Non so esattamente quando comincia, ma comincia. Io ho riscontrato i primi segnali intorno ai due anni e mezzo. È la fase in cui i bambini iniziano ad avere una fissazione: vorrebbero sentirsi più grandi. Le frasi che ringhiano di continuo sono: “Anche io lo so fare”, “Anche io sono grande!”, “Io sono più grande!”, “Quando sarò grande posso…”, “Ma io non sono piccolo!” eccetera.
Basta ascoltarli al parco, a scuola, alle feste, in qualsiasi occasione si ritrovino in due-tre-quattro e più, per averne conferma. La competizione sul chi è più grande e sul chi sa fare cose da grandi infiamma gli animi in un istante e guai (noi adulti) a pronunciare frasi della serie: “Attento, non farlo, è da grandi!”o “Ma lui può farlo perché è grande”. Sarebbe molto più saggio da parte nostra trovare altre parole per motivare i nostri NO.
L’aspetto più comico della faccenda è che, in base alla loro convenienza, i bambini ritornano di colpo piccoli e bisognosi di aiuto, quando per esempio gli chiediamo di lavarsi da soli, mettere in ordine i loro giochi, vestirsi senza mamma o papà. Per non parlare del momento in cui in famiglia arriva un fratellino o una sorellina e noi genitori ci ritroviamo non con uno, ma con due bebè in casa…
Mia figlia, che di anni ne ha tre e poco più, oscilla dal “sono grande” al “sono piccola” continuamente e instancabilmente. Da qualche settimana non fa che domandarmi se una certa cosa è pericolosa (ovvero da grandi) e quando io rispondo: “beh, sì”, allora lei mi sfida e la fa con sua massima soddisfazione.
Sono diversi gli autori che, ponendosi in ascolto dei bambini, hanno saputo cogliere la loro smania di crescere giocando con i concetti di “sono grande” e “sono piccolo”. Gli albi che vi presento oggi ne sono una convincente dimostrazione.
Quando sarò grande
Jean Leroy, Matthieu Maudet, traduzione di Federica Rocca, Babalibri, 2015
Età consigliata: dai 3 anni
Un nuovo cartonato basato sull’ironia, sulla ciclicità delle scene e sul finale a sorpresa illustrato con tratti essenziali e tinte piatte dal bravo Matthieu Maudet.
Siamo nella rivisitazione fiabesca: Cappuccetto rosso e i tre porcellini si ritrovano a giocare nel bosco e, a turno, si raccontano quello che faranno da grandi.
Tutti e quattro si immaginano forti, coraggiosi, astuti, pronti ad attaccare, sconfiggere e disorientare il nemico. E tutti e quattro hanno in mente un unico, acerrimo, spaventoso nemico… il lupo!
La loro aspirazione è quella di rivalersi dopo secoli di angherie, di cantargliele e suonargliele. Sono talmente stufi di sentirsi sempre vittime che già si pregustano la vendetta nei panni di pompieri, poliziotti, temibili contadini armati di appuntiti forconi.
Ma che succede se i loro discorsi giungono accidentalmente alle orecchie di un lupetto che sta facendo merenda nei paraggi? Quale sarà la sua reazione?
Di sicuro, essendo un lupo che si rispetti, troverà il modo di difendersi.
Una storia riuscita che si basa su un meccanismo di ripetizione dei testi e delle ambientazioni di tipo teatrale. “Io, quando sarò grande, farò…” è la frase che ritorna con regolarità e che spinge i bambini a calarsi nella parte e a tirare a indovinare. La struttura è molto semplice, con la stessa situazione che si ripresenta ogni quattro pagine. Il ritmo di lettura è incalzante. Simpaticissima la conclusione che vede il lupo prendersi la meritata rivincita.
Tu (non) sei piccolo
Anna Kang, Christopher Weyant, traduzione di Davide Musso, Terre di Mezzo Editore, 2015
Età consigliata: dai 3 anni
Un albo che si è distinto per acutezza, stile graffiante e moderno, personaggi originali, tanto da risultare vincitore del Theodor Seuss Geisel Award 2015, premio assegnato ogni anno dall’Associazione delle biblioteche americane al miglior libro per bambini in età prescolare.
Due buffi orsi dal naso pronunciato si accusano a vicenda: “Tu sei piccolo”, sbotta quello grosso e arancione. “Io non sono piccolo. Tu sei grande”, ribatte quello minuto di colore grigio.
Il botta e risposta è concitato. Entrambi difendono piccati la loro posizione: “Loro sono esattamente come me. Tu sei piccolo”, ribadisce quello alto e panciuto.
L’altro reagisce con forza e coerenza il suo punto di vista, e noi cominciamo a ridere e a capire che, in fondo, hanno ragione entrambi. Il loro ragionamento non fa una piega. Tutto è relativo.
In un crescendo di attacchi e indici puntati, il dibattito si anima sempre più, gli orsi si arrabbiano e arrivano a urlarsi in faccia la loro verità PICCOLO!!! GRANDE!!! Finché l’arrivo di una coppia singolare e inaspettata spazza via l’ira e rovescia le posizioni in campo.
Entrambi sono grandi e piccoli? Possibile? Pare proprio di sì. Dipende dalla prospettiva con cui si guardano le cose. Il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto… Tanto vale allora metterci una pietra sopra e andare a mangiare qualcosa insieme.
Una storia rapida, con dei tempi comici da fumetto, ritmata e paradossale, che con pochissime battute e tratti bizzarri mette a nudo le contraddizioni della natura umana. Ideale da leggere a due voci.
Il libro è stato scritto e illustrato da moglie e marito, che per la prima volta hanno collaborato nella realizzazione di un picture book. Terre di Mezzo pubblicherà presto anche il secondo titolo della serie.
Clicca qui per leggere le prime pagine dell’albo.
Piccolo GRANDE BUBO
Beatrice Alemagna, Topipittori, 2014
Età consigliata: dai 2/3 anni
Entriamo nel mondo stralunato e scompigliato di Beatrice Alemagna [leggi il nostro approfondimento sull’illustrautrice] che ci consegna un altro gioioso personaggio destinato a stamparsi nella mente.
Bubo è un cucciolo curioso, dalle sembianze strane, a metà tra un orsetto e un procione? Con tenerezza e audacia, dichiara, e ce lo dimostra, che non è più piccolo. Infatti sa andare in bicicletta (una bici gigante, ma con le rotelle), ha grossi denti, un grosso naso, un pannolino che porta solo un giorno a settimana, e al ristorante si siede sulla sedia usando un cuscino appena.
Mentre ci racconta tutto questo, però, le illustrazioni poetiche dell’autrice vanno in direzione opposta: a noi sembra un batuffolino di pelo, piccino e spaurito, che non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. E che cerca con tutte le forze di sentirsi all’altezza.
Solamente una signora è in grado di farlo sentire, veramente, GRANDISSIMO. Provate a immaginare chi è?
>> Da non perdere: l’intervista a Bubo sul blog dei Topipittori
È bello sentirsi GRANDE
Isabella Paglia, Francesca Cavallaro, Arka, 2014
Età consigliata: dai 3 anni
I pensieri del bambino protagonista sembrano i pensieri di tutti i bimbi del mondo. La dialettica tra il sentirsi grande e piccolo viene vissuta in ogni gesto ed esperienza quotidiana: quando fa la pupù nel vasino si sente piccolo; quando il vasino lo usa come uno scalino per arrivare al lavandino e lavarsi i denti da solo, si sente grande.
Nel passare come uno yo-yo da uno stato emotivo all’altro, l’autrice riesce a cogliere bene i motivi di frustrazione più ricorrenti: il non sapersi allacciare le scarpe, il sentirsi escluso dai giochi del fratello maggiore, l’essere costretto ad andare a dormire prima dei genitori. E anche le occasioni per inorgoglirsi nel sentirsi ometti sono quelle tipiche: essere ringraziati, andare a spasso con il papà in moto, preparare i biscotti con la mamma, dare da mangiare all’animaletto di casa.
Ma, e questo è l’aspetto che più mi emoziona dell’albo, non sempre essere piccoli equivale a qualcosa di negativo: il bimbo con il ciuffetto rosso adora farsi leggere le storie dai genitori, adora farsi fare il bagnetto, adora ricevere una marea di regali dalla nonna.
Un albo che scorre leggero e fresco, illustrato con dolcezza e vivacità da Francesca Cavallaro [leggi la nostra intervista a Francesca]. Le pagine dal fondo ocra sono ravvivate dai disegni sorridenti realizzati a matita e resi briosi da pochi, selezionati colori che spesso si ripetono, con coerenza e buongusto (rosso, verde e azzurro). Un libro che può aiutare i bambini a tirar fuori e condividere i propri scombussolamenti interiori.
>> Leggi anche: storie che dicono: “Coraggio, ce la farai!”
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