Come sono nati Hänsel e Gretel

Teneri, tondeggianti, dal tratto semplice. Così Ilaria Vescovo ha immaginato e illustrato i protagonisti di Hänsel e Gretel di Milkbook, conquistando i grandi e i piccoli fruitori della nostra app. Conosciamola meglio.

Ciao Ilaria, quando hai iniziato a disegnare?
“Non me lo ricordo esattamente… praticamente da sempre. C’è stato un momento, da bambina, in cui mia madre mi ha messo in mano dei pastelli a cera, delle matite, dei pennarelli e io ho cominciato a utilizzarli ovunque, anche sui muri di casa. Ricordo una volta, intorno ai 5 anni, che avevo trovato un circoligrafo minuscolo come sorpresa all’interno di una confezione di merende e l’ho usato per fare una decorazione dappertutto sulle pareti di casa, sempre alla stessa altezza (che era la mia altezza)… Ero felicissima!” .

Quando hai cominciato ad avere la consapevolezza che disegnare era per te importante?
“Verso i 7 anni, perché a quella età passavo le giornate a disegnare i personaggi dei cartoni animati che vedevo. E, dato che mi veniva bene, ero incoraggiata ad andare avanti”.

Hai fatto qualche studio specifico di disegno?
“Ho frequentato l’Accademia di Illustrazione di Roma dopo il Liceo Classico. Sono stati 3 anni di corso che mi hanno permesso di apprendere le tecniche e le varie applicazioni. Prima di seguire il corso avevo l’incubo dei colori che si usano col pennello, le tempere, l’acquerello, l’olio… perché alle medie avevo avuto una carriera in educazione artistica pessima… avevo dei voti bassissimi proprio perché non riuscivo a usare questi strumenti. Non lo so, io sono sempre stata molto attaccata al pennarello, alla matita e alla penna. Grazie al corso ho capito invece che ero in grado di usare bene anche le tecniche pittoriche. L’Accademia è stata importante anche perché mi ha permesso di conoscere tante persone appassionate di questo lavoro e professionisti che mi hanno trasmesso tanto. Mi si è aperto un mondo”.

Qual è il tuo tipo di illustrazione preferito?
“Amo lavorare con delle illustrazioni minimali, con un’atmosfera e poco soggetto. Mi piacerebbe lavorare a delle illustrazioni come se fossero dei quadri a sé stanti, cosa che ancora non ho mai fatto. E poi amo rivolgermi ai bambini, mi diverte e mi piace pensare che dall’altra parte c’è una piccola testolina pensante che riceve degli input che io gli trasmetto. Sarei anche curiosa di vedere la reazione”.

Trovi il tempo di disegnare solo per te, al di là degli impegni lavorativi?
“In questo momento ho diverse lavorazioni da portare avanti, quindi non molto. Io prendo appunti disegnando. Se devo ricordare qualcosa, invece di scrivere, la disegno”.

Il tuo disegno preferito?
“Un disegno fatto all’età dell’inconsapevolezza e che mia madre ha da qualche parte… Avrò avuto sì e no due anni. Ne vado molto fiera. Si chiama l’ocogallino: è un ibrido, una creatura metà oca e metà gallina. Mia madre mi ha raccontato che quando l’ho disegnato lei mi ha detto: Bello! Ma che cos’è? E io ho risposto: è un Ocogallino!”.

Puoi descriverci il tuo lavoro per Hänsel e Gretel di Milkbook?
“Ho cercato di trovare un tratto, una forma che fosse semplice, adatta al target di bambini piccoli. Ho cercato delle forme tondeggianti, semplici, tenere, in modo da rendere i personaggi sempre riconoscibili nelle varie tavole. Li ho mantenuti sempre nella stessa prospettiva. Sembrano piatti ma è voluto. Così anche il bambino piccolo non ha mai dubbi sui personaggi che si muovono all’interno della fiaba. Per quanto riguarda l’ambiente, invece, ho cercato di arricchirlo e di riempirlo di dettagli, sempre semplici e riconoscibili, da poter animare e rendere interattivi. Più piccoli sono i personaggi di contorno e più divertente risulta l’app. E poi ho cercato di dare una luce, un colore, un’atmosfera che comunica lo stato d’animo del racconto in quel momento, che cambia. Ho cercato di restituire tutte queste cose”.

 

Qual è il tuo personaggio sul piano estetico?
“Ho una simpatia particolare per la rana… E poi come personaggio vero e proprio per la strega. Mi ha colpito il fatto che dovesse essere comunque grassa, cosa che non è nella fiaba dei Grimm. Non ha questa ambiguità nell’aspetto. È efficace secondo me questa caratterizzazione nell’app”.

Avevi mai disegnato per un’app?
“No, è il mio primo lavoro di questo tipo, anche se il mondo dell’animazione mi è sempre piaciuto molto”.

Qual è la tua fiaba preferita?
“Ho una passione per Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol. Per me è misteriosa e mi incuriosisce sempre, ha vari livelli di lettura. E un’altra che mi piace è I musicanti di Brema, una fiaba corta, che ha come protagonisti degli animali che mettono in fuga i briganti con una serie di inganni, gli rubano la casa, gli rubano da mangiare. Trovo che sia molto scanzonata e ironica, mi fa tanta simpatia”.

Qual è il tuo giudizio sulle fiabe interattive rispetto all’albo tradizionale?
“Per una questione anagrafica sono passionalmente attaccata al libro di carta che si sfoglia, fa rumore e che trasmette tutta un’altra sensazione tattile, di cartaceo, di solido. Però mi rendo conto allo stesso tempo che oggi i bambini, sin da piccoli, interagiscono con questi strumenti ed è un’esperienza totalmente diversa rispetto al libro tradizionale che, secondo me, non potrà mai sparire. Magari potrà rimanere come versione di lusso di qualcosa che c’è già in digitale. Potrebbe accadere questo. Inoltre ha per me anche un potenziale di affezione, uno si può affezionare a un libro perché il libro è quel libro, mentre il tablet è uno strumento per fornire un contenuto, non ha una relazione diretta con il suo contenuto, non è un tutt’uno così forte. Però riconosco le potenzialità di questi strumenti”.

Francesca Tamberlani

Francesca Tamberlani è la fondatrice di Milkbook, sito dedicato ai temi dell'educazione alla lettura ai bambini sin dai primi mesi di vita e alla segnalazione di libri e app di qualità. Sociologa e giornalista, appassionata di letteratura per l'infanzia, realizza incontri e corsi rivolti a genitori, educatori, insegnanti e persone che amano i libri e i bambini.

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