Cosa pensereste se domattina vi svegliaste e la Terra, che noi diamo per scontata e che continuiamo a maltrattare, sparisse di colpo? Niente più cielo, alberi, fiori, animali e la natura che silenziosamente riempie le nostre giornate e influisce sul nostro umore, di colpo sparisse lasciando il vuoto?
E’ una situazione paradossale, è vero, ma è lo scenario che Catarina Sobral, autrice portoghese pluripremiata e con un tratto molto deciso e riconoscibile, ci propone per sensibilizzarci alle tematiche ambientali.
Catarina Sobral, traduzione di Marta Salvetti, La nuova frontiera junior, 2019 – Età di lettura consigliata: dai 5 anni
Nel suo illustrato dal titolo “Ma come, è sparito così?”, il mondo si è arreso (fa male scrivere queste parole) e i suoi abitanti, sconvolti e disorientati, si riuniscono d’urgenza per cercare una possibile spiegazione. Ogni esperto propone una soluzione legata al proprio campo: l’esercito scende in campo per cercare di ritrovare il mondo, gli astronauti vengono inviati nello spazio alla ricerca di altri pianeti abitabili, i filosofi cercano un senso nuovo dell’esistenza, gli scienziati cominciano a studiare insieme agli chef nuove soluzioni per il cibo e creano ologrammi per riprodurre artificialmente ciò che ormai è perso per sempre…. Insomma ciascuno propone soluzioni e solo gli ambientalisti recriminano, sottolineando che ora è tardi per lamentarsi e che loro dicevano da anni che prima o poi un disastro sarebbe successo.
Le persone comuni dal canto loro reagiscono in vario modo: dapprima c’è lo sconcerto generale, poi nasce una sorta di curiosità per le novità proposte dagli scienziati, ma infine sopraggiunge la nostalgia per le piccole cose, come la minestra di verdure, l’acqua, le spiagge, la pioggia, la neve…
Ed è così che proprio la gente, che all’inizio pensava solo al proprio piccolo svantaggio, comincia a capire che in realtà le cose di cui ha nostalgia sono cose di tutti e che quindi tutti insieme ci si deve impegnare per riaverle e per difenderle.
Insieme protestano e, attraverso la parola e il confronto, capiscono di avere sbagliato in molti modi e di aver peccato di leggerezza inquinando gli oceani, non proteggendo gli animali e non prendendosi cura del mondo di tutti; e adesso… forse è troppo tardi… o forse ancora no. Per fortuna in questo scenario apocalittico l’autrice ci lascia una speranza: le persone decidono di ripulire lo spazio in cui una volta c’era il mare, e nel quale ora invece galleggia solo immondizia, e una piccola conchiglia spunta in mezzo a tutto il lerciume per regalarci l’illusione che tutto potrà tornare come prima.
La scelta di far esprimere i personaggi attraverso i fumetti potrebbe non essere del tutto condivisibile, soprattutto alla luce della leggibilità ad alta voce (leggere fumetti per qualcun altro è a dir poco difficile), ma credo che sia stata fatta per una ragione stilistica precisa e ad ogni modo c’è sempre una sorta di voce narrante che tiene il filo della storia e spiega cosa stiamo guardando.
Il fumetto permette infatti di inserire un gran numero di pensieri, parole e opinioni che diversamente sarebbe stato complicato rendere nella narrazione e che simboleggiano l’eterogeneità del pensiero umano. Se è vero che si presta meno ad una lettura condivisa è pur certo che per una lettura autonoma è invece molto accattivante e un bambino di prima e seconda elementare di sicuro si perderà nei numerosi dettagli di ciascun personaggio, associandolo al suo pensiero ed entrando nella storia con maggiore attenzione.
Come considerazione finale purtroppo viene naturale chiedersi quanto sia inverosimile la possibilità proposta da questa storia: è certo che noi non sopravviveremo al mondo, semmai la Terra, che è piena di risorse, rinascerà anche dopo che l’uomo per la sua stupidità si sarà auto estinto, però lascia l’amaro in bocca sapere che non ci sarà il lieto fine e la possibilità di rimediare rimettendo le cose a posto. L’unica certezza è che dobbiamo fare qualcosa adesso per salvare il salvabile.
Questa storia ha molte analogie con il cartone della pixar Wall-e uscito nell’ormai lontano 2008 e che allora sembrava avere una visione catastrofista e fantascientifica del futuro, ma che, rivedendolo oggi, purtroppo sembra invece assolutamente realistica. L’ho guardato poco tempo fa con mio figlio e la sensazione che si è generata in entrambi è stata di assoluta impotenza e, parlandone insieme, lui mi ha chiesto perché non si smette semplicemente di produrre la plastica e di inquinare… devo ammettere che purtroppo non gli ho saputo rispondere.
Quello che ho potuto dirgli è che ognuno deve impegnarsi nel proprio piccolo, arrabbiandosi con chi sporca e butta le cose senza pensare, raccogliendo tutto quello che troviamo in giro che può inquinare, riciclando, risparmiando l’acqua e usando detersivi che non inquinino, insomma cercando di dare il nostro contributo… ma devo essere sincera, non sono più certa che basti e libri come questo servono proprio per ricordare a tutti che non c’è più tempo.
I bambini non hanno colpa di come è il mondo ora, ma purtroppo sono proprio loro che dovranno vivere in ciò che ne resterà ed è giusto instillare in loro il senso del rispetto delle cose comuni, l’amore per la natura e la cura per ciò che per ora abbiamo.
Voglio pensare che le nuove generazioni, con la tecnologia dalla loro parte, ci stupiranno e saranno migliori di noi (come noi siamo inevitabilmente migliori e più ecologicamente responsabili della generazione dei nostri genitori) e sono certa che questa storia resterà nel cuore di molti piccoli ambientalisti di domani, augurandosi che la leggeranno ai loro bambini come se fosse il ricordo di un brutto periodo ormai passato.
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