Tutte le sfumature della parola EMPATIA

Leo è sordo dalla nascita e, anche se sua madre è convinta che debba sforzarsi di usare la voce, non le mani, per parlare, perché secondo lei è l’unico modo per essere uguali agli altri, è solo attraverso il linguaggio dei segni che il bambino riesce a dire quello che sente veramente. Io non sono suono, sono gesto.

A scuola per lui non è facile farsi capire, né comprendere gli altri. La prof Perri è gentile e sorridente, ma per Leo seguire le lezioni leggendo le labbra è faticoso. Inevitabilmente finisce per perdersi quasi tutto e a rimanere indietro col programma, nonostante l’insegnante riassuma per lui gli argomenti principali su una tabella.

Una volta si credeva che i sordi fossero anche scemi, perché impariamo molto meno rispetto agli altri.
Bella scoperta che impariamo meno, se tutto quel che abbiamo è un labiale e una tabella.

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Con i coetanei va così così, ce n’è uno insopportabile che lo prende in giro chiamandolo buga-buga e muovendo le braccia e le mani come le scimmie. Poi però in classe c’è Chiara:

Dio, quanto mi piace Chiara. Già il nome, Chiara, come fa un nome a essere così bello? Chiara, in lingua dei segni, si dice scoprendosi il volto con le mani, come per aprire una tenda immaginaria e fare entrare il sole, dentro di me.

Pur con tante difficoltà, Leo sta bene in questa scuola e ha deciso che vuole rimanerci e non trasferirsi altrove, come gli è capitato in passato, ogni volta dopo due o tre mesi di “prova”.

Una mattina Leo si sveglia con un unico pensiero in testa: dire a Chiara quanto gli piace. Ha le sue parole pronte nelle mani e non può più trattenersi. Quando la incontra fra i banchi, con il cuore in gola, libera le sue mani e gli rivela tutto. Tanto lei la lingua dei segni non la sa, perciò non c’è pericolo che mi rida in faccia.

E invece… sarà l’EMPATIA, sarà che la professoressa Perri e i suoi compagni di classe ci tengono davvero a lui, e a sua insaputa hanno trascorso gli ultimi mesi a studiare la lingua dei segni per non lasciarlo più indietro, la bambina capisce tutto. E sorride. Poi, muovendo le mani con una grazia che pare lo faccia da quando è nata, gli fa una proposta: Non ho voglia di andare a casa. Ti va di fare un giro?

Zero suono di Gabriele Clima è un toccante racconto, ispirato a una storia vera, contenuto nell’antologia EMPATIA – Un cartoccio di parole, volume che nasce per volontà della casa editrice imolese Bacchilega Junior, la libreria indipendente Cartamarea e l’Associazione Cartabianca, organizzatrice tra l’altro del piccolo Festival letterario Parole al cartoccio di Cesenatico.

Un cartoccio di parole EMPATIA

Un libro che fa perno intorno alla bellissima parola “empatia”, la quale viene esplorata attraverso la scrittura creativa, le riflessioni, le suggestioni, le ispirazioni poetiche di alcuni autori contemporanei di libri per bambini e ragazzi: Gabriele Clima, Antonio Ferrara, Maria Beatrice Masella, Elisa Mazzoli, Pino Pace, Cristina Petit, Beniamino Sidoti, Sualzo (che ha disegnato la copertina), Silvia Vecchini. A introdurre tutti loro, una premessa di Filippo Mittino, psicologo e psicoterapeuta, che ci invita a riflettere sulla vera chiave per diventare empatici, che è la curiosità che ci dà l’incontrare l’altro e anche il piacere di farlo.

Ogni autore ha fornito la sua interpretazione di questo prezioso termine in piena libertà, ricorrendo a parole in prosa, versi, disegni… con esiti a volte giocosi, brillanti, altre commoventi, dolci, commoventi.

Il racconto di Pino Pace, per esempio, gioca tutto sull’ironia, descrivendo il piano diabolico di un ragno geniale e cattivo che vuole creare una ragnatela talmente micidiale da intrappolare per sempre un bambino. Peccato per lui che sulla sua strada incontrerà un gruppo di ragazzini molto solidali tra di loro e pronti a tirar fuori dai guai il loro amico finito nella rete.

Per descrivere l’empatia, Cristina Petit ricorre a una metafora forte e universale (mettersi nelle scarpe dell’altro); Silvia Vecchini a una splendida poesia; Beniamino Sidoti a una storia divertente di numeri, invidie, buffi fraintendimenti e giochi di parole; Antonio Ferrara a illustrazioni in bianco e nero che fanno leva su contrapposizioni e similitudini; Maria Beatrice Masella a un componimento poetico carico di sentimento; Elisa Mazzoli a un brano ambientato in una libreria che parla di generosità, ascolto e rispecchiamento.

Un volume composito e originale pensato per giovani lettori dagli 8 ai 12 anni ma che stimola interessanti spunti di riflessione in tutti. Un libro che è il primo di una collana abbinata al festival Parole al cartoccio che si pone l’obiettivo di costruire, titolo dopo titolo, un vocabolario condiviso di parole capaci di esplicitare le funzioni della letteratura per bambini e ragazzi. Il dado è tratto, ora non resta che continuare decisi su questa strada.

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