Ci risiamo, Dory Fantasmagorica è tornata a imperversare. Il quarto e ultimo episodio della serie, dal sottotitolo Con la testa fra le nuvole, di nuovo sale sul podio delle letture e riletture incessanti e a sfinimento della quasi seienne (e della mamma… che continua a prestare le sue provate corde vocali) in sessioni full immersion serali che si interrompono sempre bruscamente con un lamentoso NOOO… ANCORA!
Ma io che pur mi diverto e mi sganascio insieme ai miei figli, e mi presto più che volentieri a impersonare i ruoli dei vari Giorgio, Rosabella, Luca, Viola, il mostro Mary, la signora Arraffagracchi, il signor Bocconcino e il resto della compagnia, devo necessariamente mettere il punto a una certa ora. L’indomani si va a scuola, siamo tutti esausti, con le palpebre che stentano a rimanere aperte, e il piccolo Andrea che ride e scalpita come se non ci fosse un domani.
Dory Fantasmagorica – Con la testa fra le nuvole
di Abby Hanlon, traduzione a cura di Sara Ragusa, Terre di Mezzo, 2018
Insomma, Dory Fantasmagorica rallegra tutti in famiglia (anche il papà): con la sua simpatia straripante, la sua inventiva, la sua ingenuità e il suo profondo senso di giustizia. Una bambina che sgomita per ottenere le attenzioni dei fratelli più grandi (che puntualmente la ignorano), che si affida all’ingegno e alla fantasia per riempire di giochi e divertimento le sue giornate, che si entusiasma per le piccole cose e che, arrivati a questo punto della serie, frequenta la scuola primaria, ha imparato a leggere e, udite udite, sta per perdere il primo dentino!
Il succo della vicenda ruota intorno a questo cruciale episodio, momento topico nella crescita dei bambini, una di quelle “prime volte” tanto sospirate che si porta dietro apprensioni, speranze, attese, sorprese. Perché perdere il dentino è sinonimo di diventare grandi ma anche, soprattutto, significa ricevere il dono della fatina dei denti!
Ai miei tempi si chiamava “topolino”, ma la sostanza è la stessa: una presenza magica verrà silenziosamente a trovarci di notte, nella nostra stanza, per recuperare il dentino custodito sotto il cuscino e lasciare al suo posto un simbolico premio per questo importante traguardo. Di solito un soldino.
Dory, come tutti i bambini della sua età, al primo dondolio, comincia a fantasticare e a immaginare la visita della fatina. La sua strabordante immaginazione la porta a “vedere” come sarà, a visualizzarne le fattezze, a sapere dove abita, come passa le giornate, a ipotizzarne il carattere.
Quando Viola e Luca, sorella e fratello maggiori, esasperati dalle sue continue esternazioni sulla fatina, le raccontano una bugia (al loro solito) per spegnerne l’entusiasmo e cercare di togliersela dai piedi, lei di rimando si aggrappa ancor più alla fantasia per delineare i contorni di una storia strampalata ma avvincente in cui la fatina dei denti veste i panni di una signora di mezza età che va a fare la spesa al supermercato e la investe col carrello per poi farle l’occhiolino e riempirla di gioia regalandole un sorriso gigantesco.
Una sequenza di avventure reali e immaginate si succedono a ritmo vorticoso, condite di ironia, malintesi, accadimenti imprevisti, messe sulla pagina dalla bravissima Abby Hanlon con disegni in bianco e nero dal tratto semplice e personaggi dalla mimica e le espressioni accentuate (irresistibili gli sguardi di traverso della fatina dei denti, le smorfie di Dory, le occhiatacce della Arraffagracchi, la rassegnazione dipinta sul volto della mamma…).
Mi sembra che le avventure di Dory riescano a interessare i bambini sia per la loro formula ibrida, una commistione di racconti illustrati brevi, suddivisi in capitoli, e di fumetti, sia per il suo saper porre l’accento su momenti e stati d’animo particolarmente pregnanti dei ragazzini: l’incontro con l’amico del cuore, l’impresa di imparare a leggere, la difficoltà a farsi accettare dai fratelli grandi, la voglia di giocare sempre e di vivere avventure emozionanti, il desiderio di essere accettati per come si è e di reclamare la propria individualità. Il tutto reso con leggerezza, empatia, umanità.
Continuerò a consigliare Dory a tutte le lettrici e lettori dai 4-5 anni in su, partendo dal primo titolo e poi via via seguendo la protagonista nelle sue scorribande. Mia figlia è perfettamente allineata all’età di Dory, ha perso il primo dentino un mese fa, e il suo grado di coinvolgimento è all’apice. Ma per qualche insondabile ragione anche Andrea, 2 anni e mezzo, è irretito da questa buffa e imprevedibile ragazzina che mette di buon umore le persone a cui vuole bene.
Questo è il potere della lettura condivisa che si può capire solo se si prova e lo si rende parte della propria quotidianità, se ci si stende sul lettone insieme senza bisogno di dire nulla, si apre un bel libro e si chiudono fuori dalla porta per un po’ pensieri, ansie e preoccupazioni.