Il perfetto picture book, secondo me, è quello che può contare su un felice equilibrio tra immagini e parole. Per “equilibrio” intendo una proporzione armoniosa fra la componente iconica e quella linguistica, un’accordanza piena tra tempo di lettura del testo e tempo di lettura delle illustrazioni.
Ho notato che se la parte testuale è troppo lunga rispetto al tempo di decodifica dell’immagine, si crea una stonatura e il bambino finisce per “perdersi“, distrarsi, non seguire più. Allora sta al lettore esperto “riacciuffare” l’interesse del piccolo ascoltatore, riportarlo sulla storia e continuare insieme il viaggio.
Se il testo è breve, efficace, incisivo, tutto si fa più semplice: chi legge si sente tranquillo, ha la possibilità di fare le pause, le facce, i versi, di indicare le figure e aggiungere del suo… Con ogni probabilità ha anche memorizzato molte delle parole e può prendersi la libertà di interagire con i bambini staccando gli occhi dalle pagine.
Chi ascolta la storia, da parte sua, ha tutto il tempo di capire, di farsi un’idea, di mettere a confronto quanto viene detto con quanto è disegnato. In questo senso, il nuovissimo titolo di Orecchio Acerbo, Il leone e l’uccellino, di Marianne Dubuc, funziona egregiamente.
Marianne Dubuc, Orecchio Acerbo
Poche, significative frasi, che danno il tempo di riflettere e fissare lo sguardo sulle immagini ariose e pacate.
Il protagonista del libro è un leone solitario dall’aspetto bonario che, un giorno, soccorre un uccellino ferito. Lo raccoglie da terra, lo solleva delicatamente e lo medica con una fasciatura intorno all’ala malandata.
Lo tiene con sé quando lo stormo degli uccellini se ne va.
“Qui non avrai freddo”, lo conforta adagiandolo sulla sua folta e morbida criniera.
L’uccellino diventa presto suo amico. I due vivono insieme nella casetta del leone, mangiano insieme, dormono insieme, leggono insieme…
Persino l’inverno tutto bianco e tutto freddo sembra meno ostile, insieme.
Poi d’improvviso torna il bel tempo e, con esso, lo stormo di uccelli.
Non c’è bisogno di dire, di spiegare. Leone già sa. Ha capito tutto.
L’uccellino se ne va. E la vita continua. Dopotutto bisogna andare avanti e dedicarsi alle cose di sempre: l’orto, la pesca…
Il leone ha un vuoto dentro, ma anche una speranza. Che diventa certezza quando, con l’autunno di nuovo alle porte, sente una musica dolce fluttuare nell’aria. Un cinguettio familiare, il richiamo di un amico che è tornato a casa. Per trascorre l’inverno insieme, e non sentire freddo.
Un albo composto, profondo, che dà valore alle cose belle, alla libertà, all’amicizia, alla cura del prossimo, al rispetto per se stessi e per la natura.
Una storia che, per stile e contenuti, si discosta un po’ dal marchio di fabbrica della casa editrice, che ci ha abituato a proposte graffianti, spiazzanti, provocatorie. O che forse, proprio con questa scelta, ci continua a sorprendere.
Voi che ne pensate? Vi piace? Amate questo tipo di libri evocativi e pieni di spazi bianchi?
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