Letture per bambini

Il bianco e il nero, la fuga, la paura del lupo… in un libro inaspettato dal forte impatto visivo

Da qualche settimana, io e mia figlia stiamo leggendo Lupo nero, albo senza parole di Antoine Guilloppé, uscito in Francia nel 2004 e pubblicato in Italia lo scorso gennaio; ancora una volta, dobbiamo a Camelozampa il merito di aver portato in Italia un libro molto conosciuto e apprezzato all’estero, tanto da essere considerato ormai un classico nel suo genere, e non ancora giunto a noi.

LUPO NERO

di Antoine Guilloppé, pp. 32, costo 16.00 euro, Camelozampa, 2021 – Età di lettura consigliata: dai 3 anni

Quando è arrivato a casa, Lupo nero è rimasto per un bel po’ sullo scaffale dove al solito ripongo i libri che attendono di essere letti; esposto con la copertina  a vista, ci ha osservate per giorni. Una copertina insolita ed audace nella sua essenzialità: un fondo completamente nero, tagliato da due occhi bianchi, minacciosi, ferini, occhi di lupo, come il titolo palesa sin dal principio.

Insolita perché non è così frequente che un libro per l’infanzia presenti una facciata oscura, “cattiva”; audace nel correre il rischio di respingere l’acquirente-tipo di “libri per bambini”, solitamente in cerca di cromatismi vivaci, di forme morbide, rassicuranti, in linea insomma con un’idea di infanzia sempre luminosa, romantica oppure buffa. Gli occhi di Lupo nero sfidano questa opinione, sfidano l’adulto, che forse teme i libri ben più di quanto non capiti al bambino, proponendosi ai lettori sin dai tre anni d’età.

Tre anni ha anche la piccola lettrice di casa mia che in fine, stufa di essere occhieggiata dallo scaffale, ha chiesto di poter incontrare il lupo da vicino.

Lupo nero è un silent book ed è un ottimo esempio di come un racconto per immagini, se ben costruito, possa reggersi perfettamente senza l’ausilio del codice testuale; in questo caso anzi, la presenza delle parole scritte disturberebbe una narrazione che trova nel silenzio un suo elemento cardine.

Il vuoto di parola permette infatti ai suoni della storia, così importanti nell’economia di questo libro, di imporsi; suoni anche leggeri, minimi talvolta, che risulterebbero certamente smorzati se ci fosse la voce di un testo a parlare. Tacendo invece, è possibile sentirli risuonare con forza dentro di noi, pur nella loro lievità; la mente, sgombra di parole, si apre e si focalizza su un altro tipo di lettura.

L’altra caratteristica peculiare di questo albo è che le illustrazioni sono realizzate interamente in bianco e nero; la tecnica figurativa ricorda per effetto visivo quella dell’intaglio, usata da Guilloppè in altri suoi lavori; in realtà qui tutto è disegnato, c’è solo l’inchiostro, o la sua assenza. Niente sfumature, niente ombre, solo bianco ottico e nero di china. Se la copertina poteva suggerirlo, è nel risguardo iniziale che vediamo dichiarata questa scelta compositiva: il libro si apre in orizzontale e, per tutta la lunghezza della primissima apertura, lo spazio è tagliato nettamente in due, sopra il nero, ampio e totale, sotto il bianco, candido, intonso. Scopriamo ben presto che, oltre a fungere da dichiarazione programmatica, questa tavola ci introduce nell’ambientazione della storia, come sarà evidente poi nel risguardo finale.

Siamo in inverno, verso sera, quando il buio è già profondo. Ha nevicato molto e il suolo è ricoperto da una coltre soffice e bianca. Un ragazzo cammina nella neve, sentiamo il rumore dei suoi passi, sentiamo il suo respiro uscirgli dalle labbra e lo vediamo immediatamente condensarsi nell’aria gelida. Appare tranquillo, nonostante il buio e la solitudine; forse è abituato a quel percorso che, immaginiamo, lo condurrà a casa. Tra il ragazzo e la sua destinazione, quale che sia, c’è un bosco; i rami degli alberi sono fittamente intrecciati e disegnano, proprio all’ingresso, una sorta di inquietante portale. Come se non bastasse questa immagine a suggerire il senso di pericolo al quale il ragazzo si espone varcando quella soglia, ecco ricomparire da dietro i rami i due occhi che abbiamo già incontrato in copertina. Un lupo nero è in agguato, segue di nascosto il ragazzo, i suoi passi felpati sono resi ancora più silenti dalla neve. Ci vorrà un po’ prima che il giovane si accorga di questa presenza alle sue spalle.

Per qualche tavola tutto procede con una certa lentezza, ci viene dato il tempo di immergerci nella situazione e nell’atmosfera del racconto; presto però il ritmo cambia, diventa più concitato e il rumore di fondo assordante: è iniziata la fuga, sotto ad una nuova nevicata. Improvvisamente riesplode il silenzio in una potente illustrazione a tutta pagina che ci tiene sospesi; tratteniamo il fiato e ci prepariamo alla svolta cruciale della storia.

Mentre leggiamo, il bianco e il nero si alternano tra sfondi e silhouette, in un gioco non solo estetico ma anche di senso; tutta la storia infatti ricorre a questa mutevole polarità per comunicare sensazioni e contenuti. Il buio che sovrasta, circonda e insegue è “il lupo nero”, ciò che per antonomasia spaventa pur restando nell’ombra dell’ignoto, sfuggendo dunque alla visione del reale. È al bianco però che sarà data l’ultima parola, in un imprevedibile rovesciamento di eventi e prospettiva.

Quando torneremo a leggere il libro, sapendo cosa ci aspetta in fondo al bosco, come affronteremo il percorso? Saremo già diversi, più leggeri, più consapevoli, o ci troveremo ad affrontare paure e preconcetti come fosse la prima volta, ignari nonostante tutto che alla fine da quel bosco ne usciremo sani e salvi? A ciascuno la sua risposta.

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Paola Toniolo

Laureata in Consulenza pedagogica e ricerca educativa, lavoro come educatrice in un asilo nido. Collaboro con l'Associazione il Melograno, sede di Gallarate, realizzando percorsi per bambini e adulti di scoperta e sperimentazione con la letteratura per l'infanzia. Sono volontaria Nati per Leggere. Ho due bimbe. Amo moltissimo giocare e improvvisare con i materiali, con il corpo, con la voce.

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