Un libro di cavalli..? Sembrerebbe un manuale che tratta di cavalli: abitudini, alimentazione, razze etc., o un libro che appartiene ai cavalli, fatto di cavalli, pieno di cavalli.

Un libro di cavalli. Sembrerebbe, guardandolo, toccandolo, un quadernone quadrato 22×22 cm, cartoncino bianco, rilegatura a punto metallico. O un catalogo per cavalli, sia italofoni che anglofoni dato che è in doppia lingua. In copertina diverse cose che hanno a che fare con la vita dei cavalli, come carretti, carote, spazzole. Eppure il cavallo al centro è tutto bianco, solo tratteggiato.

Attenzione: il titolo non è Un libro di cavalli, bensì Un libro di cavalli* compreso l’asterisco, come se ci fosse una nota a piè di pagina o altrove. La nota si trova in quarta di copertina, in basso a destra scritta in piccolo, come se fosse una clausola spiacevole che invece è la chiave di tutto. È così: è la chiave di tutto.

Un libro di cavalli*
*rivoluzionari

di Noemi Vola, Corraini Edizioni, 2018

Età di lettura: dai 3 anni

Ecco il commento di una lettrice quattrenne: è un libro che i cavalli non si trovano più ma poi alla fine si trovano tutti, è un libro pazzo e molto divertente.

Ecco il commento di una mamma lettrice: è un libro che ha una morale, che è la ricerca della libertà, è un libro che inizia con una scomparsa, come se fosse un giallo, e finisce con un senso di pace e di casa.

Il libro si apre con la frase «Un cavallo obbediente puoi trovarlo facilmente»… invece non c’è nessun cavallo, in nessun posto in cui ci si aspetta di trovarlo, non sulla giostra, non negli scacchi, non in guerra. È un albo in cui la relazione tra testo e illustrazioni si gioca sul contrasto, e su questo contrasto si basa tutta la prima parte. Non c’è più neanche un cavallo: neanche un cavallo obbediente.

I cavalli sono scappati, alla ricerca di un albero-casa dove starsene in pace, suonare, dondolare, prendersi un tè, alla ricerca di luoghi magici come le biblioteche dove leggere libri sui dinosauri e sulla disobbedienza civile, testi di Munari, Rodari e Astrid Lindgren. La seconda parte è priva di testo, è più affollata e colorata ma tanto più leggera.

Aveva ragione la lettrice quattrenne, perché alla fine si trovano tutti, cioè chi legge trova i cavalli e ciascun cavallo trova se stesso. Aveva ragione anche la mamma, perché questo albo è un inno alla libertà, una libertà come pratica quotidiana, che può passare per la disobbedienza e che parte – come dice l’autrice in un’intervista – dal «pensare con la propria testa». Se possono farlo i cavalli, da sempre abituati a obbedire al frustino del padrone, o addirittura immobilizzati sui dondoli nelle camerette di tutto il mondo, se possono farlo loro possiamo anche noi.

Fermiamoci più spesso a riflettere su ciò che consideriamo giusto e sbagliato, sul confine tra indifferenza e obbedienza, sulla responsabilità personale e la propria coscienza. Impariamo a resistere e a amare la fantasia.

Questo albo è sorprendente, ci fa sorridere e immaginare scenari possibili. Le illustrazioni sono semplici ma sempre ricche di dettagli. Le tavole finali trasmettono così tanta pace e leggerezza che diventano un invito davvero importante, un invito senza scadenza.
Free horses.

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Roberta Garavaglia

Classe 1984, laureata in sociologia, mamma, ogni tanto scrive racconti.

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