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Con un grano di sale | un progetto di scrittura creativa per la scuola primaria

Me l’hanno proposto a fine agosto in una giornata afosa, una di quelle in cui tutto vorresti fare tranne che varcare i cancelli della scuola che aprirà i battenti di lì a poco. Che cosa vorranno da me? Mi sono spesa a trecentossessanta gradi negli ultimi quindici anni. Ho portato i laboratori d’arte delle Edizioni Artebambini, riconosciuti dal Miur, in maniera che diventasse un appuntamento fisso. Così ad ottobre di ogni anno ricorre l’appuntamento con gli insegnanti che arrivano da tante regioni italiane. Abbiamo mangiato i libri ogni primo aprile come vuole una antica e curiosa tradizione, l’Edible Book Festival. E tanti, tantissimi libri creati appositamente per la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore li abbiamo stesi al sole in giardino.

Pensavo che bastasse… e invece no! –Se la sente di insegnare scrittura creativa nelle classi quarte e quinte della Primaria?– Non avevo nessun dubbio. Le tanto bistrattate competenze in materia ora potevano essere utili a tanti bambini, se non altro a farli apprendere divertendosi e a divertire anche me. Così, dopo l’entusiasmo iniziale, ho cominciato a riflettere. Ci vuole poco sale in zucca per accettare di intervenire in nove classi con un progetto così importante trascurando i tanti manoscritti in sospeso colpevoli solo di reclamare un degno finale. Ma la riflessione mi ha portato solo all’invenzione del titolo del progetto. Con un grano di sale, per l’appunto. Per il resto, nessun ripensamento.

Un progetto di scrittura creativa per portare in classe il gioco, l’invenzione, l’esplorazione

Il progetto che ho messo in atto ha reso possibile la conversione di numerose esperienze laboratoriali ad integrazione di una didattica tradizionale. Mi ha permesso di rinvigorirla con spazi colmi d’invenzione, gioco, esplorazione, per sfuggire al peso delle misurazioni e delle valutazioni. E di lavorare sul testo che, per sua natura, reclama correttezza, misura, esemplarità. Così ho pensato che la prima cosa da fare fosse proprio ribaltare il testo. Tante, tantissime le proposte di libri per ragazzi, una valanga che mi ha accompagnato a scuola per creare stupore e aspettativa e ricordare ai piccoli studenti che esistono libri speciali che ci possono aiutare a scrivere meglio, a scrivere con gioia. È nato così l’albertesto.

illustrazione di Manuela Piovesan

Avevamo appena finito di leggere Lèon e l’ambiente (autore A. Groovie, traduttore D. Martino, Ed. Giralangolo, 2010, pag. 64, età 6 anni) e tante erano state le riflessioni fatte, una per tutte riguardava il nostro modo di vedere il mondo. Con occhi attenti, spalancati. E così, giusto per sottolineare che al centro del nostro lavoro c’è sempre lo sguardo vigile e che ogni informazione si ramifica e diventa altro, abbiamo costruito un albero con una grande testa, come quella di Léon, da cui abbiamo fatto partire cinque rami portatori di altrettante parole, come suggeriva Gianni Rodari. Parole concrete e astratte semanticamente lontane fra loro. Grazie a questa strategia, la scrittura è diventata qualcosa di molto divertente e ne sono nate storie frizzanti e originali. Un primo passo era stato fatto, non c’era che da continuare.

Avevamo violato le regole che fino a quel momento erano state fissate per scrivere e per suggellare questa nostra alzata d’ingegno abbiamo letto Un uccellino chiamato Francesco (autore B. Concina, Ed. Salani, 2003, pag.128, età 8 anni), un uccellino che si sottrae alle regole del suo gruppo e che è diventato il simbolo del cambiamento. Una storia tenera e avventurosa che ha convinto i miei piccoli alunni. I libri possono essere anche storie indimenticabili, una di queste la avevamo appena incontrata. Una cosa è certa, da quel momento in poi avremmo dovuto guardarci intorno prestando la massima attenzione. Così nascono i testi e l’osservazione diventa parola. Ed è esattamente così che è nato il testocchio.

illustrazione di Manuela Piovesan

Rovesciare, ricombinare, mettere sottosopra le certezze linguistiche ha reso più dinamico il lavoro di scrittura trasformandolo in una sorprendente avventura. Un viaggio che ci ha portato in tanti luoghi e in tante storie che si sono fatte anche a colori. Usando cinque colori abbiamo individuato altre parole associate ad ogni sfumatura e le storie si sono replicate, intrecciate e comparate. Misuriamo le storie è un gioco che è nato dal confronto, una risposta creativa alla classica domanda – Ma quanto lungo lo devo fare il testo?- E allora, metro alla mano, abbiamo misurato righe e parole e poi le abbiamo tagliate e fatte ricomporre da qualcuno che in quel momento scarseggiava d’idee. Per dargli una spinta, un incitamento a riprendere il viaggio che da quel momento in poi si sarebbe fatto su ruote virtuali. Due ruote rosse e speciali per il nostro simpaticissimo vagontesto.

illustrazione di Manuela Piovesan

E ora tocca a voi! Potrebbe nascere una storia curiosa osservando l’immagine che vedete qui sotto…

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