Mirmilla Mume, la mamma, Umpa-Bone, il papà, Pussy-Blu e il suo Dadà, Soliotta, Tresca-Toc, Smargiola,Tressa-Nuc, Blunotto, Mus-Babà, Olli-Billi, Frustì-Fulà e il suo Cico. Vivono nell’Albero-Casa sulle Rocce Blu, nella valle dei Tuim, che è la valle più bella del mondo.
“La mia valle” la chiama Pussy-Blu, e per fortuna ha voglia di raccontarcela, la sua valle, di mostrarcela. Quando Pussy-Blu nasce, la sua mamma dice che è un amore di Tuim, dolce come l’isola Tufù-Tufù. Noi le crediamo, perché anche la sua voce è molto dolce. Che poi è la voce di Claude Ponti, tradotta dal francese da Giovanni Gandini per Babalibri nel 2001.
La mia valle
Claude Ponti, traduz. di Giovanni Gandini , Babalibri, 2001
Età di lettura consigliata: dai 5 anni
Il ritmo della narrazione è quello del ricordo, tenero e melodioso. La valle ci viene raccontata in quattordici capitoletti, in ognuno si alternano tavole grandi e piccole, paesaggi e finestre che scoprono dettagli. Ciascun capitoletto è dedicato a un luogo o a un personaggio, a un rito o a un episodio importante.
All’Albero-Casa, per esempio: chi non vorrebbe una saletta dei trapezi a casa? e una piscina?! ci sono poi, nell’Albero-Casa, una biblioteca, una bibliotecona e una bibliotechina. Attenzione: “L’Albero-Casa non cresce dappertutto. Bisogna piantarlo nel posto giusto e averne cura”. Anche un Gigante triste può impararlo per poi farsene uno nella sua valle.
E chi non vorrebbe tuffarsi nella Pozza Magica, dopo la pioggia, per poi uscire da una pozzanghera qualsiasi che funge da sola uscita?
E d’estate, durante la Festa-della-Notte-più-Corta, stare sveglio tutta la notte e magari saltare attraverso il fuoco..?
Un altro gioco divertente da fare, quando soffia il vento di mezzo, è raccontare una storia attraverso la valle lasciandola poi portare dal vento, che la cambia e la ricambia. È un gioco che fa delle parole la sua materia prima; è un gioco che ritroviamo nella Grammatica della fantasia (cap. 11: Utilità di Giosuè Carducci), dove Rodari illustra la tecnica surrealista del “trattamento di un verso dato, per l’esplorazione di tutte le sue possibilità lungo la catena sonora, quella delle analogie o quella dei significati, alla ricerca di un tema fantastico”.
C’è un posto bellissimo e utile nella valle (non solo uno, per la verità) che si chiama Teatro delle Collere, dove c’è un laboratorio per costruire maschere e altri oggetti di scena, e un palco con tanto di riflettori per recitare la Grandissima Collera. È un posto che dovremmo avere tutti, costruttivo e ludico e terapeutico. Non è detto che dopo aver letto La mia valle non ci si metta a creare maschere e inscenare Collere.
Le illustrazioni di questo libro sono realistiche e allo stesso tempo magiche. Il formato è molto grande e verticale: grande come un mondo misterioso che si può sfogliare, come una valle verdissima che si estende in tutta la sua lunghezza sulla pagina.
Della valle troviamo anche una mappa: anse di fiumi da seguire col dito, baie e ponti, foreste e boschi in cui perdersi come il Bambino Smarrito, interrogandosi sul perché e il percome di un nome che alle nostre orecchie suona strano o buffo.
Ciascun capitoletto di questo albo svela una parte importante della vita nella valle e della sua storia, è come la tessera di un puzzle che poi, una volta che l’abbiamo costruito, che abbiamo incastrato uno dopo l’altro tutti i pezzi, ci rimanda a una storia e a un mondo più complessi, ci fa sentire piccoli e insieme grandi.