Piccolo elefante cresce e va a dormire da solo

A che età i vostri bambini hanno iniziato a dormire nella loro camera? La migrazione dalla stanza di mamma e papà o dal lettone è stata travagliata? Avete preso voi la decisione o, a un certo punto, ve lo hanno chiesto loro?

Mia figlia è andata in cameretta presto, quando aveva sette mesi. Tutt’ora, però, che di anni ne ha due e mezzo, e non perde occasione per ricordarci che lei è grande, riesce ad addormentarsi solo se io o il papà le siamo accanto.

Ogni tanto mi domando quando riuscirà ad abbandonarsi al sonno in solitudine, piano piano, tranquillamente. Penso che forse sarebbe giusto fare dei tentativi, uscire dalla cameretta dopo la lettura della buonanotte: “Mamma è di là, ora dormi…” Poi però ci ripenso e mi dico che è meglio aspettare che sia pronta, che sia lei a volerlo, che il cambiamento avvenga in modo naturale, rispettando i suoi tempi.

Non vorrei mai trasformare il momento della buonanotte, che fortunatamente oggi è sereno, riempito dai libri e dalle coccole, in una fonte di stress, agitazione e turbamento.

Verrà un giorno in cui mia figlia annuncerà: “Mamma, stanotte è la mia avventura. Sto per andarmene per conto mio, tutta sola”. Proprio come fa Piccolo Elefante, l’elefante-bambino nato dalla fantasia di Sesyle Joslin e di Leonard Joseph Weisgard più di 50 anni fa.

Copertina di Piccolo elefante cresce

Un meraviglioso albo illustrato pubblicato oggi in Italia da Orecchio Acerbo, con la traduzione di Carla Ghisalberti.

Entrare in contatto con opere di alto livello come questa fa sentire bene, credete, e aiuta a discernere la qualità, a fare confronti e valutazioni più consapevoli e critiche. Non è solo una questione di estetica, ma di profondità psicologica, di capacità di esprimere messaggi di valore duraturo e di convogliare significati su diversi livelli. Secondo Ellen Handler Spitz, autrice del saggio Libri con le figurecerti albi illustrati diventano dei classici perché osano affrontare temi psicologici importanti e persistenti, hanno la notevole capacità di toccare problemi vivi e concreti conferendo a questi temi una grande sottigliezza e abilità di fattura.

In questi albi si combinano musicalità, linguaggio rimato, arte visiva, umorismo, giustapposizioni surreali, eleganza, semplicità e suspence.

Ecco, quando ho incontrato “Piccolo elefante cresce“, ho compreso in un istante che si trattava di un libro di sostanza. Un libro nato tanti anni fa ma dalla forza immutata. Un libro elegante, semplice, di ottima fattura e di una tenerezza disarmante.

edizione del 1960 di Brave Baby Elephant Edizione del 1960 di Brave Baby Elephant

Piccolo elefante cresce

– Scritto da Sesyle Joslin, illustrato da Leonard Joseph Weisgard, traduzione di Carla Ghisalberti, Orecchio Acerbo, 2014 –

Pubblicato per la prima volta in Usa da Harcourt, Brace & Company nel 1960 con il titolo “Brave Baby Elephant” (a cui hanno fatto seguito altri episodi), Piccolo Elefante cresce racconta di una memorabile prima volta. La prima volta in cui Piccolo Elefante decide di dormire da solo nella sua camera.

Piccolo Elefante si sente pronto, si sente grande. L’esperienza che sta per vivere richiede un’adeguata preparazione:

“Visto che è notte e che io sto per andarmene per conto mio, penso che dovrei avere qualcosa in più da mangiare”.

Mamma Elefante concorda e gli passa altro purè, altri fagiolini, altra pagnotta. Ha preparato per l’occasione anche un dolce speciale chiamato Dolce Piccolo Elefante.

Lo scambio tra i due è composto, garbato, educato. Colpisce sentir parlare questo piccolo elefante, che è pur sempre un pachiderma (e un bambino) in maniera pacata e misurata:

“Ah” disse Piccolo Elefante, con l’acquolina in bocca. “Sono contento di sentirtelo dire. Se si chiama Dolce Piccolo Elefante deve essere piuttosto grande.”

Piccolo elefante cena

Il dialogo tra i due va avanti, dolcemente, Piccolo Elefante continua a pensare all’avventura che lo aspetta. Sembra voler prendere tempo, ritardare quel momento ma allo stesso tempo è molto emozionato e intende prepararsi al meglio. Corre al guardaroba per indossare la pelliccia calda che uno zio ha dimenticato lì tempo prima, il cilindro del nonno, gli stivali del papà. Vuole essere elegante e sentirsi adeguato alla prova che lo attende.

Di cos’altro può aver bisogno quando sarà per conto suo?, si domanda.

Una spada (per ogni eventualità), una lanterna, il suo Orso (perché sì), del cibo.

piccolo elefante si mette il cilindro

Piccolo Elefante così equipaggiato raggiunge i nonni in salotto e anche loro si sorprendono del fatto che sia grande abbastanza da andare per conto suo. Quando va a salutare il padre gli dice: “Bene, Papà Elefante, io sono in partenza e spero che potrai essere fiero di me.”

piccolo elefante e il papà

Ogni interazione tra i personaggi conferisce importanza al momento. I familiari lo incoraggiano affettuosamente, dimostrando piena empatia con le emozioni del bambino, senza mai minimizzare o smorzare il suo entusiasmo.

Piccolo Elefante, dal canto suo, in uno splendido rovesciamento dei ruoli, si preoccupa che non stiano in apprensione: “Saprai se sono arrivato sano e salvo”, dice alla mamma, “perché troverò un modo per mandarti un messaggio. Nel frattempo, spero che tu non stia troppo in pensiero per me.”

Queste sono proprio le parole che pronunciano i grandi.

Ma l’elefantino, ricordiamolo, è pur sempre un bambino, e i suoi ragionamenti sono quelli emotivi e istintivi tipici dell’infanzia:

Piccolo Elefante fece per avviarsi. “Piccolo Elefante?” “Sì, Mamma Elefante?” “Non ti sei dimenticato i denti, vero?” Piccolo Elefante posò la sua lanterna, la sua spada, Orso e il suo cestino con il cibo e si esplorò la bocca. “No, Mamma Elefante” disse “non ho dimenticato i miei denti. Sono tutti al loro posto.”

Un albo elegante e coraggioso

Come potete constatare voi stessi osservando le immagini di questo albo illustrato, l’eleganza non è espressa solo dal linguaggio testuale, ma anche da quello visivo. L’eleganza è ovunque! Sono proprio chic questi benestanti pachidermi ritratti nel loro ambiente domestico raffinato e accogliente.

Le illustrazioni sono realistiche, minuziose, con i personaggi e gli elementi che compongono la scenografia posati sulle pagine color seppia, quasi sospesi. I mobili, gli abiti, il vestiario, le suppellettili, tutto concorre a trasmettere un senso di cura e di interesse per le cose belle.

Dopo essersi congedato dai parenti, Piccolo Elefante, col cilindro in testa e la pelliccia, si lava la faccia, i denti, si guarda allo specchio e si compiace per il suo coraggio. Dopodiché, finalmente, tutto solo, con la spada sguainata attraversa coraggiosamente la sala e salta coraggiosamente nel suo letto.

piccolo elefante si avvia nella camera da letto

Ce l’ha fatta! Sano e salvo, può prepararsi per la notte. Senza paura. L’ultimo pensiero va ai genitori e ai nonni “preoccupati” al piano di sotto. Non li ha dimenticati e deve trovare un modo per tranquillizzarli.

Provate a immaginare voi qual è.

piccolo elefante si mette a letto

L’albo ha un formato contenuto (15,4 x 17,7 cm), proprio come la versione originale, ma questo secondo me è un peccato. Mi sarebbe piaciuta un’edizione grande, che potesse dare spazio con generosità alle caratteristiche illustrazioni a due colori e più respiro al testo.

La storia è rivolta ai bambini dai 4 anni. Credo che sia, più o meno, l’età di Piccolo Elefante. Chissà quanti si sentiranno grandi e coraggiosi come lui nel momento di mettersi a letto. Chissà a quanti si gonfierà il petto dall’orgoglio pensando che loro già vanno a letto da soli.

Io credo che Piccolo Elefante sarà di ispirazione anche per tutti quei bimbi che ancora tentennano e non sono così convinti di buttarsi all’avventura 🙂

In un caso o nell’altro, mi sembra una perfetta storia della buonanotte.

Piccolo Elefante cresce ha vinto il Premio Andersen 2015 come miglior libro illustrato 0/6 anni

Se ti piace, puoi comprarlo qui:

 

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