Matilde è una bambina, ha due grandi codini un po’ ingarbugliati e dispettosi, molto simpatici, e porta una gonna rossa. Anche il suo nome è scritto in rosso sulla copertina, dove la vediamo già intenta a disegnare.
Matilde è l’albo illustrato senza parole di Sofìa Zapata Ochoa pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Kalandraka. È nato come progetto finale per il Master èn album infantil ilustrado conseguito a Madrid dall’illustratrice. Sozapato è il suo pseudonimo, è un’artista ecuadoregna, illustratrice e clown, che crede nel gioco e nella filosofia. La cinese Posts & Telecom Press l’ha inclusa tra i 500 migliori illustratori giovani del mondo, pubblicando proprio le tavole di Matilde.
Matilde, dicevamo, è una bambina curiosa, attratta dalla bottega di un pittore. La bottega è piena di personaggi fantastici, e c’è questo pittore con la testa a forma di uovo con la barba e gli occhiali sul naso appuntito. Matilde gli ruba un pennello e scappa via.
È un pennello speciale, perché su un muro Matilde disegna un drago che poi prende vita: è rosso, tranne la pancia, le ali, i denti e un piccolo corno in fronte. Non è affatto mansueto, diventa addirittura incontrollabile, il guinzaglio che ha disegnato Matilde non serve a molto. Anzi, Matilde rischia di finirci proprio in bocca al drago. È il pittore a salvarla, e a insegnarle, come un maestro, come guidare la sua fantasia.
Il mondo di Matilde è tutto grigio, abitato da adulti ingobbiti, apatici, persi dentro di sé o nello smartphone o in un altro tempo, silenziosi come ombre. Il colore è raro, rappresenta la fantasia, la vitalità, la curiosità. Solo che a volte la fantasia, i desideri, gli impulsi, possono prendere il sopravvento, spingerci fin dove non vorremmo o non dovremmo andare, metterci nei guai.
Questo albo racconta, senza usare parole, proprio un desiderio, una lotta e un finale di calma gioiosa e soddisfatta; racconta un processo di formazione, di maturazione. Sembra la fotografia di una verità interiore che riguarda tutti noi.
Oltre alla storia principale, possiamo seguire e immaginare alcune piste secondarie. Per esempio quella del bambino che riesce a vedere il drago (e non è un caso che sia un bambino). E quella del pittore e dei suoi strani personaggi, perché molto probabilmente anche a lui in passato è capitato di dover tenere a bada un drago.
Leggere Matilde è come aprire un mondo o una scatola magica. Il formato è piccolo, 16×16 cm, così possiamo tenerlo in mano facilmente, mentre ci diciamo che è davvero un piccolo grande tesoro.
Sozapato ci accompagna in questo mondo con eleganza e maestria, mostrandoci quanta attenzione ai dettagli e quanta cura per i personaggi si possa avere – che cose fantastiche si possono realizzare, con un pennello o con tecniche digitali, per esprimere un dialogo con se stessi e coi propri fantasmi (o draghi).
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