Eccolo il secondo libro a tema “mamma” che mi ha incantata quest’anno (gli altri sono questo e questo).
Le illustrazioni in bianco e nero dal tratto preciso ed estremamente realistico sono la colonna portante di questo evocativo albo illustrato che racconta il rapporto intimo e strettissimo tra una mamma orsa e la sua piccola, impegnate in un viaggio di scoperta e crescita lungo il susseguirsi delle stagioni.
Jo Weaver, trad. Carla Ghisalberti, Orecchio Acerbo 2016
E’ finito l’inverno e con esso il lungo periodo di letargo. Grande Orsa mette il naso fuori dalla tana e annusa il sapore della primavera, che la pervade di luce e di calore. Vicino a lei avanza a passo incerto Piccola Orsa, pronta a scoprire il mondo per la prima volta grazie alla guida e alla presenza rassicurante della sua mamma.
Piccola Orsa appare vulnerabile e indifesa, fa esperienza della vita al fianco di Grande Orsa, stretta accanto a lei, oppure al riparo sotto la sua pelliccia soffice, o seduta sopra la sua morbida schiena. Il suo contatto e la sua vicinanza le trasmettono forza, fiducia, audacia.
Impara a riconoscere gli amici, a procurarsi da mangiare, a nuotare nel lago silenzioso, ad attraversare la foresta. Cresce e conosce la natura, gli altri, il tempo che scorre. E via via che impara, Piccola Orsa si meraviglia e comincia a guadagnare centimetri di autonomia, trovando il coraggio di staccarsi dal corpo possente della madre per compiere le sue quotidiane scoperte.
Ma Grande Orsa c’è sempre, a osservarla, a consigliarla, a proteggerla, a indicarle la via, a riportarla a casa, nel tepore della loro tana, quando l’inverno si riaffaccia prepotentemente all’orizzonte.
Pagine sognanti, dominate da paesaggi sconfinati e avvolgenti che rappresentano il “terzo protagonista del libro”, in cui la natura è generosa e straripante di bellezza, di luci e di ombre. Pagine che sembrano “vere”, immagini che fotografano la realtà. Solo un particolare tradisce la natura “disegnata” dei due orsi: gli occhi, ancoràti saldamente alla terra dell’illustrazione, come racconta l’autrice e illustratrice Jo Weaver in questa intervista su The Guardian.
“Little One” (titolo originale del libro) è l’albo di esordio di Jo Weaver, che ha dichiarato di aver aggiunto il cucciolo di orso in un secondo momento, per rendere più caldo ed “emotivo” il racconto. Inizialmente la narrazione era incentrata sul grande orso solitario e sul suo rapporto con l’habitat naturale circostante. Ma l’effetto risultava troppo freddo e desolante…
Un’altra curiosità: Carla Ghisalberti, che ha curato la traduzione in italiano del libro, ha spiegato che nelle intenzioni dell’autrice non c’era quella di rappresentare la coppia mamma-figlia, bensì mamma-figlio. Nella versione originale il cucciolo di orso protagonista è infatti un maschio. E’ stata una scelta precisa della casa editrice Orecchio Acerbo quella di voler trasformare il rapporto al femminile. Scelta, secondo me, vincente.
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