Leggere ai bambini è (anche) un gioco

L’intervistato di oggi, Beniamino Sidoti, si dà un gran daffare per diffondere la lettura e contagiare nel gioco di leggere bambini, ragazzi e adulti. Scrive articoli, saggi, rubriche (Lettori in gioco, Sonda Edizioni, è il suo ultimo volume, di cui presto vi racconterò), tiene animazioni e formazioni, partecipa a festival, convegni, manifestazioni, è particolarmente attivo sul web, dove possiamo leggere i suoi contributi sui blog Il libro utile gestito per Sonda e A scuola si legge che sta tenendo per Giunti.

Il suo approccio è basato sul GIOCO e su come la lettura debba essere intesa come pratica bella e divertente, oltre che utile. Per conoscere meglio il suo pensiero, vi esorto a leggere l’intervista che ci ha rilasciato.

Intervista a Beniamino Sidoti

Che tipo di lettore sei? Quali aspetti privilegi in una lettura ad alta voce?

Lettura di gruppo_Sidoti
Giulianova, presso la Arts Academy, incontro con l’autore, 2015

Sono un interprete, un esecutore, un filologo… o almeno, mi piacerebbe essere tutte queste cose. In realtà sono uno che ama leggere e che pensa che leggere sia contagioso: leggere ad altri cose che mi piacciono mi piace tantissimo, e mi diverto. Sono un lettore per divertimento, che cerca di capire cosa succede quando si incontra un testo: cerco di ascoltare cosa succede dentro di me alla prima lettura e penso a come potrei portare quell’emozione ad altri.
Amo i libri ben scritti, che non mi stanco di rileggere come se fossero partiture musicali, e amo ciò che mi sorprende.
Quando leggo ad alta voce, privilegio aspetti diversi a seconda del libro e del contesto: se a leggere siamo in più di uno, cerco la complicità con gli altri lettori, e mi diverto a costruire uno scambio di voci; se sono da solo, cerco sempre di avere con me anche un libro che non ho ancora mai letto in pubblico. In un’animazione, poi, che è anche un’altra cosa, scelgo i libri che mi invitano a giocare con loro: libri che si prestano alla lettura in gruppo e che non finiscono una volta che li hai chiusi.

Come ti prepari per una lettura di gruppo?

Cerco di capire per tempo le aspettative degli organizzatori: perché ci troviamo per leggere insieme? In che contesto siamo? Cosa succede prima e dopo? Cosa altro hanno letto (o organizzato) in quel contesto? Quanti saremo? Potrò fare a meno del microfono?

Per quanto posso, cerco di portarmi dietro delle letture che siano in continuità (e mai in competizione) con ciò che è già stato fatto. Come ho detto prima, cerco di avere un libro nuovo, che magari ho scoperto da poco, e mi porto dietro qualche brano che conosco bene. In ogni caso cerco di aver libri o brani che non superino i cinque minuti di durata, per poter mischiare libri diversi.

Che tipo di letture privilegi?

Beniamino Sidoti gioca con i libri
Avventure di carta, Galliate, incontro di formazione, 2015

Cerco libri che mi piacciano, e brani che siano della lunghezza giusta, né troppo lunghi né troppo corti (la lunghezza dipende dall’età, dal contesto, dal gruppo, e per me anche un po’ dall’amplificazione e dalla distanza dal pubblico). Cerco libri che stiano bene insieme tra di loro, che possano suggerire strade da esplorare. Cerco libri che abbiano in sé la possibilità di condividere e di fare insieme un gioco (di tipi diversi… quasi ogni libro può essere giocato, dipende dall’età con cui stiamo lavorando!).
Arrivo di solito con una scaletta “abbondante”, in cui ci sono più cose di quelle che potrò leggere – è un modo per gestire gli imprevisti, ma anche per continuare a parlare e far vedere libri pure dopo la fine della lettura e del gioco. Ma è anche un modo per rendere l’incontro più “festoso”: se in una lezione si mira all’essenziale, in un’animazione credo debba esserci spazio per lo spreco, per l’abbondanza.

Come crei l’attesa e prepari l’ambiente?

Non sempre, ahimè, ho l’occasione di preparare l’ambiente: quando posso prima di tutto cerco di guardare il luogo con occhi di bambino, a un’altezza diversa. Cerco di capire cosa mi distrarrebbe, se fossi tra il pubblico. Cerco un punto “con le spalle protette”, cioè che non abbia dietro di sé una porta o una finestra, e lo scelgo per me: elimino qualsiasi barriera, cercando di far sedere tutti per terra; immagino dove possono stare gli adulti (lontano dai bambini); chiedo dove è il bagno; insomma, affronto tutte le cose banali.

Poi, preparo l’accoglienza mettendo qualcosa fuori della porta: un manifesto, un libro, una copertina, un programma del giorno. Cerco di andare incontro ai bambini in modo da poter entrare con loro in classe, e con loro sedermi. Mi presento, con molta semplicità, e chiedo qualche nome (alcuni me li ricorderò, altri no).
A volte suggerisco dei gesti che proviamo insieme per entrare dentro la storia: come aprire le orecchie, per esempio, che può essere un lavoro difficile.

In che modo inserisci il gioco nella pratica di lettura ad alta voce?

Sidoti in libreria
Giulianova, Libreria Mondadori, incontro con i genitori, 2015

Gioco fin da subito, mostrando il libro e chiedendo di cosa potrebbe parlare, e assecondo ogni ipotesi… mentre leggo sto sulla lettura, e a volte gioco a inventare varianti di ciò che abbiamo appena letto: ma i giochi possono essere davvero tanti e cambiano con i libri.
Alcuni libri chiedono di giocare con gli errori e le assonanze, altri di imitarli, altri di essere accompagnati da gesti e suoni. Tutti i libri sono diversi!
I miei giochi, credo, cercano di aderire al libro, di non abbandonarlo: non lancio lavoretti o cacce al tesoro, ma qualcosa che sento essere già presente nel libro, e che possa mostrarne il ritmo nascosto, i temi, la situazione, il mondo evocato… è una specie di amplificazione della lettura, nelle mie intenzioni.

Prima e dopo la lettura può succedere che…

Mostro il libro, perché poi (spesso) non farò vedere le figure mentre leggo. Ascolto cosa hanno da dire i bambini (senza interrogarli, eh), e provo a rilanciare, sempre. A volte, come dicevo, inventiamo varianti. Altre volte queste varianti sono così complesse e strutturate che sono veri e propri giochi autonomi: in questi casi faccio circa mezz’ora di letture e mezz’ora di giochi – per poi tirare le fila e mostrare la circolarità di ciò che è accaduto.

Come gestisci le interruzioni dei bambini durante una lettura?

Dipende! Anzitutto cerco di non perdere l’iniziativa: devo esser io a gestirli e non l’insegnante o il bibliotecario. Se è un solo bambino a intemperare, per così dire, allora cerco di attivarlo (lo promuovo mio aiutante, gli do una parte da fare nella lettura). Se sono più bambini cambio programma (la loro reazione vuol dire che ho saltato qualcosa: che sto pretendendo troppo da loro o che sono a disagio per qualcosa che non conosco): finisco la lettura o li coinvolgo nel far rumori, nel far ipotesi, nel cercare altre strade per la lettura. È anche una scusa, in questo caso, per rileggere più volte un brano che si è magari perso.
Raramente capita che il gruppo sia davvero incontenibile… allora provo a spostarmi (anche di poco) e ricominciare da capo, esorcizzando la situazione precedente.

Beniamino Sidoti legge ai bambini
Firenze, Festival dei bambini, Caffè letterario Le Murate, 2014

Genitori sì o no? Durante la lettura è importante la loro presenza?

Non lo posso sapere, semplicemente, a priori. Per accogliere ogni situazione l’esperienza mi consiglia di fare almeno due cerchi, uno interno con i bambini e uno esterno con i genitori: è importante che i bambini lavorino come gruppo, o che seguano la storia o ciò che propongono, e non che questo gli arrivi “mediato” dai genitori. Specie quando questi spiegano ciò che ho appena spiegato…

In certi contesti e a certe età la presenza discreta e leggermente distante dei genitori può invece essere d’aiuto – valorizza ciò che stiamo facendo.
Quello che cerco d’evitare è invece il parcheggio, cioè l’attività (magari singola, effimera) cui si lascia il bambino scappando via: questo non mi piace e non lo farei in prima persona come genitore. Però può capitare: prima dell’inizio dell’animazione dico quali saranno i tempi e quando, comunque, mi aspetto che ci siano i genitori (“Finiamo alle…”: è banale, ma serve).

La lettura ad alta voce è andata bene se…

Se è andata bene! Lo si legge sui volti di chi vi ha partecipato… Per me è andata bene se non si va via subito, se si cerca di esitare sulla soglia, se ci sono curiosità e richieste anche dopo la fine. È andata bene se ho lasciato la voglia di leggere anche per conto proprio e se ciò che abbiamo fatto insieme ha aiutato a fare ciò che la lettura chiede (immaginare i paesaggi, i personaggi, trovare la voce del libro, emozionarsi, leggere le figure…).

Per finire, 10 albi che ami leggere ad alta voce, 10 albi del cuore:

Ne amo tanti… ce ne sono alcuni che sono per me dei libri scaramantici, quelli che mi porto dietro pensando che possano aiutarmi a risolvere situazioni difficili.

  1. Tony Blundell, Attenti alle ragazze, Emme
  2. Dr Seuss, Prosciutto e uova verdi, Giunti
  3. Paolo De Benedetti, Gattilene, San Paolo
  4. Scheffler e Donaldson, A spasso col mostro (Il gruffalò), EElle
  5. Pef, Il mostro peloso, EElle
  6. Roberto Piumini, Il punto di vista pulcino, Einaudi Ragazzi
  7. Nicola Cinquetti, La forchetta fidanzata, Nuove Edizioni Romane
  8. Pietro Formentini, PoesiaFumetto, Nuove Edizioni Romane
  9. Wolf Erlbruch, La grande domanda, e/o
  10. Gary Paulsen, La stanza d’inverno, Mondadori Shorts (non è un illustrato, ma non leggo solo illustrati ^_^)

 

BENIAMINO SIDOTI: Conosciamolo meglio

Beniamino Sidoti ritratto
Fiera di Primiero, Convegno sul Gioco, La Bottega dell’Arte, Teatro di Pieve, 2013

Beniamino Sidoti ha iniziato a lavorare come animatore alla lettura nel 1996 – ha tenuto animazioni e formazioni in tutta Italia, collaborando con festival, amministrazioni, editori e privati: su questi temi ha scritto, oltre a numerosi articoli, rubriche e saggi, Lettori in gioco (Sonda, 2015, con Alessandra Zermoglio). È autore di diversi libri per ragazzi, di narrativa e divulgazione, di giochi e di manuali e ricerche sul gioco. Diversi suoi contributi sono disponibili in rete sui blog Il libro utile gestito per Sonda e A scuola si legge che sta tenendo per Giunti.

Non perdere le altre interviste della serie “leggere a un gruppo di bambini”:

A Elia Zardo
A Anna Sicilia
A Carla Colussi
Al Semaforo Blu
A Giulia Mirandola
A Leyla Vahedi
A Giorgia Golfetto
A Carla Ghisalberti
A Sonia Basilico
A Chiara e Francesca Cavallaro
A Giuseppe Grossi

5 Commenti

  1. Bellissimo articolo, cara Francesca! Beniamino Sidoti è un pozzo da cui attingere tanto è bravo e competente! e poi…sono anche molto contenta perché nella serie di foto che hai postato ci sono anch’io (la prima) e c’è la sede dell’Arts Academy (la terza) presso cui Beniamino ha operato!

  2. Grazie Stefania, hai ragione. Abbiamo tanto da imparare da lui! Mi confronto con Beniamino e aggiungo le didascalie alle foto. Alla prossima!

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