Mami, mi racconti una storia?
Va bene. Ti racconto una storia che parla di bambini e di libri, e di una signora forte e spiritosa di nome Jella. In tedesco questa storia si intitola Die Kinderbuchbrücke. È una parola composta, Kinderbuchbrücke, sembra una parola che cammina, che saltella anzi, una parola lunga come il mondo, che tocca tutti i paesi e li unisce, come un ponte.
Vorrei condividere con voi una storia. È una storia che Sinnos ha fortemente voluto pubblicare, la prima edizione è del 2009. Ha scelto di ripubblicarla nel 2018 con una nuova traduzione direttamente dal tedesco, di Anna Patrucco Becchi, e con nuove foto e materiali. È scritta da Jella Lepman, è un po’ la sua autobiografia del dopoguerra.
L’introduzione è di Silvana Sola, presidente di Ibby Italia; segue uno scritto di Christiane Raabe, direttrice della Internationale Jugendbibliothek; e uno di Wally De Doncker, presidente di Ibby dal 2014 al 2018. Ci sono una nota della curatrice e, al fondo, dell’editore.
Vorrei raccontare questa storia con semplicità, come se fosse una fiaba, perché è avventurosa e magica, fa sorridere e fa commuovere. È una storia vera, si intitola Un ponte di libri.
Dai, mami, comincia.
C’era, tanto tempo fa, un paese di nome Germania. O sarebbe meglio dire che questo paese non c’era più: la Germania era stata distrutta dalla guerra. C’erano macerie, persone povere, bambini senza niente da mangiare, spesso senza genitori, e c’erano i soldati. I soldati americani volevano aiutare questo paese, così chiamarono esperti da tutto il mondo per rimetterlo in ordine. Ecco che con un aereo da Londra arrivò la signora Jella, lei si sarebbe occupata di donne e bambini.
Non sapeva bene quali progetti inventarsi, all’inizio, la situazione era terribile. Poi incontrò una jeep, un’auto che sembrava «un cavallo o un cammello», che con «gran fracasso passava imperterrita sopra le buche e i crateri lasciati dalle bombe», e la portò a conoscere personalmente donne e bambini e illustri professori. Scoprì che non solo erano affamati perché mancava il cibo, avevano anche molta «fame di libri».
Allora le venne un’idea: organizzare una mostra di libri per bambini e ragazzi. Fece la sua richiesta al Quartier Generale, intanto scrisse e inviò lettere a tutte le nazioni per richiedere i migliori libri per bambini, soprattutto albi e libri illustrati, e anche disegni fatti da bambini. Scrisse: «I bambini non hanno colpa di questa guerra, pertanto i Suoi libri saranno i primi messaggeri di pace!»
Le prime casse di libri bellissimi cominciarono ad arrivare, e Jella cominciò a cercare, sempre in giro con la sua jeep, un edificio adatto a ospitare la mostra. La Haus der Kunst, a Monaco, che era stata voluta da Hitler per ospitare la vera arte germanica secondo lui, era rimasta illesa: «libri per bambini di tutto il mondo sarebbero entrati in questo tempio pagano e i loro spiriti buoni avrebbero scacciato quelli cattivi!».
Dopo tanti preparativi, la mostra fu inaugurata. Una lunga coda di persone aspettava: bambini che avevano camminato per chilometri, «i visi raggianti come se varcassero la soglia di un paese di fiaba», adulti che speravano di ritrovare i libri amati nell’infanzia, professori che si interessavano alla letteratura e alla grande impresa di Jella. La mostra viaggiò poi in diverse città della Germania.
Per Natale a Berlino i bambini ricevettero in regalo il Toro Ferdinando tradotto da Jella e stampato in 30 mila copie (“dimenticandosi” dei diritti d’autore). Fu sempre a Berlino che una bambina, visitando la mostra decorata per le feste, facendo un sospiro disse: «Questa sì che è pace».
E poi, dopo tre anni, il 14 settembre 1949, la mostra diventò una Biblioteca Internazionale per Ragazzi, con sede a Monaco, un «importante contributo all’intesa internazionale e al mantenimento della pace». La biblioteca era un vivace laboratorio: organizzò la story hour, diede la possibilità ai ragazzi di recensire i libri, si formarono gruppi di discussione, un gruppo teatrale, organizzò corsi di lingue a partire dai libri, laboratori di pittura e incontri coi genitori.
Venne costituita l’ONU dei Bambini, che poi si trasformò nell’ONU dei Ragazzi; sostenevano un esercito di pace, erano contrari alla segregazione razziale, si occupavano di politica ma non di politica di partito. C’era, in questa ONU, un ragazzo che era andato «da Dresda a Norimberga a piedi da solo con i miei due fratellini e quando ho compiuto sei anni durante la fuga mi sono dimenticato che fosse il giorno del mio compleanno».
Nel 1951 venne fondata IBBY, International Board on Books for Young People, che tra le altre cose istituì il Premio Hans Christian Andersen, battezzato altrimenti il piccolo Nobel.
È una storia per chi è affascinato dalle grandi passioni, quelle che danno un senso alla vita; per chi si interessa alla storia del Novecento e magari ama ritrovare nei libri certi personaggi della politica e della cultura internazionale (Eleanor Roosevelt, Erich Kästner, Ortega y Gasset etc.); per chi lavora coi bambini e i ragazzi; per chi ama i libri. È una storia per tutti. È una storia ambasciatrice di pace. Sembra una fiaba a lieto fine, ma anche nelle fiabe bisogna superare molte prove; Jella Lepman per fortuna era un’ottima costruttrice di ponti. Ora tocca a noi.
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