Basta aprire il libro e soffermarsi sulle sguardie iniziali (le pagine di apertura, quelle che anticipano titolo e colophon) per avere un indizio di quello che Henrike Wilson vuole comunicarci. In un cielo di un azzurro limpido e brillante volano degli orsi.
Non proprio orsi veri, bensì nuvole a forma di orsi grandi e piccoli. Un’immagine poetica ed emblematica che anticipa il senso e il messaggio sotteso a questo breve racconto.
di Henrike Wilson, traduzione dal tedesco di Alessandra Petrelli e Chiara Belliti, Beisler Editore, 2017
Età di lettura suggerita: dai 3 anni
Lampante sin dal titolo, è la noia la protagonista dell’albo. Una noia che ricorre anche in altri libri di recente pubblicazione, e che ancora una volta si rivela provvidenziale e portatrice di un cambiamento inatteso e assolutamente benefico.
La noia attanaglia il cucciolo di orso. È una giornata uggiosa, silenziosa, ovattata, in cui sembra tutto immobile e sonnolento.
Era difficile immaginare una noia
più noiosa tanto che Orsacchiotto
non sapeva cosa fare.
La foresta è avvolta da una coltre di nebbia argentea e appare come sbiadita. Il piccolo orso si aggira inquieto alla ricerca di qualcuno con cui giocare, per scrollarsi di dosso quella sensazione di impotenza e svogliatezza.
Ma gli altri animali sono alle prese con le loro cose e nessuno bada a lui. Neanche la mamma gli dedica tempo e attenzione. Orsacchiotto è demoralizzato e dopo aver vagato senza meta come un’anima in pena in lungo e in largo, si lascia cadere sul prato, inerme.
E stette così… senza fare niente.
Niente di niente.
Il momento del “tuffo” a terra e quello del pigro atterraggio vengono resi drammaticamente dall’autrice con due grandi illustrazioni dell’orso. Pur essendo un cucciolo, il suo corpo pesante si dilata occupando tutto il foglio.
Sospiri, sbuffi, tristezza. Tempo che sembra sospeso. La noia attiva tutte queste sensazioni così familiari. Anche i bambini le conoscono bene.
Quante volte si lamentano di non saper cosa fare, di non voler rimanere a casa, di essere senza idee? Quante volte ci esasperano con la loro continua ricerca di attenzioni e compagnia? E quante volte noi genitori, pur di non vederli ciondolare e bofonchiare, cerchiamo di riempire i loro momenti vuoti con proposte di giochi, attività da fare insieme, uscite, laboratori, amici da andare a trovare, sport e quant’altro. Tutto purché siano impegnati, stimolati, intrattenuti.
La noia ci fa paura. Diciamolo. Ci costringe a fare i conti con noi stessi, a seguire i nostri pensieri, ad ascoltare la nostra interiorità. Forse temiamo che non abbia nulla di interessante da dirci…
Ma nei momenti del far niente, in realtà, qualcosa accade. Potremmo accorgerci di un particolare mai notato prima, di una piccolezza che, a ben guardare, tanto insignificante non è.
Come accade a Orsacchiotto. Nella noia i suoi sensi si risvegliano. Il silenzio e l’immobilità lo “costringono” a osservare meglio. Ad ascoltare meglio. A sentire ciò che gli sta intorno, sopra e sotto di lui: un battito d’ali, un lieve cinguettio, un rumore che arriva dalla terra, un’ispirazione che viene dal cielo.
Ed ecco che tutta l’energia che sembrava dissolta ritorna, lo investe, e lo spinge a fare, curiosare, sperimentare. E all’improvviso un’idea fantastica gli frulla nella mente! E lo trascina lontano lontano, dove mai si era spinto prima.
Difficile da credere, ma per star dietro a questa fantasia, il tempo vola ed è subito notte.
Che altro aggiungere? Un albo rarefatto scandito da poche parole e da illustrazioni piene, vellutate, carezzevoli. Una storia lenta che apre uno spazio di riflessione serio su un tema molto sentito nella società contemporanea. Un albo che i bambini sentiranno vero e onesto, ma che tocca molto da vicino anche noi genitori.
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