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I nostri primi passi nella Selva Oscura

Trattare un colosso della letteratura non è mai cosa semplice, da nessun punto di vista. Le parafrasi, le traduzioni e le versioni illustrate dei grandi classici esistono da tempo immemore, ma non appena ho avuto questo libro tra le mani mi sono resa conto che il lavoro fatto da Aristarco e Somà è qualcosa di nuovo nel panorama dei “classici” per ragazzi.

La Divina Commedia – Il primo passo nella selva oscura 

testo di Daniele Aristarco, illustrazioni di Marco Somà, Einaudi Ragazzi, 2021 
Età di lettura consigliata: dai 7 anni in su

La divina commedia di Aristarco

La storia narrata è quella di un giovanissimo lettore che si approccia in maniera spontanea al capolavoro di Dante, mentre le illustrazioni che lo accompagnano non si limitano a riprodurre didascalicamente il testo, ma lo arricchiscono. Non si tratta quindi di una semplice riproduzione dell’originale testo dantesco coi disegni a lato per accompagnarlo visivamente, ma di un perfetto dialogo tra parole e immagini, che si uniscono e fondono, ma viaggiano anche in parallelo, mantenendo ognuna una propria autonomia.

purgatorio

Come ha rivelato Aristarco in una delle tante interviste di questi ultimi giorni in cui il libro è arrivato in tutte le librerie per l’editore EL (il giorno ufficiale è stato il 25/03, celebrato in tutta Italia come il “Dantedì”), il protagonista della narrazione in prima persona è lui stesso, che ha incontrato Dante a soli 9 anni, rimanendone incantato.

Nonostante la giovane età, inizia a riflettere sul senso dei primi versi della Commedia e sul motivo che portò Dante a scrivere quella storia 700 anni prima: aveva smarrito la retta via, si trovava nei guai e aveva paura. Altrettanto, si rende conto che il buio che accolse Dante in realtà riguarda tutti noi e che, esattamente come lui, ci muoviamo alla ricerca di una luce che ci salvi.

dentro la selva

Man mano che Aristarco-bambino si pone domande sulla Divina Commedia, accompagna i lettori nel libro con le proprie analisi e riflessioni: è lui il Virgilio di questa storia, così come il poeta è stato una vera e propria guida per Dante.

L’incontro con Beatrice, l’arrivo in Paradiso e la scoperta di Dio, rendono tutto più chiaro, pacifico e luminoso, sia per Dante che per Aristarco, che dice: «Sul volto di Dio, invece, non avevo avuto il minimo dubbio. Sono sicuro che anche tu conosci la risposta perché le bambine e i bambini sanno benissimo qual è il volto di Dio».

Marco Somà invece rende omaggio alla Divina Commedia in maniera diversa: con le sue tavole non solo abbraccia il testo di Aristarco, ma “dona voce” alle terzine dantesche, che sono riportate fedelmente a fondo pagina in una sorta di carteggio.

Nei suoi disegni ampi e colorati come le miniature del trecento, che si stagliano maestosi su fondi creati ad acquerello e poi computerizzati, Somà trasforma Dante in un levriero, Virgilio in una volpe e in animali di svariate razze anche tutti gli altri personaggi che i due protagonisti incontrano lungo il loro cammino dall’Inferno al Paradiso.

Dante e Virgilio

L’utilizzo di animali antropomorfizzati per rappresentare i personaggi delle storie che illustra, è elemento caratterizzante dello stile di Somà, così come la raffigurazione di elementi naturali ricchi di dettagli e di particolari; come ha lui stesso ammesso in diverse occasioni parlando dei propri lavori, umanizzare gli animali è un modo universale per rappresentare i personaggi e per avvicinare i lettori alla storia. Credo quindi che ancor più in questo caso, di fronte ad un’opera così maestosa che per via di un approccio spesso rigidamente scolastico ha finito per allontanare molti lettori anziché catturarli, questo metodo risulti oltremodo vincente.

Non posso che concordare con quanto ha affermato Gaia Stock, editore di Einaudi Ragazzi, durante l’incontro online organizzato da Einaudi per le scuole in occasione del Dantedì, con Aristarco Somà e Simona Bitasi (mediatrice dell’intervista e organizzatrice di incontri dedicati ai libri, ndr):

«La Divina Commedia siamo noi, è la nostra origine. È come vedere noi stessi allo specchio, ma è uno specchio che ci vuole bene. Attraverso parole così piene di vita e di speranza, illustrazioni dolci, colte e così poetiche non possiamo che sentirci benvoluti».

Paradiso Dante

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