Chi è Papà Schnapp? È lo scrittore, la voce narrante, il lettore? È anche un personaggio, è un pochino in ciascun personaggio? È un misterioso lettore/osservatore del mondo, costruttore di gallerie di tipi umani, di modi di stare al mondo?
Papà Schnapp, per come (non) lo si vede in quarta di copertina, è uno che indossa pantaloni a righe e vestaglia a pois, che siede in poltrona con gli sci ai piedi e la faccia da libro, con tanto di becco di avvoltoio che sporge dalla costa. Sarà questa la forma della sua satira, del suo sguardo contro (perché contro sono le sue storie preferite)? È uno sguardo il suo che non esclude se stesso, infatti nell’ultima tavola/storia proprio Papà Schnapp nel bel mezzo del processo creativo incontra il divano famelico del signor Mulk.
Sono Papà Schnapp e queste sono le controstorie che preferisco, ideate, scritte e disegnate da Tomi Ungerer, prolifico e premiato autore alsaziano; le porta in Italia Edizioni Clichy, la prima edizione è americana del 1971.
Le controstorie di Papà Schnapp (o di Ungerer) sono brevissime, si può aprire il libro a caso e leggere perché una controstoria occupa una pagina o due: i testi sono lunghi poche righe e le tavole sono grandi dai colori pieni e i contorni netti. I personaggi hanno sembianze animali e nomi strani, e ogni nome è un destino: il signor Pistamìa, per esempio, al volante della sua nuova auto fornita di tutti i super super extra, è andato a sbattere contro un albero; il signor Fogna, invece, ha sfondato il pavimento del ristorante dopo un’abbuffata. Un solo personaggio non ha nome (o un personaggio solo, ma forse non così tanto…), perché nessuno lo conosce, va tutti i giorni su uno scoglio in riva al mare a leggere o a sognare.
Ci sono controstorie di coraggio, come quella di Arturo Topper che dopo essersene andato di casa in seguito a un litigio con i genitori, si è imbarcato sulla sua vasca da bagno e ha affondato una corazzata per testare la nuova fionda. Controstorie di passioni che rasentano la follia, come quella del conte Lonza che è riuscito a catturare una rarissima pianta carnivora gigante.
Controstorie tenerissime (il signore e la signora Limpido, uno cieco e l’altra zoppa, che insieme sono felici) e tristissime (il signor Rancio che con un sottaceto incastrato nella vena cava è andato sempre più aggravandosi costretto a letto). E ci sono controstorie di meraviglia, come quella di Andrea Eschimo, che è un aneddoto raccontato tutto d’un fiato in una lingua musicale che sembra uno scioglilingua, che esplode nella sorprendente scoperta di un elefante nell’igloo.
Copertina rossa, formato grande, sedici controstorie per ventitré personaggi; Papà Schnapp compreso, che poi, in uno schnapp, sparisce nel divano.
Tomi Ungerer, traduzione Franziska Peltenburg-Brechneff, Edizioni Clichy, 2018
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