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Baby top model: storia di una modella bambina

di Alessandra Testa

A undici anni, a volte, si ricomincia a vivere.
Una vita finalmente ordinaria, trascorsa a scoprire ciò che accade in strada sbirciando dalla finestra, a guardare le trasmissioni sceme in televisione, a uscire coi capelli spettinati, ad avere amici disinteressati e a mangiare le tavolette di cioccolato alla nocciola.
Succede a Diana, che ha il nome della dea della caccia, e che prima di tornare a essere semplicemente se stessa, era la modella bambina più pagata di Francia.

Baby top model

Clémentine Beauvais, illustrazioni di Vivilablonde, trad. Rossella Di Campli, Settenove, 2016
Età di lettura consigliata: da 10 anni

Baby top model copertina

Baby top model di Clémentine Beauvais – uscito oltralpe nel 2010 per Talents Hauts col titolo Les petites filles top-modèles e portato in Italia da Settenove nel 2016 – ci racconta le vicende della precoce mannequin a partire dalla fine, quando sul volto perfetto della bambina spunta un brufolo.
Un maledetto brufolo.

È rosso.
È lì.
Sul mio naso.
Il brufolo.

Una vera tragedia per chi è protagonista di un set fotografico permanente. Una iattura da migliaia di euro per l’agenzia a cui appartiene e per lo staff che deve rimediare a suon di trucco e Photoshop a quel difetto momentaneo.

Fino a quell’inatteso ingresso nell’adolescenza, la carriera di Diana era stata tutta in discesa. Era il volto e il corpo di una nota marca d’abbigliamento per bambini e bambine, la testimonial di una linea di profumi, di un colosso del bricolage e persino di uno smartphone. Menzionata tra le promesse della moda dalla rivista Elle, aveva iniziato la sua avventura nel mondo della pubblicità ancora lattante. I migliori sponsor, neanche a dirlo, i suoi genitori.

interno di Baby top model

La traduttrice italiana Rossella Di Campli si è senz’altro divertita a trasporre la graffiante ironia che Beauvais dedica al luccichio sessista del mondo della moda, andando alla ricerca della felicità oltre gli stereotipi e la cultura del corpo perfetto. All’interno di dialoghi semplici e incalzanti, le metafore sono scelte con maestria.

Di profilo, avevo l’aria di un elefante marino, pensa fra sé e sé la protagonista dopo i tentativi orchestrati dalla visagista di camuffare l’odiata protuberanza. E ancora: il mio brufolo è, come direbbe la mia prof di geografia, un rilievo accidentato, con buchi e gobbe.

baby top model illustrazione interna

Anche grazie alle buffe illustrazioni della artista e designer Vivilablonde, la lettura di questo romanzo per teenager è spassoso, ma anche spietato. Proprio come sa essere il mondo delle sfilate che, per stessa ammissione degli addetti ai lavori, tratta ogni testimonial come un accessorio, prima alle stelle e poi sostituito dall’ultimo arrivato. Ne è conferma il significato del termine shooting, per il quale, sarà l’inglesismo, non nascondo di avere una certa idiosincrasia.

A proposito di shooting, pare che in inglese voglia dire sia «fotografare» che «sparare». Oggi sono morta almeno duecento volte. E poi mi sono reincarnata in me stessa, con jeans e maglione rosso, e Olympe è venuta a cena a casa mia.

Ecco: Olympe.
Olympe, nipote della direttrice pubblicitaria dell’agenzia di moda per cui posa Diana, rappresenta l’incontro decisivo, quello che la ragazzina non esagera a definire il primo colpo di fulmine. Sarà proprio Olympe a tirar fuori, insieme al brufolo, la decisione che la baby modella forse aveva da sempre dentro di sé: lasciare passerelle e contratti milionari e sentirsi libera di essere solo una bambina.

immagine di Baby top model

La svolta arriva in modo spettacolare e proprio nel momento più alto della carriera.
Viaggio in business class fino a Venezia, ingaggio da capogiro da parte dello stilista italiano Luca Volpone e… splash!, un tuffo nel canale con cui Diana manda deliberatamente tutto all’aria. Maschera copri-brufolo compresa.

Solo dopo aver bevuto le novantaquattro pagine di questo romanzo di formazione e di contrasto all’immagine imbalsamata della donna, sarà possibile rivalutare ed esprimere gratitudine per le nostre giornate di bambine normali. Senza diete, abiti con lustrini e decolté, fidanzati da copertina o finti matrimoni da immortalare, psicologi per scaricare la coscienza agli adulti e, soprattutto, senza grosse somme di danari in banca.
Un ringraziamento che Diana può fare a se stessa e che si materializza in un epilogo che diventa inizio di un nuovo corso. Via dal muro tutte le fotografie patinate, spazio a quelle rubate al quotidiano.

Io e Olympe che facciamo linguacce allo specchio. Io e mia nonna, piena di rughe. Mia madre su una sdraio mentre legge un libro, inquadrata da sotto, col pancione. Delle foto vere di ragazze vere.

illustrazione pagine finaliIntere, vive, allegre e in attesa di un nuovo brufolo.

La storia di Diana, baby top model, è disponibile anche qui:

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