerà tranquilla.
Con stupore noterete anche che, dopo pochi istanti, la bimba tiranna che sguazzava nell’acqua si tirerà fuori silenziosamente dal conteso canottino e si avvicinerà a voi, tendendo l’orecchio per ascoltare. Poi, zitta zitta, si siederà lì vicino per vedere meglio le figure e non perdersi niente.
E il canotto? E il litigio? E le urla? E i “sei brutta! sei cattiva! è mio!?”.
Puff! Dissolti come per magia. Una bella storia farà dimenticare tutto.
ps) ecco il libro d’emergenza che ho usato in occasione della lite del canotto:
Quindi, se anche voi vi chiedete se sia il caso di portare qualche libro per bambini in spiaggia, ora conoscete la risposta.
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