L’albo illustrato più usato nelle scuole per aiutare i bambini a riconoscere le proprie emozioni

di Alessandra Testa

Roberto, il bambino protagonista di Che rabbia!, quello che ha passato una bruttissima giornata e arriva a casa con un diavolo per capello, tutto sporco e una racchetta distrutta in mano, ormai lo conoscono tutti.
Basta frequentare una scuola dell’infanzia, riconoscersi nel gesto del lancio delle scarpe in corridoio e urlare «non ci penso neanche» di fronte a un piatto di spinaci.

Il piccolo imbronciato, infatti, è il protagonista di uno degli albi illustrati più usati (e, secondo alcuni, abusati) dalle educatrici, dalle insegnanti e dai genitori che si trovano ad affrontare quell’emozione brutta e cattiva che troppo presto ci insegnano a dover tenere dentro e che si chiama RABBIA.

Quel terribile stato d’animo che ci cambia i connotati, altera la colorazione del nostro viso e ci crea vergogna se manifestato davanti agli altri, ma che contemporaneamente è moto di autoconservazione e liberazione da qualcosa che ci provoca disagio, fra le pagine di Che rabbia! prende le sembianze di un grosso mostro.

Che Rabbia! – il booktrailer di Milkbook

Pubblicato in coedizione con L’école des loisirs da Babalibri, sia in versione grande con copertina rigida che in versione tascabile Bababum, Che rabbia! è la traduzione italiana del francese Grosse colère scritto e illustrato da Mireille d’Allancé.


Senza mai essere nominata, la rabbia viene indicata come «la Cosa», un essere enorme che nasce dall’urlo liberatorio che Roberto emette dopo essere stato spedito in camera sua dal padre e aver lasciato sbattere la porta dietro di sé.

Roberto sente una Cosa terribile che sale… sale, sale, fino a quando…
rrrrRRRHAA esce fuori all’improvviso.

Rossa, naturalmente. Come per convenzione si suole rappresentare la rabbia.

 

Immediatamente la Cosa ruba la scena al monello e, quasi fosse altro da lui, comincia a mettere a soqquadro la stanza. Via coperte, lenzuola e cuscini dal letto, comodino e lampada sbattuti per terra e libri, mappamondo e pallottoliere giù dagli scaffali.
Quando la Cosa si appropinqua verso il baule degli giocattoli arriva finalmente la reazione di Roberto, che fino a quel momento era rimasto con la bocca pietrificata in un muto «ohhh».

Aspetta, quello no!
Hai capito? Smettila!

Il bambino dà dello «stupido!» al mostro che, piano piano, inizia la sua trasformazione. Pur non avendo mai fatto davvero paura, forse a causa del segno morbido e senza spigoli con cui l’illustratrice ha scelto di definirlo, diventa sempre più piccolo.
Più Roberto si riprende il suo ruolo da protagonista, più la Cosa si fa minuscola.

Che cosa ti ha fatto, quel brutto bestione?, chiede Roberto infastidito riafferrando il suo camion preferito. E ancora, iniziando a prendersi cura delle sue cose, pronuncia frasi come non ti preoccupare, ti aggiusterò io oppure ti ha tutto sciupato, poverino.

Ridimensionata la propria rabbia, Roberto si riappropria della calma e, con estrema delicatezza, raccoglie il suo alter ego, oramai divenuto quasi invisibile, e lo ripone in una scatola blu.

Forza, su, dentro nella scatola.
E non muoverti più.

L’espressione del viso si addolcisce, il bimbo abbozza un sorriso e, camioncino prediletto in mano, è pronto per tornare in cucina e chiedere al papà se è rimasto un po’ di dolce (e, si badi bene, non certo se sono avanzati gli spinaci!).

Un bestseller dell’editoria per l’infanzia

Amato e odiato, Che rabbia! è uno dei testi più venduti nelle librerie italiane grazie al tam tam infinito di educatrici, insegnanti e genitori che lo consigliano come strumento di rielaborazione delle emozioni negative dei più piccoli.

Rinchiudere la rabbia in una scatola – azione a volte riprodotta metaforicamente a scuola dagli stessi insegnanti o a casa dalle famiglie – è la grande critica che i pedagogisti e gli psicologi dell’infanzia che non credono nella repressione degli stati d’animo rivolgono a questo testo. Testo di cui però riconoscono altri pregi, primi fra tutti la centralità data alla figura del padre in alternativa all’onnipresenza delle madri e la fiducia riconosciuta ai bambini nel gestire autonomamente, senza l’intervento di un adulto, la paura della propria rabbia.

Che rabbia! in versione “ad alta leggibilità”

I detrattori di Che rabbia! restano una minoranza, tanto è vero che la sua popolarità ha fatto sì che proprio lo scorso settembre il titolo fosse inserito, in una versione ad alta leggibilità, nella bellissima collana “I libri di Camilla” proposta dalla casa editrice Uovonero per consentirne la fruizione anche ai bambini con difficoltà di lettura.
La fedele traduzione dal francese di Anna Morpurgo è cioè arricchita dai simboli della comunicazione aumentativa e alternativa WLS pensati proprio per favorire i processi di lettura e scrittura di tutti i bambini. A curare questa lieve, ma importantissima modifica, ci ha pensato Enza Crivelli in collaborazione con Auxilia, una società modenese che fornisce sussidi e software per la comunicazione e l’apprendimento.

Il risultato? L’albo illustrato di Camilla è identico a quello originale con l’aggiunta di quei codici che consentono di garantire un equilibrio fra testo e illustrazioni, facilitandone l’assimilazione ed estendendo il pubblico dei lettori: il Che rabbia! ad alta leggibilità è, infatti, reperibile anche nelle biblioteche pubbliche.

>> Se sei uno dei pochi che ancora non ce l’ha, puoi comprare Che rabbia! qui e qui:

Altri libri che raccontano la rabbia:

Oggi sono arrabbiata!

Sulla collina

Nontiplicazioni

Alessandra Testa

Giornalista professionista, dopo dodici anni all'interno della redazione de "Il Domani di Bologna", che poi ha cessato le pubblicazioni, si occupa oggi di comunicazione interculturale e letteratura per l'infanzia. Redattrice di prodotti editoriali, tra i suoi ultimi progetti, un laboratorio di giornalismo e un concorso di fiabe per donne migranti.

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