La vera storia di Winnie the Pooh

Mondadori ci regala un poetico albo illustrato per raccontare ai più piccoli le origini dell’orso più amato e svelarci un segreto: è una femmina, non un maschio

di Alessandra Testa

Christopher Robin e l’inseparabile Winnie the Pooh esistono davvero.
Si incontrarono per la prima volta allo zoo di Londra. Era il 1925 e l’album fotografico che trovate in coda a questo sorprendente albo illustrato ne è – direbbero gli inquirenti – la prova regina.

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album fotografico

La magnifica vicenda, sconosciuta ai più, viene portata alla luce ne La vera storia dell’orso Winnie, pubblicato lo scorso settembre da Mondadori e scritto da Lindsay Mattick, autrice dall’elegante stile e bis nipote di Harry Colebourne, il veterinario canadese che, partito per il fronte della prima guerra mondiale, trovò alla stazione di White River la cucciola a cui è ispirato l’amato bestseller.
l'incontro con l'orso

Cucciola, avete capito bene: Winnie the Pooh è femmina.
E le illustrazioni, dal segno quasi fotografico di Sophie Blackall, non lasciano alcun dubbio.

Seppur nelle vicissitudini tramandate con grande successo il sesso dell’orso sia effettivamente irrilevante, tutto il mondo ha sempre considerato Winnie un maschio. Di questi tempi di (formale) riscossa del genere femminile, però, è bene sottolinearlo: Winnie the Pooh è un’orsa. Con la “A” finale.

La vera storia dell’orso Winnie

Lindsay Mattick, Sophie Blackall, trad. Chiara Carminati, Mondadori, 2016
Età di lettura consigliata: dai 4 anni

copertina del libro La vera storia dell'orso Winnie

Metabolizzata la notizia, e in attesa che – chissà se lo faranno – i traduttori declinino i sostantivi e gli aggettivi nella giusta maniera, torniamo a White River. In quella stazioncina dove per soli 20 dollari (ma a quei tempi non erano affatto pochi) un cacciatore cedette l’orsetta al nostro soldato, chiamato in guerra per curare i cavalli di chi combatteva in prima linea.
Tra i due, veterinario e animale, si instaura immediatamente un rapporto di tenera amicizia.

un rapporto di amicizia

Tradotto dalla bravissima Chiara Carminati, il testo si apre con un espediente letterario che difficilmente lascia delusi: il racconto di una storia nella storia.

Un bambino di nome Cole è a letto, rannicchiato contro la sua mamma. E lei comincia a raccontare.
Prima che la narrazione abbia inizio, un suggerimento fondamentale: tenete bene a mente i nomi propri.
Ne La vera storia dell’orso Winnie i nomi propri sono importantissimi, le pedine di un puzzle commovente e ricco di colpi di scena. Per facilitarvi, sono riportati in neretto.

Tanto tanto tempo fa, circa cento anni prima che tu nascessi, a Winnipeg viveva un veterinario. 
Si chiamava Harry Colebourn.

 

Harry Colebourn, medico degli animali dal cuore d’oro, viene chiamato alle armi.
Le parole che descrivono il viaggio verso la guerra sono così poetiche e, allo stesso tempo, così tipiche del linguaggio dei più piccoli che da sole basterebbero ad anticipare la grandezza di questo albo illustrato, costruito con tale attenzione da essere già pronto per diventare una perfetta sceneggiatura cinematografica.

Il treno attraversò l’ora di pranzo, corse sopra al tramonto, girò intorno al calar della notte, entrò in una bella dormita e ne uscì il giorno dopo. Infine si fermò in un posto chiamato White River.

A White River, Harry decide di sgranchirsi le gambe e il bebè su cui posa il suo sguardo è la chiave di sol della sua vita, quell’amore per gli animali che non a caso gli ha dato un mestiere.

Quando, dopo mille «faccio o non faccio, la compro o non la compro», la cucciola di orso gli viene ceduta dal cacciatore che l’aveva catturata, il veterinario se la porta con sé.

Nonostante i malumori iniziali, tutto il reggimento si innamora di lei e, quando viene battezzata Winnipeg«Così non ci sentiremo mai troppo lontani da casa» – nessuno ha più nulla in contrario a farne la mascotte della squadra.

Nei prati verdi di Valcartier, Harry e Winnie si ritrovarono insieme a molti altri soldati che venivano da tutte le parti del Canada. In quel luogo era sorta una vera e propria città fatta di tende. In una tenda c’era l’ospedale per i cavalli, e fu lì che Harry andò a lavorare.

in viaggio con l'orso

Ufficialmente nell’esercito, l’orsa ottiene una postazione tutta sua e diventa di fatto il miglior navigatore della truppa. Quando arriva il momento di attraversare l’oceano per raggiungere l’Europa della grande guerra, anche Winnie salpa insieme al suo Harry.

Prima di allora, nessuno aveva mai provato a portare così tanta gente e così tanti animali attraverso l’oceano. Trenta navi salparono insieme, trasportando circa 36.000 uomini, circa 7.500 cavalli e circa… una sola orsa di nome Winnie.

Ancora una volta Harry si trova a pensare e ripensare alla decisione da prendere circa il destino dell’orsetta. Era giunta l’ora di andare a combattere sul serio e la guerra non era proprio il posto giusto per una cucciola. Alla fine, come già era successo altre volte, il cuore del veterinario prevale sulla razionalità.

«C’è un posto dove tu ed io dobbiamo andare», annuncia quindi alla sua inseparabile amica.

Lo zoo di Londra.

lo zoo di Londra

Torniamo ora al piccolo Cole e alla sua mamma narratrice.
L’arrivo di Winnie allo zoo potrebbe sembrare la fine di questa avventura.
In realtà è un nuovo inizio, il principio delle avventure di quello che poi diventerà per i bambini di tutto il mondo Winnie the Pooh.

«Qualche volta devi permettere che una storia finisca, perché un’altra storia possa cominciare», insegna la saggia madre al piccolo ascoltatore.

la mamma e Cole

La nuova storia è quella di un bambino inglese che si chiama Christopher Robin.
Allo zoo di Londra, dove andò per la prima volta con il padre, il bambino strinse amicizia con una piccola orsa. Quella piccola orsa era proprio Winnie.

Suo padre, Alan Alexander Milne, scrisse dei libri su di loro.
Così la Winnie di Harry diventò Winnie the Pooh… e non ci fu mai un orso più amato di lei.

Questo meraviglioso albo illustrato, però, non è ancora finito. Nemmeno qui.
La mamma e il piccolo Cole, da narratrice e ascoltatore diventano protagonisti.
La talentuosa Sophie Blackall disegna il loro albero genealogico regalandoci l’informazione che mancava.

La guerra non si portò via Harry. Il veterinario torna allo zoo per riprendersi la sua piccola Winnie, ma quando la vede si accorge che là dove l’aveva lasciata era felice. Torna allora a Winnipeg, in Canada, e al suo lavoro di dottore degli animali.

A voi la scoperta finale: io mi limito a farvi i nomi dei discendenti di Harry Colebourn: il figlio Fred, la nipote Laureen e la pronipote Lindsay (Mattick), madre ovviamente del piccolo Cole, chiamato così in ricordo del bis-bis-bisnonno, il capitano Harry Colebourn.

«Ed è tutto vero?», chiede allora il piccolo Cole.
È tutto vero.
Basta sfogliare le bellissime foto in bianco e nero riportate nelle ultime pagine per averne la certezza e, con finalmente tutti gli elementi in mano, plaudire alla decisione dell’Association for Library Service to Children di assegnare a questo incredibile racconto il prestigioso premio letterario Caldecott Medal.

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