Ieri su Facebook ho letto questo sfogo di Elisa Maria Colombo, responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa presso il Centro Salute Bambino Onlus:
Dicesi LIBRO, non libretto, libricino, libruccio o altro.. LIBRO! Sono solo 5 lettere, la parola ha un bel suono e un significato ancora più bello. LIBRO che sia per grandi o per bambini (e qui dovremmo aprire il capitolo (del LIBRO) “la letteratura per l’infanzia esiste?!”).
Elisa ha toccato un tasto dolente e le sue parole, che condivido dalla prima all’ultima, hanno fatto riaffiorare alla mia mente alcuni ricordi non proprio gratificanti.
- Le espressioni di alcuni amici e parenti che seguono a certe mie affermazioni, tipo: “Oggi vado a leggere alcune storie a bambini di 2-3 anni”; “Mi piace molto leggere a mia figlia e acquistare libri per lei”; “Sto leggendo un libro molto interessante sulla lettura ad alta voce”.
Ecco, quando parlo in questo modo, la maggior parte delle persone che mi ascolta fa una faccia a metà fra l’incredulo e il sarcastico. Non capiscono proprio il senso di quello che dico o, nella migliore delle ipotesi, lo sottovalutano. - I commenti di alcune mamme che hanno assistito a delle letture da me tenute: “carina quella storiella dei cerchietti colorati!” (riferendosi a Piccolo blu e piccolo giallo), “Il prossimo martedì tornerai a leggere le favoline ai bambini?”, “Ma perché la prossima volta non leggi una favoletta tipo Pinocchio?”.
- I sorrisi divertiti, che sanno di presa in giro, di alcune mamme e papà quando spiego loro l’importanza di leggere ai neonati.
Queste reazioni sono comuni, diffuse, trasversali. E l’aspetto più preoccupante, credo, è che non mi stupiscono. Mi capita all’opposto di sorprendermi se qualche non addetto ai lavori si mostra aperto, curioso, interessato, favorevolmente colpito dalla letteratura per l’infanzia e tutto ciò che ne consegue.
Il fatto che non mi stupiscano, però, non vuol dire che non ci rimanga male. Mi arrabbio ogni volta che sento o leggo da qualche parte che i libri per bambini sono libretti minori, librini facili, storielle e favolette simpatiche.
Sono certa che chi pensa in questo modo in realtà non sa, non conosce, ignora. E da bambino si è perso molto.
Non ha avuto una mamma e un papà che leggevano per lui. Non è stato educato alla bellezza delle immagini. Non è rimasto incantato dal ritmo delle parole. Non ha avuto la possibilità di emozionarsi, dialogare, capire, dubitare, riflettere, ridere, giocare, crescere, fare esperienze e addormentarsi sereno grazie a un bel libro.
Sul passato purtroppo non si può far nulla. Ma sul presente e sul futuro dei bambini di oggi sì. E noi stiamo qui per questo 🙂