di Alessandra Bonizzoni

Capita di avere tra le mani albi capaci di rapire l’attenzione all’istante: scorri in fretta le pagine e hai la certezza che sarà un capolavoro. Il giorno che sono diventato un passerotto lo è.

Il giorno che sono diventato un passerotto

Ingrid Chabbert, illustrato da Guridi, trad. Maria Pia Iannuzzi e Giulio Casella, Coccole books, 2015
Età di lettura consigliata: dai 6 anni

Il mio entusiasmo è andato alle stelle da subito.
L’ho sfogliato e poi riletto più volte. Anche ai miei figli.
Ho avuto la netta impressione che non sarebbe bastata una prima lettura, questo albo nascondeva di più. Volevo scovare il percorso narrativo dell’autrice e capire se anche i miei figli l’avrebbero colto.
A dire il vero si può semplicemente godere di parole e illustrazioni, senza cercare oltre.

Il bianco e nero, anzi le sfumature di grigio, ci offrono scelte figurative di classe. L’eleganza nella semplicità, il meglio. Un solo tocco di azzurro, nel momento clou del racconto:

Fino a quando una mattina, decido di travestirmi da passerotto.
Uno grande, con un bel piumaggio.
Uno di quelli che si vedono nei boschi
durante l’estate.
Mi sento bello nel mio costume.
E mi riscalda.

La storia di un innamoramento

Un bimbo innamorato della compagna sin dal primo giorno di scuola.
Lei – come molto spesso fanno le bambine – non lo guarda per nulla, immersa com’è nel suo mondo.
Lui attua quindi uno stratagemma: si traveste; ma qualcosa di inaspettato accade.

Il piccolo protagonista lotta per farsi notare, non gli importa se i compagni lo derideranno nella sua nuova veste, se questo renderà difficoltoso giocare a pallone, far pipì o affrontare una giornata di pioggia.
Decide di travestirsi da uccellino – la sua innamorata adora il mondo animale!

Candela adora il mondo degli uccelli,
ma non riesce a vederli in gabbia.
Li osserva nella natura
E li cura quando sono feriti.

Poche parole e Candela è perfettamente descritta: in realtà per nulla distratta – solo un po’ presa dalle sue cose, ecco – nel gesto finale dimostrerà di aver osservato tutto e capito molto.

La fatica di crescere

L’autrice in parte descrive la fatica di diventare grandi e farsi accettare per come si è, senza riserve. Nelle tappe della crescita la fase più difficile è il confronto con gli altri quando spesso manca il coraggio di mostrarsi, si preferisce l’omologazione, sembra la via più semplice. E allora la scollatura tra ciò che siamo e ciò che mostriamo è forte. In effetti solo l’amore ci rende audaci e capaci di sfidare le convenzioni: il bambino non ha paura di rendersi ridicolo, pur di ottenere l’attenzione della sua innamorata.


Alla fine dell’albo – una chicca filosofica – il protagonista si lascia togliere l’armatura . Lei, la bambina, lo amava per com’era. Tanto vale mostrarsi per come si è, no?

Non sono più un passerotto, ma adesso posso volare.

Le illustrazioni accompagnano il racconto, anzi lo anticipano, il travestimento si mostra pagina dopo pagina mentre seguiamo i pensieri dell’innamorato. Dolcissimo il manifestarsi di tutti i suoi dubbi (ma forse accade a tutti gli innamorati, anche ai meno giovani): mi noterà? sono bello abbastanza? sono all’altezza?

I miei figli hanno ascoltato e capito. Il più grande, in fase pre adolescenziale, ha tentato di snobbare, ma il suo silenzio e lo sguardo nel corso di tutta la lettura mi hanno detto tanto.

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Alessandra Bonizzoni

Due figli, un lavoro impegnativo e una ragazza in affido. Tanti hobby, poco tempo per dedicarsi a loro, e un grande amore per i libri e per l'ambiente. Il suo blog è http://ilmiograndecaos.blogspot.it/

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