Letture per bambini

Un libro di haiku che invoglia a giocare con le parole

di Alessandra Bonizzoni

Recentemente ho avuto un predilezione per i libri silenziosi – i silent book.
Ne ho sfogliati, talvolta ne ho scritto. Non li considero proprio albi senza parole, ma albi in cui le parole nascono dentro di noi, silenziose, riservate e diverse per ciascuno.
Forse un bisogno di ritrovare il centro, la calma interiore; forse il più concreto bisogno di contrastare il caos da decibel che, piaccia o no, ci circonda.

Nessuno è esente dal rumore: parole, beep per rammentare impegni, per farci sapere dell’arrivo di un messaggio o di una mail – bisogna rispondere! – voci dalla radio, dalla televisione – bisogna essere sul pezzo! -, macchine sfreccianti, tram e metropolitane, chiacchiere. Tutto è rumore, tutto entra nella nostra testa, spesso senza alcuna consapevolezza e lì si deposita, rumore su rumore.

Eppure non siamo fatti per questo.

Così, lentamente, come una sorta di alfabetizzazione, ho voluto riscoprire le parole.
Sì perché siamo abituati a parlare e scrivere, anzi talvolta ricerchiamo sinonimi, definizioni nuove e difficilmente nella quotidianità incontriamo chi non sappia esprimersi, congiuntivi e qualche “h” dimenticata a parte.
Eppure abbiamo scordato il potere di ogni singolo termine, soprattutto dei più semplici e siamo prolissi laddove, con poco, potremmo dire tutto.

L’haiku* è un ottimo esercizio e io l’ho scoperto con il delizioso albo di Silvia Geroldi: 

Senza ricetta, nella cucina di Marta

di Silvia Geroldi, illustrazioni di Giuseppe Braghiroli, Bohem press Italia, 2015

Uno dei componimenti di Silvia mi ha riportato alla mia infanzia, quando capitava di fare la spesa con papà, lista precisa della mamma alla mano, si tornava con tanto altro.

Spesa con papi:
lista dimenticata,
molta focaccia.

Cucino pizze
di fiori e margherite.
Sono leggere.

Qui c’è tutto il mondo bambino, quando pochi fiori colorati mischiati a terra diventano leccornie che guai a non offrire e guai a non assaggiare. Eppure sono solo sei parole.

Tu, nonna bella,
sempre con le mani in pasta.
Impasti amore.

Ancora un verso familiare, colmo di belle sensazioni… personalmente mi riportano in cucina a preparare gnocchi, sughi, torte. Va detto, il risultato non raggiunge le aspettative ma il piacere assolutamente sì.

Altri ancora i versi in cui mi ritrovo:
Mamma ci prova:
cucina biologico.
Voglia di fast food

Fame di storie.
Mamma cucina un libro
Nel dopocena.

Puntare all’essenziale

L’haiku significa liberarsi da idiomi inutili, pomposi e di conseguenza allontanare concetti ridondanti che si affollano intorno ad un ricordo, un evento, una sensazione e tornare all’essenza, al centro di un’emozione.
Davvero basta poco e le suggestioni richiamate sono profonde.
*L’haiku è un componimento poetico diffuso in Giappone nel XVII secolo, poi sviluppato con successo anche in Occidente.
Si tratta di una brevissima poesia, il cui schema è:
primo verso: cinque sillabe
secondo verso: sette sillabe
terzo verso: cinque sillabe.

Diciassette sillabe in totale, non una in più. Una regola entro la quale, però, imparare ad esprimere un pensiero libero da condizionamenti: non per forza bello, neppure utile o perfetto e soprattutto non necessariamente serio. Semplicemente mio.

Un gioco contagioso

Prima di scoprire Senza ricetta, nella cucina di Marta, avevo già visitato il blog di Silvia Geroldi, stimadidanno.wordpress.com, curiosa di haiku e rilegatura giapponese.
Silvia nei suoi laboratori incontra bambini e adulti e se con l’haiku lascia che fluisca da tutti quel naturale bisogno di raccontare, con la rilegatura orientale – sperimentando con ago, filo, inchiostri e tecniche di stampa – aiuta a rilassarsi creando.
Mi è piaciuto quando dice di sé:

il mio obiettivo alla fine è uno soltanto: mettere tutti in una condizione di rilassata fiducia nelle proprie capacità espressive

Haiku sembra contagioso, puoi realizzarlo per puro divertimento, inizi, conti e se le sillabe non tornano, ricominci. Tanto contagioso che è nato il progetto Haikusedutisottolaluna.worpress.com, collegatevi (non serve essere poeti!).

A casa immaginiamolo sotto forma di gioco da condividere con i nostri bambini, coinvolgiamo anche i più grandi – restii ad attività apparentemente infantili, si divertiranno – proviamoli a voce, nei momenti liberi oppure lanciamo una sfida. Verrà da sé il bisogno di prendere carta e penna e ricercare l’haiku che più piace.
Intanto, inconsapevolmente, tutti faranno una lezione di linguaggio, composizione, grammatica.

Se il libro ti piace, puoi comprarlo qui

>> Milkbook ti consiglia anche: “Che figura!” Un libro per giocare con le figure retoriche

 

Alessandra Bonizzoni

Due figli, un lavoro impegnativo e una ragazza in affido. Tanti hobby, poco tempo per dedicarsi a loro, e un grande amore per i libri e per l'ambiente. Il suo blog è http://ilmiograndecaos.blogspot.it/

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