Oggi vi presento Leo: Leo è un bambino di quattro anni, non ha fratelli né sorelle e già nella controguardia del libro (il foglio di carta incollato nella parte interna della copertina) troviamo un indizio della sua unicità: il suo volto è infatti l’unico ad avere i capelli colorati, in un mare di facce bianche e nere che a prima vista sembrano tutte uguali.
Sono unico
Janna Carioli, AntonGionata Ferrari, Edizioni Lapis
Età suggerita: dai 4 anni
Leo è il protagonista dell’albo “Sono unico”, scritto da Janna Carioli e illustrato da AntonGionata Ferrari per le Edizioni Lapis.
Questo albo mi è piaciuto molto perché gioca sui due significati della parola unico, e la prima riflessione che ci permette di fare riguarda proprio la nostra individualità di esseri umani: ognuno di noi, infatti, è unico e diverso dagli altri, e perciò speciale.
Ma forse l’amica della mamma di Leo, presa com’è dai suoi gemellini un po’… vivaci, non lo ha capito e pensa che unico voglia dire solo e triste…
“E tu non vuoi dei fratellini? Non ti senti solo?”, gli chiede un giorno che lo incontra per strada mentre lui è in bici con la mamma.
Leo è molto stupito da queste domande, e forse non ci aveva mai pensato prima! Le sue giornate infatti sono piene e ricche di persone che lo amano: la mamma e il papà, i nonni, gli zii…
Seguendo passo passo Leo che trascorre del tempo con ogni membro della famiglia, scopriamo che ognuno di loro accompagna Leo in un mondo fantastico e divertente, in cui ci sono tante scoperte da fare, e infatti Leo è un bambino curioso e allegro, che ad esempio adora andare in vespa con nonna Giulia e pescare sul divano di casa grazie all’estro di nonno Giovanni.
E poi ci sono anche il suo cane Poldo, i compagni di scuola, i cugini per giocare a calcetto, per non parlare del fruttivendolo, il giornalaio, il barista… Praticamente Leo non smette mai di giocare e di salutare! Come potrebbe sentirsi solo?
Ed ecco quindi il secondo e, a mio parere, più incisivo significato del libro: ciò che conta, in realtà, è essere capaci di entrare in relazione con l’altro, andare verso l’altro, in una dimensione di gioco e di spensieratezza in cui non c’è più spazio per la commiserazione che spesso si riserva ai “figli unici”. Se sapremo fare questo, nessun bambino sarà mai solo, ma semplicemente unico.
Mi è piaciuta molto la linearità della logica e del punto di vista adottati dall’autrice, che lascia parlare Leo con le sue parole semplici, in cui realtà e fantasia si mescolano magicamente e concorrono a fare di lui una persona speciale: molta semplicità, quindi, molta concretezza (sempre amata dai bambini), molta allegria e uno stupore di base, stupore che è anche capacità di lasciarsi affascinare dalla fantasia.
Anche le illustrazioni comunicano un grande senso di apertura: con colori vivaci e l’utilizzo di dettagli familiari ai bambini, ogni momento della storia (dalle ambientazioni cittadine e realistiche, con i negozianti che salutano Leo, fino alle situazioni in cui, grazie alla fantasia, il mondo reale si trasforma in un mondo fantastico) viene espresso con un’allegria e una positività davvero contagiose.
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