Guido Quarzo, insegnante e scrittore, e Anna Vivarelli, scrittrice e drammaturga, sono una collaudata coppia artistica; insieme hanno scritto molti libri di successo, entrambi sono autori amati dai lettori e dalla critica.

In questo libro sono riusciti a conciliare la divulgazione scientifica con la finzione narrativa in maniera magistrale. Nulla è stato tolto al rigore della divulgazione scientifica e storica e nulla è stato sottratto al piacere della narrativa. Quello che mi sorprende è la capacità di mantenere un registro uniforme, esercizio a mio avviso quanto mai complicato, che rivela grande professionalità e sintonia, perché vi assicuro che di testi scritti a più mani dal risultato quanto meno zoppicante se ne trovano parecchi.

Il racconto è corredato da splendide tavole ricche di preziosi particolari, opera di Silvia Mauri.

La danza delle rane

di Guido Quarzo e Anna Vivarelli, illustrazioni di Silvia Mauri, Editoriale Scienza, 2019

Età di lettura suggerita: dai 9 anni

La storia si svolge nelle campagne di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, nel 1700, in pieno illuminismo. Protagonisti sono Lazzaro Spallanzani, sacerdote, gesuita, biologo, scienziato dalle grandi curiosità nonché professore universitario e Antonio, figlio di un mugnaio, ragazzo semplice e dotato d’intelligente curiosità.

Il giovane Antonio sarà assunto dall’abate Spallanzani come suo aiutante personale e varcata la soglia della villa dello scienziato, scoprirà mondi inimmaginati fatti di libri, ricerca, esperimenti e amore per la conoscenza.

Primo tra i molti e importanti insegnamenti che il giovane apprendista riceverà dall’abate sarà il rispetto per tutti i lavori, tutti importanti, manuali o intellettuali, purché fatti bene e con passione.

«- Buongiorno, eccellenza.
Spallanzani stava scendendo lo scalone ed era nella sua tenuta da caccia alle rane: un paio di scarpe robuste e una giacca di tela grezza.
– Mmm… eccellenza, eccellenza… Preferirei essere chiamato professore.
– Sì, eccell… volevo dire professore.
– Sai da dove viene il termine eccellenza?
Antonio scosse la testa.
– Dal verbo eccellere, che significa fare molto bene una cosa… Ti faccio un esempio: tuo padre eccelle nel suo mestiere. Meriterebbe anche lui il titolo di eccellenza.
All’idea che qualcuno potesse chiamare eccellenza suo padre, Antonio ridacchiò.
L’abate proseguì imperterrito: – Avremmo così sua eccellenza mugnaio, sua eccellenza fabbro, sua eccellenza sarto eccetera. Mi capisci?»

A corollario una serie di personaggi funzionali alla finzione narrativa, Rosetta la governante dell’abate che farà palpitare per la prima volta il cuore di Antonio, Don Liborio, parroco del paese, oscurantista e ostile al progresso scientifico al punto da commissionare furti e intrighi per mezzo dei parrocchiani a discapito dell’abate. Il tronfio, quanto ignorante, Marchese di Scandiano. Ovviamente la famiglia di Antonio, che seppure con molte difficoltà, comprenderà e sosterrà il ragazzo nelle scelte per il futuro.

Antonio e l’abate sono uniti da curiosità, intelligenza, amore per la conoscenza e pervicacia.

Nel romanzo la puntuale divulgazione è condita con un mistero, un furto ai danni dell’abate, allo scopo di screditarlo, che sarà risolto dal giovane discepolo.

La perfetta architettura del romanzo induce il lettore a credere che tutti i personaggi siano realmente esistiti e invero se non vi fosse in chiusura una lettera al lettore anche io avrei cercato nella biografia di Lazzaro Spallanzani quanto meno la presenza di Antonio!

Un romanzo che oltre al puro piacere della lettura ha il pregio di trattare con semplicità, senza per questo semplificare, temi complessi quali la dicotomia fede-scienza.

«Il fatto è che viviamo in un momento di grandi novità per le scienze, e per molti è difficile abbandonare le vecchie idee. Ma chi ci ha dato l’ingegno che ci distingue dagli animali e dalle piante? Chi ci ha concesso la capacità di pensare, parlare, scrivere, studiare, trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo di noi? Chi ci ha permesso di interrogarci sul mondo? Chi se non Dio? E non gli manchiamo di rispetto se non usiamo questo suo dono per conoscere la natura? La natura in tutta la sua bellezza e diversità.»

E Antonio e l’abate andranno a fondo di questa conoscenza, con senso critico, curiosità e mantenendo lo stupore di un bambino di fronte alla danza della vita, attraverso la paziente osservazione della natura come solo un vero scienziato sa sposare. L’abate Lazzaro Spallanzani fu un grande scienziato, tenace e illuminato sperimentatore, padre della fecondazione artificiale e confutò la tesi della generazione spontanea o biogenesi.Raccoglieva e catalogava qualsiasi cosa per lui avesse un valore scientifico. Visse in pieno Illuminismo o età dei lumi. Le sue collezioni si trovano in due musei: il Museo di Storia Naturale di Pavia, da lui fondato, e quello di Reggio Emilia.

[mi piace immaginare che, leggendo questo gustoso racconto, i lettori sentano sgorgare dentro di sé il piacere della scoperta, la curiosità dello scienziato]

Questo assaggio del libro letto dagli autori è stato per me una piacevole scoperta!

Puoi acquistare “La danza delle rane” nella tua libreria di fiducia o online in uno di questi store:

Francesca Mignemi

Libraia appassionata di letteratura per l’infanzia, sono zia, ruolo che prendo molto sul serio! Promotrice della lettura, lettore volontario Nati per Leggere. Leggo sempre, amo parlare di libri e scriverne! Se mi chiedete di leggere a bambini e adulti io arrivo con una borsa di libri! Da bambina sognavo di diventare giudice minorile, lavorare in un’organizzazione non governativa a tutela dei diritti dell’infanzia, oltre che direttore d’orchestra e ballerina! Dopo un diploma in lingue, studio giurisprudenza poi nel 2000 decido che una delle mie passioni, i libri, diverrà il mio mestiere. Mi formo alla Scuola Librai UEM e seguo i corsi dell’Accademia Drosselmeier: Scuola per librai e giocattolai e centro studi letteratura per ragazzi. Da allora non ho mai smesso di studiare. Ho letto tutto (o quasi) su e di Rodari, Munari, Astrid Lindgren e Jane Austen.

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