Non conoscevo Giusi Marchetta, l’autrice di “Lettori si cresce“. Non sapevo che fosse un’insegnante, scrittrice (ha pubblicato raccolte di racconti e un romanzo dal titolo “L’iguana non vuole”, edito da Rizzoli) e lettrice appassionata. Soprattutto non sapevo che fosse una di quelle docenti alla Pennac, che sente forte e impellente il bisogno di contagiare e trasmettere la passione per la lettura ai “propri” ragazzi.
Ragazzi dai 12 ai 18 anni tipici, di famiglia media, senza particolari problemi di salute o economici, i famigerati “non lettori tipo“, che non leggono mai, né libri, né fumetti, né giornali, né riviste. Anzi sì, qualcosa leggono: i messaggi sulle chat, su Facebook e su Twitter.
Adolescenti come tanti (certo, esistono le eccezioni, e la scrittrice lo chiarisce, perché ci sono anche quelli che fondano riviste e conoscono a memoria l’Odissea), con gli occhi sempre incollati al cellulare, che considerano i libri noiosi, distanti dalla loro realtà, ostici, odiosi, inarrivabili.
Ho cercato questo breve saggio di Giusi Marchetta perché mi ha attratto il suo approccio, lontano dagli schemi spesso retorici a cui siamo abituati: “devi leggere perché diventerai una persona migliore”, “la lettura è cibo per la mente”, “devi leggere perché è interessante, educativo, importante”… Cosa hanno prodotto finora questi slogan? Che risultati hanno avuto? Solo imbarazzanti statistiche che pongono l’Italia agli ultimi posti in Europa per numero di libri letti all’anno.
E, in realtà, non è vero che chi non legge è meno intelligente o avrà meno successo nella vita… Basta guardarci intorno, seguire i modelli che la tv, la politica e le pubblicità ci propongono, per capire che sono ben altri i fattori che determinano fortuna, realizzazione e soddisfazione personale.
Innanzitutto Giusi Marchetta ci inonda di citazioni e ricordi, i suoi ricordi di bambina avida di letture. E lo fa con un racconto diretto, simpatico, tagliente. Certi libri le hanno consentito l’accesso a oggetti misteriosi di una stanza chiusa a chiave… hanno risposto a domande scottanti e segrete che non avrebbe mai osato fare.
La verità era che nel mondo succedevano cose di cui ignoravo l’esistenza o il significato e le persone pensavano e facevano cose che poi non dicevano. Era possibile che la vita stessa fosse fatta di queste cose. Non mi era permesso vederle, sentirle o capirle, eppure c’erano, attorno a me, esistevano. E qualcuno le scriveva nei libri.
La bambina che era, e la donna che è, non cerca di istruirsi, informarsi o formarsi nei libri. Cerca, all’opposto, se stessa. E ci dice anche che i libri, in generale, sono molto più facili delle persone.
Compito dell’insegnante è quello di far conoscere i classici, un patrimonio comune che spetta di diritto a tutti, al di là dello status sociale e della famiglia, ma senza imporre estenuanti analisi del testo, pedanti interpretazioni critiche e puntigliose schede. Chi vorrà o potrà approfondire la storia della letteratura, scrive l’autrice, lo farà all’università.
L’insegnante non deve limitarsi a leggere le opere, però, è fondamentale dare delle coordinate, inserirle nel giusto contesto, scegliere accuratamente autori e testi, guardando anche alla letteratura MONDIALE.
L’obiettivo dell’insegnante è far amare l’arte. Ma, per amarla, bisogna farla conoscere e studiarla. Sviluppare una sensibilità nei suoi confronti. Dimostrare che l’arte serve. Serve a sé stessi. Che non serve a “venderti” niente ma a renderti stupito, triste, euforico, divertito…
E già dalla scuola media, quando i teenager cominciano a essere travolti da altri stimoli e curiosità, bisognerebbe far sentire i bambini a proprio agio con la pittura, il libro, il cinema. Potenziare la loro capacità di comprensione. Bisognerebbe lavorare sul piacere di leggere cose via via nuove e complesse. A che serve, dunque, una materia come storia della letteratura alle medie?
Sono numerose le soluzioni che la scrittrice ci consegna. Strade pratiche, possibili, condivisibili. Molto ben argomentata anche la parte dedicata alla fiaba e alla sua funzione di “armatura” rispetto al reale immediato.
Quelle che seguono sono alcune convinzioni e propositi di Giusi Marchetta su cui vale la pena riflettere. Rivolgendosi al suo studente-tipo, che si chiama Polito, scrive:
“Lettori si cresce” è un libro che merita di essere letto sicuramente da educatori e insegnanti, ma anche da genitori che vogliono provare a cambiare le cose e a riflettere sul perché spesso noi adulti sbagliamo, non aiutiamo i nostri figli ad amare i libri da piccoli, rendendo la lettura una pratica condivisa e quotidiana, li incolpiamo ingiustamente o, viceversa, tendiamo a semplificargli troppo la vita, a eliminare ostacoli, difficoltà, sforzi che incontrano sul loro cammino di crescita.
Sul sito dell’editore potete leggere un estratto del libro
Vi segnalo una bella intervista all’autrice sul sito di Repubblica
Ne ho vedute tante da raccontar, di Grazia Gotti
Baby Prodigio – Il miracolo della lettura ad alta voce, di Mem Fox
Le parole per crescere tuo figlio, di Alessio Roberti
Puoi acquistare qui Lettori si cresce:
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