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Il celebre libro di Tana Hoban, Bianco e nero, finalmente in Italia

Per la collana Bellodasapere di Editoriale Scienza, lo scorso aprile è approdato sul mercato italiano Bianco e nero di Tana Hoban, destinato ai più piccoli tra i piccoli. Uscito postumo nel 2007 per Greenwillow Books, è un libro senza parole, cartonato e rilegato a leporello; raccoglie quattordici tavole raffiguranti silhouette bianche su fondo nero da un lato e nere su fondo bianco dall’altro, selezionate tra quelle già comparse in due precedenti bestseller della stessa autrice, White on Black e Black on White (Greenwillow Books, 1993).

Pur essendo arrivato solo ora sui nostri scaffali, la fama di questo libro lo ha di gran lunga preceduto; Editoriale Scienza ha il grande merito di aver inaugurato l’ingresso di Tana Hoban nei cataloghi nostrani, riaccendendo sulla sua arte un interesse che speriamo ci porti a godere di molti altri titoli (a tal proposito, Camelozampa ha già annunciato l’arrivo a settembre di due classici, Che cos’è? e Giallo, rosso, blu); nondimeno quello di averci reso disponibile un libro da tempo citatissimo quando si parla o scrive di primi libri, mostrato e anche suggerito direttamente ad educatori di nidi e neogenitori per i loro bimbi, fin qui con l’imbarazzante consapevolezza di una certa difficoltà di reperimento. Oggi questo imbarazzo finalmente ci abbandona.

L’arte e la poetica di Tana Hoban

Tana Hoban (1917-2006) è stata una fotografa statunitense, passata dall’avere l’infanzia come oggetto esplicito dei suoi scatti (era specializzata nella fotografia di bambini, pubblicò anche un manuale a tema, How to Photograph Your Child, Crown 1955), ad averla quale soggetto destinatario di libri fotografici; a partire dagli anni ‘70 si dedicò infatti alla realizzazione di picture book per bambini, introducendo un modo innovativo e particolarissimo di fare “illustrazione”. I suoi lavori sono stati pionieristici nell’ambito dell’editoria fotografica per l’infanzia e ancora oggi rappresentano dei punti di riferimento saldi e sostanzialmente insuperati.

La sua poetica si fonda su di uno sguardo peculiare sulla realtà, aperto a cogliere forme, colori, sequenze, ricorsività e relazioni fra gli elementi presenti nel quotidiano, spesso visto ma non guardato, stimolando i bambini a fare altrettanto e ad usare il proprio occhio come fosse una macchina fotografica, facendo cioè dell’apparentemente banale il protagonista di un’osservazione attenta e foriera di meraviglia:

Cosa c’è là, proprio là dove sono che non vedo?

[…] Attraverso la mia fotografia ed attraverso uno sguardo aperto provo a dire «Guarda! Ci sono delle forme qui e dappertutto, ci sono cose da contare, colori da vedere e sempre delle sorprese». (Allen, Ramond (1987), “Tana Hoban”. Children’s Literature Review. 13 – via Gale Literature Criticism Online, citato in Tana Hoban – Wikipedia, traduzione mia)

A partire dagli anni Ottanta, la sua attenzione si posò in modo speciale sui bambini molto piccoli, dedicando loro una specifica ricerca che la portò a realizzare dei libri di piccolo formato, cartonati, studiati per essere altamente leggibili anche a poche settimane di vita; i principi strutturali di questi lavori sono il forte contrasto cromatico, la pulizia delle forme e degli sfondi, il realismo e la quotidianità, direi la stereotipia, degli oggetti raffigurati, siano essi elementi della natura o dell’ambiente domestico.

Un catalogo di oggetti prossimi

In Bianco e nero, ad esempio, troviamo da un lato, su fondo bianco, le sagome nere di una foglia d’acero, di un gatto, di un bavaglino, solo per citarne alcune, dall’altro, bianche su fondo nero come in negativo rispetto alle prime, quelle di una margherita, di un biberon, di quattro bottoni… Sempre e solo un’immagine e ben riconoscibile per pagina. Questo catalogo accosta tra loro oggetti vicini all’esperienza del bambino slegati da nessi causali reciproci; lettori molto piccoli infatti, almeno fino ai due anni, non hanno ancora accesso alla correlazione causa-effetto. Ciò non impedisce all’adulto di tessere micro frasi, finanche semplici trame a partire dalle immagini, che se pure non possono essere comprese dal bambino sul piano cognitivo, lo immergono nel suono della lingua e nella voce di chi lo accudisce, e questo è ciò di cui sempre ha bisogno, a qualsiasi età e tappa di sviluppo.

Per realizzare le tavole in questione la Hoban fece ricorso alla famosa tecnica della rayografia* ((253) RAYOGRAPHS – YouTube) che le permise di ottenere gli effetti di contrasto bianco/nero, di nettezza e appiattimento delle forme ideali per lo sguardo neonato.

Come legge infatti un bambino molto piccolo?

La scienza ci ha ormai edotti sulle caratteristiche della vista del neonato; sappiamo che nasce fortemente miope, fatica a mettere a fuoco ciò che ha intorno, soprattutto se si trova ad una distanza che supera i 20/25 centimetri, e non percepisce tutto lo spettro dei colori; del resto la vista è l’organo che ha allenato di meno nei nove mesi intrauterini. La situazione evolve velocemente, fino ad arrivare ad un’ottima acuità visiva già intorno ai 6/8 mesi. Prima di allora, lo sguardo del bambino si sofferma più volentieri sugli oggetti e le figure fisicamente prossimi, con una preferenza assoluta per i volti della mamma e del papà, optando spontaneamente per ciò che meglio riesce a distinguere, ovvero forme semplici, dai contorni netti e su sfondi cromaticamente contrastanti, appunto.

Questi motivi fanno di Bianco e nero una proposta ideale per le competenze percettive di occhi neonati, capace di stimolarli nella giusta misura. Il libro è proposto con rilegatura a leporello (in edizione originale si trova anche il formato classico); opportunamente dispiegato, può essere posto in piedi intorno al bambino mentre si trova nella sua naturale posizione supina, sul fasciatoio, nella culla o sul tappeto, oppure di fronte al viso quando è a pancia in giù, uno stimolo perfetto durante il cosiddetto tummytime; l’adulto, non dovendo reggere o sfogliare le pagine, può arretrare, restare in disparte, in osservazione e ascolto del bambino che compie la sua prima esplorazione autonoma di un libro e si detta da solo ritmi e pause di lettura.

In queste righe ho usato il termine lettura riferendomi al neonato di fronte al libro. Potrebbe sembrare un vocabolo sproporzionato ma se guardiamo alla storia etimologica della parola, risaliamo al verbo latino lègere, il cui significato ci riporta all’atto di raccogliere, di scegliere:

il ‘leggere’ che conosciamo noi […] alla fine è un raccogliere dei segni. Ma spesso il leggere non è un’acquisizione trasparente di informazioni, richiede un’interpretazione dei segni raccolti (Lettura, etimologia e significato – Una parola al giorno, grassetto mio).

Non si può negare che il neonato sia di fatto un raccoglitore di segni, legge dunque il libro, allo stesso modo di come da subito legge tutto il resto del suo mondo, dal volto della mamma in poi. Più i segni sono osservabili, più la sua raccolta può essere ricca e sfociare in una progressiva, condivisa, gioiosa interpretazione.

E allora, buona lettura, piccolino e, per dirla con la Hoban: sguardo aperto e look, look, look!

*Su questo punto, è doverosa una precisazione; dalle fonti rintracciate, non mi è stato possibile verificare in modo definitivo la tecnica usata dalla Hoban per questo lavoro. Alcuni elementi ci permettono di sostenere con una certa sicurezza che sia partita da fotogrammi realizzati, come detto, con la tecnica della rayografia, probabilmente rielaborandoli graficamente in un secondo momento. Restano tuttavia alcuni dubbi sul procedimento preciso da lei seguito, per risalire al quale sono ancora in corso degli studi. Ringrazio Francesca Tamberlani, Mara Pace, Francesca Romana Grasso ed Editoriale Scienza per essersi prontamente attivati per aiutarmi a sciogliere, almeno in parte, questi nodi e per aver condiviso i risultati delle loro ricerche su questo preciso tema.

Bianco e nero

di Tana Hoban, 8 pagine a leporello, Editoriale Scienza 2021, euro 6,90 – Età consigliata: dai 2 mesi

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