di Rossella Gardelli
E’ uscito da poco per la casa editrice il Castoro ed è un puro caso il fatto che anche questo albo illustrato sia scritto da Susanna Mattiangeli, già autrice di In Spiaggia, bellissimo libro di cui vi ho parlato qualche tempo fa.
E’ un caso, ma sottolinea, se mai ce ne fosse bisogno, la bravura di questa artista, appena premiata con il Premio Andersen 2018 come Migliore Scrittrice dell’anno, e la sua capacità speciale di dare voce alle immagini dei vari illustratori con i quali decide di collaborare.
In Uno come Antonio, il libro di cui vorrei raccontare, la collaborazione con Mariachiara Di Giorgio è particolarmente ben riuscita e vale la pena sfogliarlo insieme.
Protagonista è Antonio, un bambino come tanti, con il quale facciamo conoscenza già dalla prima occhiata in copertina, impegnato in una gamma di atteggiamenti e posizioni davvero adorabili, che inquadrano perfettamente la sua giovane età.
Aprendo il libro, ci aspetteremmo una storia con una trama classica e lineare, ma da un primo sfoglio veloce le immagini sembrano scollegate fra loro e proprio questo particolare stuzzica una tale curiosità che non si può fare a meno di voler scoprire cosa avrà lui a che fare con mostri, porte che urlano, astronauti e balene.
Quindi dal piano dell’immagine, che inizialmente è il predominante, viene naturale addentrarsi in quello del testo, che affronta la molteplicità di sfaccettature che chiunque di noi, non solo bambino, assume durante la propria vita: l’essere figlio, nipote, cugino, fratello, atleta, scolaro e così via.
Antonio è ciascuna di queste cose a seconda del contesto in cui si trova (anche se “a vederlo così, senza niente intorno, è un bambino e basta”) e ce lo svela una voce narrante che man mano che descrive il protagonista diventa sempre più personale, intima, affezionata, fino al climax finale in cui ci rivela che sta in effetti descrivendo il suo migliore amico.
Il piano narrativo a cui ci viene chiesto di accedere è astratto, non subito facile da comprendere per i bambini; non si capisce immediatamente dove ci porterà quello che leggiamo e non c’è, come dicevo, una storia che si svolge con linearità nel tempo; ma ciò che in realtà lo rende accessibile è la naturalezza con la quale vengono descritte le varie sfaccettature di Antonio all’interno della sua quotidianità.
Ogni bambino si potrà riconoscere nella veste di scolaro distratto che pensa allo spazio, o di atleta che nuota in piscina, o ancora di autore di storie inventate, e allo stesso tempo ogni bambino potrà affermare di avere un migliore amico e di conseguenza pensare se stesso nei panni di qualcun altro, diventare appunto altro da sé.
Ogni immagine aggiunge poi elementi che attraggono l’attenzione e risvegliano la fantasia dell’occhio che le guarda: l’armadio che si apre su un mondo sconosciuto (un richiamo alle Cronache di Narnia di Lewis?), i mostri colorati dell’edicola che prendono vita e diventano compagni di gioco (un omaggio ai Mostri selvaggi di Sendak?) o ancora Antonio attore che declama una storia ad alta voce, trasfigurato in Pinocchio e con un degno pubblico formato da Gatto, Volpe, Fata Turchina e Grillo Parlante.
Credo che leggere libri come questo ai nostri bambini sia un modo per “allenare” la loro mente e abituarli a spaziare, consentendo loro di accedere a forme di narrazione non comuni, ma che poi permetteranno alla loro sensibilità di svilupparsi e afferrare al volo qualsiasi futura forma testuale con cui verranno a contatto.
Se è vero che sempre di più le persone faticano a leggere e comprendere testi complessi, abituati alle regole ormai consolidate in rete secondo cui le prime tre righe sono quelle significative, allora libri come questo sono ciò che educherà le nuove generazioni a mantenere una capacità critica nella scelta delle proprie letture.
Un personaggio tutto da scoprire, ogni pagina una sorpresa, un momento di evasione, mondi fantastici dietro a ogni angolo: questo è Uno come Antonio. Usciamo dagli schemi e leggiamolo ai nostri bimbi!
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