Il mio piccolo Babbo Natale è un prezioso albo illustrato francese (titolo originale Mon petit Père Noël) portato in Italia nel 1996 dalle Edizioni C’era una volta… piccola casa editrice di eccellenza fondata nel 1988 a Pordenone da Alfredo Stoppa che ha lasciato un segno indelebile nel panorama della letteratura per ragazzi italiana e che in molti, oggi, rimpiangono. Nel suo catalogo sono figurati libri dal grande pregio artistico, autori monumentali come Roberto Innocenti, Lisbeth Zwerger, Kveta Pakovska, storie potenti, capaci di trasmettere emozioni e curiosità, e di sbalordire per il loro valore. Vi rimando a questo articolo di Silvia Blezza Picherle per scoprire altri dettagli sul lavoro svolto da questo importante editore amante del bello e della qualità che purtroppo non c’è più.
Il mio piccolo Babbo Natale, scritto dall’autrice e illustratrice di fama internazionale Gabrielle Vincent (la stessa che ha dato vita alla serie di Ernest e Celestine), non è stato più ristampato e oggi è difficile trovarne traccia. Io sono stata molto fortunata per due motivi:
testo e illustrazioni di Gabrielle Vincent, Edizioni C’era una volta…, trad. Luigina Battistutta, 1996
Età di lettura consigliata: dai 3 anni
E’ il 24 dicembre. Il cielo è di un bianco accecante. Un Babbo Natale piccino scende sulla terra aggrappato a una specie di aquilone-mongolfiera. Cala silenzioso e solitario dall’alto e atterra sulla neve.
Una bambina osserva la scena incredula: “Io ti ho visto! Tu sei venuto giù dal cielo!” dice emozionata andandogli incontro.
Ma quel minuto Babbo Natale è imbarazzato. Lui non è quello che lei crede. “Io sono un piccolo Babbo Natale e non ho niente!”, si schermisce. Non ha regali per lei. Non ha regali né caramelle per nessuno. Non ha niente di niente.
Il dialogo tra i due è fatto di pochissime battute e di timidi silenzi. Si studiano, si scrutano curiosi. La bambina lo osserva stupita, non riesce a capire. E’ allo stesso tempo estasiata e confusa.
Si assomigliano, la bambina e il piccolo Babbo Natale. Infagottati nei loro giubbotti abbondanti, negli scarponcini per la neve, protetti dai loro cappelli.
I due si guardano intensamente. Intensamente si parlano.
E l’intensità dei loro sentimenti trafigge noi che leggiamo. Improvvisamente la bambina si allontana e corre verso casa. “Aspettami qui!”, si raccomanda. Babbo Natale, immobile e pensieroso, sembra ancora più piccolo e solo, fragile, mentre la vede andar via. Lei si precipita fino in camera sua, afferra qualcosa (non vi dirò cosa), appare decisa e sicura.
Poi torna da lui con il suo dono. E i ruoli si invertono magicamente. La bambina porge un regalo a Babbo Natale. Un regalo per quel Babbo Natale triste e povero. E la reazione di lui la ripaga all’istante. Felicità e commozione. Gratitudine. Anche lei gli è immensamente riconoscente. “Arrivederci all’anno prossimo! Qui. Stesso giorno, stessa ora…”.
La bambina ha il cuore colmo di gioia e di felicità. Lo percepiamo distintamente. Quell’incontro le ha cambiato la vita come nessun regalo al mondo avrebbe mai potuto fare. E’ lui, il piccolo Babbo Natale smarrito, il regalo più bello e prezioso che potesse ricevere.
Sentiamo la sua emozione, ci commuoviamo per il suo gesto gentile, fatto con trasporto autentico e generoso.
Il Natale le ha portato un amico speciale, un segreto tutto suo che le fa battere il cuore, un sogno divenuto realtà. E nelle pagine finali la vediamo assorta nei suoi pensieri, rapita, silenziosa, con la mente che vola per raggiungere il suo piccolo Babbo Natale del cielo.
Una storia limpida, cristallina, che con immagini e parole delicate, rarefatte e poetiche, è in grado di raccontare la purezza e la grandezza dell’infanzia.
Una storia candida e struggente che invita a riflettere sul vero significato del Natale, a perseguire la semplicità, ad apprezzare i legami e i gesti autentici, ad essere aperti e altruisti. E a rivedere il proprio concetto di “regalo”.
E sarebbe davvero un gradito regalo se una casa editrice dei giorni nostri decidesse di ristampare e rimettere in circolazione quest’opera.
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