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L’amicizia vera tra una bambina e un asinello

Impara ad illustrare e creare fiabe e racconti per bambini. [ADV]

Sono cresciuta in un villaggio sull’isola greca di Rodi. I miei genitori vi si trasferirono da Colonia nel 1966, quando avevo un anno. Desideravano una vita più semplice, erano stati in Grecia qualche volta e si erano innamorati della luce del Mediterraneo e dell’ospitalità greca. […]     

Un giorno, quando avevo due anni, in paese trovammo un cucciolo di asino. Probabilmente era stato abbandonato da qualcuno che non poteva permettersi di mantenerlo. Lo battezzammo Benjamin. Non so di chi fu l’idea, ma mio padre, Hans Limmer, e un suo amico svedese che viveva nel nostro villaggio, Lennart Osbeck, pensarono che sarebbe stato divertente trarne un libro per bambini – nessuno dei due ne aveva mai scritto uno prima. (Susanne Schäfer-Limmer in ‘People wanted to meet me and the donkey’: my role in a bestselling children’s book | Photography | The Guardian, traduzione mia).

Con questa intervista al The Guardian del 2017, Susanne Schäfer-Limmer svela i retroscena della nascita di Mein Esel Benjamin (Il mio asino Benjamin), albo popolarissimo e amatissimo in Germania sin dalla prima pubblicazione, nel 1968. La particolarità di questa opera, che la rende ancora oggi originale (anche se non unica, soprattutto per l’editoria d’oltralpe) è la scelta narrativa di accostare testo e fotografia, facendoli procedere in modo reciprocamente esplicativo.

Le immagini prendono molto spazio sulla pagina, sono in bianco e nero e sembrano quasi i fotogrammi di un film, per la successione logica delle sequenze, le inquadrature della fotocamera, l’espressività e l’immedesimazione dei personaggi nella scena. Il testo è altrettanto coinvolgente, è espresso in prima persona, la focalizzazione è interna e fissa, il linguaggio preciso e lineare e il contenuto è perfettamente accordato alle immagini.

La voce narrante è quella di Susanna, detta Susi, una bambina paffuta di due anni, con i codini e la salopette; la vediamo nella prima apertura in una foto a figura intera, con una mano alzata come a dirci “Eccomi! Sono io”. Dopo aver presentato se stessa, introduce Benjamin, il suo piccolo amico asino e ci racconta il caso fortuito che li ha fatti incontrare, rendendolo parte della sua famiglia. Ce lo mostra con orgoglio, guarda che pelo morbido[…], che occhi dolci […] e il suo naso di velluto, dice Susi mentre se ne sta con le manine affondate nel fitto mantello dell’animale, suscitando nel lettore un irrefrenabile desiderio di fare altrettanto. Segue poi la descrizione delle loro abitudini quotidiane, toeletta mattutina, colazione, scorribande e giochi vari, fino al ricordo di una loro piccola disavventura (a lieto fine).

La tenerezza di questi due cuccioli, umano e asinino, è davvero irresistibile, non solo per il pubblico dei bambini ma, forse anche di più, per quello adulto, maggiormente incline al sentimentalismo. I paesaggi colti dalla macchina fotografica, le spiagge, i prati, le rocce e le viuzze di Lindos, isola di Rodi, dove Susanna e la sua famiglia realmente vivevano, aggiungono poi un elemento di ulteriore fascino, mostrando degli scorci meravigliosi che non patiscono affatto l’assenza del colore e fanno sognare, se non una vita, almeno una vacanza su di un isoletta greca.

Oltre al topos dell’amicizia, un po’ fuori dal comune, fra una bimba e un animale, emergono con evidenza anche altri temi quali il nesso fra infanzia e selvatichezza, il rifugio in un contesto naturale come reazione alla vita urbana, l’autodeterminazione infantile e la reale possibilità di avventura concessa ai bambini, cosa che rende Mein Esel Benjamin un’opera interessante a più livelli.

Non sorprende dunque che nell’ambito della letteratura e fotoletteratura per l’infanzia in lingua tedesca questo libro sia definito comunemente come un “classico moderno” e che in poco più di cinquant’anni dall’uscita abbia superato i due milioni di copie stampate e le quaranta edizioni; ancora oggi è uno dei titoli di punta del catalogo della casa editrice Fischer Sauerländer che ne possiede attualmente i diritti. Una sorte notevole per un’opera prima, nata forse anche per gioco, oltre che per la felice intuizione di due amici talentuosi che sono stati capaci di cogliere, nella particolare infanzia di una particolare bambina, la scintilla di un racconto dalle potenzialità universali.

La storia di Susi e Ben, infatti, non ha nulla di autoreferenziale o personalistico, sebbene gli ingredienti che la compongono siano tratti da una “storia vera”, da episodi che si ispirano ad accadimenti reali e individuali, ma nonostante ciò non ha il sapore del mero aneddoto di famiglia; il filtro della letteratura l’ha emancipata dal privato, allargandola e rendendola interessante per tutti e a tempo indeterminato. È indicativo, a questo proposito, che Susanne dica di non essersi mai riconosciuta fino in fondo, da bambina, nella Susi del libro e di non averlo mai molto amato, né allora né dopo, ricordando anche il fastidio procuratole delle visite dei fan che saltuariamente giungevano a Lindos con l’aspettativa, forse la pretesa, di incontrare la dolce bimba bionda con il suo tenero asinello; qualcosa di Christopher Robin Milne riecheggia nel vissuto della “Susi vera” dietro alla “Susi del libro”. Forse questo è il prezzo inevitabile che paga la persona quando trasfigura in personaggio letterario, laddove il personaggio può, e a buon diritto, essere rivendicato come proprio da ogni lettore, in quanto parte del suo immaginario.

Un ringraziamento sentito all’editore Terre di Mezzo per aver portato in Italia Il mio asinello Benjamin e io, rendendoci disponibile un albo che mancava decisamente nei cataloghi nostrani. E mentre l’editoria italiana riscopre il suo interesse per la fotoletteratura per l’infanzia, noi restiamo in attesa di future pubblicazioni ricordando, per esempio, che Angelica, la sorellina di Susanna, fu anch’essa protagonista di un albo fotografico del padre, insieme ad una simpatica maialina

Il mio asinello Benjamin e io

testo e idea di Hans Limmer, fotografie di Lennart Osbeck, traduzione di Giulia Mirandola, 56 pagine, Terre di Mezzo Editore 2022, 15 euro . Età consigliata: dai 3 anni

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