Sapete quali sono le storie della buonanotte da leggere assolutamente ai bambini? Beh, una di queste ve la presento oggi. Si tratta del “miglior libro per bambini che sia mai stato scritto e illustrato”, secondo il londinese Sunday Times. Uno dei primi albi illustrati che ho incontrato nella mia recente vita da mamma e che mi ha profondamente commosso e ispirato.
Un classico, adorabile libro della buonanotte che racconta una storia semplice e universale in modo limpido e disarmante: Non dormi, Piccolo Orso?, di Martin Waddell, illustrato da Barbara Firth.
Nel racconto ci sono tutte le mamme e tutti i papà del mondo. Ci sono tutti i bambini che cercano una scusa per non andare a dormire. Ci sono i “grandi” che con infinito amore e tanta pazienza spiegano ai piccoli che si è fatto tardi e che BISOGNA andare a nanna. E ci sono i piccoli che NON vogliono chiudere gli occhi e separarsi dai grandi, nemmeno se le palpebre si sono fatte pesanti pesanti.
Ci vuole un immenso autore per riuscire a descrivere tutto questo in maniera naturale e misurata, calda, senza usare un aggettivo di troppo, senza sviolinate. E ci vogliono illustrazioni altrettanto eloquenti, rassicuranti e avvolgenti, che amplificano il potere delle parole.
È notte. Siamo in una caverna. Piccolo Orso non riesce ad addormentarsi: “Ho paura del buio”, dice a Grande Orso. Così Grande Orso, che è davvero un grande, imponente orso, e quindi anche molto saggio, va nell’Armadio delle Lampade a prendere una piccola lampada da lasciare accanto al suo lettino. Poi ritorna sulla poltrona vicino al caminetto e riprende la lettura del suo interessantissimo Libro Orso.
Ma Piccolo Orso non è convinto. Si gira e rigira nel letto, fa le capriole, si mette a testa in giù, sposta il peluche di qua e di là. Non trova pace. Grande Orso se ne accorge e lo raggiunge: “Non dormi, piccolo Orso?”. “Ho paura”. “Di cosa?”. “Del buio”. “Che buio?” “Il buio tutto attorno”.
Ecco che Grande Orso va a prendere un’altra lampada, stavolta più grande, per illuminare meglio l’ambiente. Dopodiché si avvia verso la sua comoda poltrona Orsa e si immerge nuovamente nel libro.
Passano pochi istanti e Piccolo Orso ricomincia ad agitarsi. Vi ricorda qualcuno?
Si toglie la coperta, si muove, si afferra i piedini, rumoreggia. Grande Orso, ancora una volta si avvicina e gli domanda: “Non dormi, piccolo Orso?”. La risposta a questo punto la potete immaginare. E anche il rimedio di Grande Orso: una nuova lampada!
Una lampada dopo l’altra, quella parte di caverna diventa sempre più illuminata. Finché del buio non c’è più traccia.
Nemmeno così Piccolo Orso riesce a calmarsi: “Ma ti ho portato la Lampada più Grossa di Tutte, non c’è più nessun buio!” esclamò Grande Orso. “Sì che ce n’è!” disse Piccolo Orso, “Là fuori!” e indicò fuori della Caverna Orsa, nella notte.
La sua è solo una scusa? Non ha sonno? Sta facendo i capricci? Ecco i pensieri che molte mamme e papà comincerebbero a porsi dopo una serata passata a fare avanti e indietro nella stanza del proprio bambino. E molto probabilmente, stremati e sconfitti, alla fine del tran tran (se non prima, molto prima), risolveremmo nell’unico modo che ci verrebbe in mente: prenderlo in braccio e portarlo a letto con noi.
Ma Grande Orso non è un papà qualsiasi. Piccolo Orso ha ragione, là fuori è buio. E nemmeno la lampada più gigantesca della terra potrà mai far scomparire il buio della notte.
Papà Orso prende il piccolo fra le sue braccia, ma non lo porta a letto con sé. Lo porta fuori. Nella notte. Ad affrontare la paura insieme, stretti stretti, guardandola in faccia.
A parte il finale, che è incredibile ed emozionante (e che non vi svelo), il libro è colmo di emozione, di senso e di verità, di gesti semplici, ripetuti, familiari. Un papà cerca razionalmente di tranquillizzare il proprio piccolo (portando lampade via via sempre più grosse), ma alla fine capisce che l’unico modo per vincere la paura del buio è accettarla e fronteggiarla insieme. E magari rendersi conto coi propri occhi che anche il buio può regalare delle sorprese meravigliose.
Non è facile trovare storie della buonanotte così calibrate e perfette.
Fra le tante storie della buonanotte da leggere mai realizzate, questa mi sento davvero di consigliarla a tutti (per bambini a partire da 3 anni). Ha in sé tanti “ingredienti” vincenti:
“Ogni mio libro” spiega Martin Waddell, “tratta una grande emozione – come la solitudine, la paura del buio, la compassione – di una piccola persona”.
L’autore irlandese, premiato nel 2004 con l’Hans Christian Andersen per il suo contributo nella letteratura per l’infanzia, ha scritto successivamente altre splendide storie che hanno come protagonisti Piccolo e Grande Orso, fra le quali in italiano troviamo “Bravo, piccolo Orso”, “Sogni d’oro, piccolo Orso”, “Torniamo a casa, piccolo orso”.
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E su una delle paure più terrificanti dei bambini (quella di perdere la mamma e venire abbandonati) ha dato vita a un altro capolavoro: I tre piccoli gufi.
Una curiosità: Martin Waddell riesce a esprimere in modo così convincente gli stati d’animo dei più piccoli non a caso. Per un lungo periodo della sua vita è stato costretto a rimanere a casa, a causa di una grave ferita. Sua moglie cominciò a trascorrere tempo fuori per lavorare come insegnante, mentre lui si occupava dei figli. “Sono diventato Mr Mom”, ha dichiarato. Ed è da questa condizione privilegiata che sono nate le sue migliori idee letterarie.
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