Tito Lupotti
Da quando è uscito “Bottoni d’argento“, uno di quei rari albi illustrati che leggerei e rileggerei all’infinito, guardo con particolare attenzione a ogni nuova pubblicazione del marchio torinese Giralangolo. E devo dire che mi scopro sempre più vicina alla linea e alle scelte editoriali che compie.
Se anche voi cercate nei libri storie ricche di emozioni, non banali e stereotipate, che hanno l’ambizione di educare alla bellezza i bambini, allora sono certa che il catalogo di Giralangolo vi piacerà. E anche l’intervista di oggi, a Luisella Arzani, editor del gruppo.
La prima collana di libri per bambini in casa editrice è stata nel 2005 Milly Molly [qui puoi leggere la mia recensione a Milly, Molly e nonno Giove] serie neozelandese di cui quest’anno festeggiamo i 10 anni. Nel 2007 abbiamo deciso di costituire un vero e proprio catalogo per bambini e ragazzi ed è nato il marchio Giralangolo, perché pubblicare per i piccoli significa anche crescere i lettori adulti di domani, questa è un po’ la nostra ambizione.
Conoscere il mondo e chi lo vive è certamente uno degli intenti che guida le nostre scelte, e non necessariamente nel senso di viaggiare e conoscere posti lontani: anche il quotidiano, se osservato più attentamente, può rivelare aspetti inconsueti. Per questo ci piacciono gli albi illustrati che, attraverso le immagini, raccontano storie parallele a quelle narrate dalle parole.
Anche la collana più recente, Sottosopra, dedicata all’identità di genere, segue questa linea: proporre ai bambini e alle bambine modelli non stereotipati, dare loro la possibilità, per esempio, di immaginare un futuro in cui potranno scegliere liberamente a quale attività dedicarsi è un modo per ampliare la conoscenza. E anche in questo caso abbiamo deciso di raccontare le storie percorrendo il duplice binario delle parole e delle immagini.
Pubblichiamo 12-15 titoli l’anno, tra libri illustrati, narrativa per adolescenti e la collana LeMilleunaMappa, progetto editoriale di nostra ideazione.
Entrambi devono suscitare emozioni: non importa se più commovente o più divertente, l’essenziale è che la storia non sia piatta, banale, brutta. Penso che educare alla bellezza sia importante e possibile anche tramite i libri: il libro è intanto un oggetto, che deve essere curato, nella carta, nella stampa, nella confezione, e dunque deve contenere bellezza, nelle parole e nelle immagini.
Soprattutto deve contenere storie e illustrazioni per bambini, non per adulti che pensano di proporre ai piccoli quello che in realtà è un loro sentire: storie semplici e appassionanti, illustrazioni belle e lievi senza intellettualismi.
Questa risposta rischia di essere molto lunga, tanti sono i libri che rifarei subito, a cominciare dalle MilleunaMappa [qui la mia recensione]. Meglio quindi che mi limiti alle pubblicazioni più recenti… La collana Sottosopra, tutta, sicuramente, perché siamo riusciti nell’intento di raccontare modelli non stereotipati con storie belle, divertenti, lievi e ben illustrate: tra tutti i titoli sicuramente “Tito Lupotti“, che mi fa ridere ogni volta che lo leggo, il “Trattore della nonna”, che mi ricorda la mia infanzia nella cascina dei nonni, e il nuovissimo “Amelia che sapeva volare” [leggi la mia recensione], bella storia di un personaggio che non conoscevo e che mi ha affascinato per forza, determinazione e femminilità. E non posso non comprendere in questo elenco anche “Il segreto di Espen”, romanzo per adolescenti pieno di avventura, sentimento, passione civile.
Per quanto riguarda la narrativa, “L’indimenticabile estate di Abilene Tucker”, poi “La mia piccola officina delle storie”, il libro “a fette” che permette di combinare le parole per comporre un’infinità di storie diverse. Tra gli illustrati c’è sicuramente “Bestiacce”, il viaggio immaginario di due esploratori alla ricerca di animali ancora sconosciuti al mondo scientifico.
L’elefantino Babar è un bellissimo ricordo, mi piacevano le illustrazioni, le storie semplici e allegre con tanti amici che aiutano Babar a superare le difficoltà. Ancora adesso se ci penso mi riporta sensazioni di allegria e serenità, e la sua attualità è confermata dalla bella iniziativa di Donzelli che ne ha ripubblicato le storie.
Dunque, direi, nell’ordine: scovare il fantomatico e agognato “bestseller”, quello che permetterebbe di sostenere economicamente la produzione regalando un po’ più di serenità e tranquillità; poi scoprire un autore o un illustratore, la stella nascente dell’editoria per l’infanzia; e non mi spiacerebbe che un mio autore o illustratore vincesse l’Hans Christian Andersen Award…
Sogni? Sì, un po’, e allora torno coi piedi per terra e dico che la mia ambizione è poter continuare ad avere la libertà di scegliere. Quanto ai progetti, chi lo sa? Possono nascere all’improvviso, com’è successo con la collana Sottosopra.
Mi piace: tutti i libri che posso vedere e toccare, pubblicati in ogni parte del mondo; la quantità di persone con cui entro in contatto; quando riesco a comprare da un editore straniero un libro che mi piace tantissimo; l’emozione di ogni nuovo libro che arriva sul tavolo fresco di stampa.
Non mi piace: dover rinunciare a un progetto non sostenibile, e dunque dover fare i conti, soprattutto quando lo so bene già in partenza, che con quel libro lì i conti difficilmente torneranno.
Io consiglierei:
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