Letture per bambini

Non conta come sei o chi sei, conta solo l’amore

Potrei partire, per raccontare questo albo, dalla grandezza dell’illustrautrice, che definirei tenera, lieve, saggia, di una semplicità elegante e disarmante: l’amata e premiatissima Beatrice Alemagna.

Potrei altrimenti partire dal titolo, che è chiaro e complesso allo stesso tempo, perché chi non si chiede: cos’è l’amore? Mio amore è l’albo in questione, precedentemente pubblicato in Francia col titolo Mon Amour; la A maiuscola non è stata mantenuta nell’edizione italiana e mi chiedo quali riflessioni siano state fatte in proposito. Sono 32 pagine curate in ogni dettaglio, da regalare a chi vogliamo bene.

Mio amore

di Beatrice Alemagna, Topipittori, 2020 – Età di lettura consigliata: dai 3 anni

Oppure potrei partire dalla tecnica, visto che in questa storia cucita a mano trovo molto gusto e finezza; le immagini, a pagina doppia, sono costruite con stoffe, tantissimi bottoni di diversi colori, ricami e merletti.

Volevo però partire dai risguardi: una stoffa a righe verticali di grigi e di rosso, con grechine floreali regolari. Quasi t’aspetteresti, girando la prima pagina, di toccare la grana del cotone. Invece è una porta di carta, che ti apre l’universo di Beatrice Alemagna, o il tuo stesso universo quando ti chiedono: chi sei? e allora tu di rimando ti chiedi: chi sono? E perché gli altri sentono il bisogno di definirmi?

Sono uno strano animale, così si presenta il protagonista, Un coso bizzarro, con i peli di un cane e la testa di un maiale.

Ma forse non basta. Il libro racconta una serie di incontri: chi vede il nostro strano animale lo crede di volta in volta un gatto o un piccione, delle pulci lo scambiano per un cane puzzone e qualcuno per un topo, ognuno con le sue aspettative, forse aspettative indipendenti da chi hanno di fronte ma adatte a riempire un bisogno.

Una famiglia in gita lo scambia per una scimmia e un domatore per un leone; potrebbero essere, mi chiedo, le gabbie nelle quali viene a trovarsi, metafore di quelle definizioni che gli vogliono affibbiare?

Il nostro, in effetti, è ogni volta un po’ diverso: le zampe cambiano colore man mano che si voltano le pagine, come se indossasse stivali differenti; il pelo anche, a volte chiaro, altre sul marrone o sul grigio; e poi le orecchie, deliziose e più o meno pelose, sembra che in certi casi indossi eleganti paraorecchie.

A un certo punto corre, come se scappasse, e pensa a una definizione di sé stesso, una definizione per negazione: E non sono un coccodrillo, non sono un castoro. E nemmeno un ippopotamo. Etcetera.

Finché non incontra un altro animale, piuttosto bizzarro anch’esso, con schiena di porcospino e orecchie di coniglio, e questo animale lo saluta, incantato dal suo pellicciotto. Camminano fianco a fianco, senza la necessità di domandare: chi sei? Il nostro è stupito, mentre il suo nuovo amico, guadagnata una mise tutta rossa, spiega che lo sa già, lui chi è: «Lo so già! Tu sei il mio amore».

E si abbracciano, a loro modo, dolcissimi, in una tavola della quale conosciamo già un particolare, dalla copertina.

E forse a questo punto non conta più chi si è. Conta l’amore, l’amore che non ha ragioni se non sé stesso.

E come non pensare al Piccolo Grande Bubo, della stessa Alemagna (Topipittori, 2014). Trovo non solo una somiglianza fisica ma anche di tono e di tema. Si affanna, Bubo Bubo, per dimostrarsi grande, mentre poi la sua fatica, non priva di ironia! si scioglie nella tenerissima tavola finale nella quale la mamma lo accompagna a letto augurandogli la buonanotte… al suo GRANDISSIMO amore.

Siamo tutti Bubo Bubo. Siamo tutti cosi bizzarri.

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Roberta Garavaglia

Classe 1984, laureata in sociologia, mamma, ogni tanto scrive racconti.

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