Alla Bologna Children’s Bookfair… senza il bebè (parte 1)

Vi ricordate com’è andata lo scorso anno? Ero partita da Roma per la fiera del libro per ragazzi con Andrea! Due giorni e una notte fuori con il mio bimbo di sei mesi, viaggiando con il passeggino su treni e autobus… Per fortuna non ero sola (ringrazio ancora Carla Colussi per l’aiuto pratico e soprattutto morale!) e per fortuna, malgrado la stanchezza, l’esperienza è stata bella e avventurosa.

Girare per i padiglioni con Andrea mi ha obbligato a rallentare, a tenere un ritmo lento, a fermarmi spesso, a fare le giuste pause. Non ho potuto seguire alcun convegno o presentazione, ma in compenso ho elargito sorrisi e abbracci a volontà.

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Quest’anno è stato diverso. Andrea è rimasto a casa con il papà e la sorella, e io mi sono assentata per due notti e tre giorni. Così ho deciso di suddividere equamente il tempo a mia disposizione tra appuntamenti in calendario, immersione nei libri, saluti e chiacchiere di corridoio.

Francesca Tamberlani alla fiera del libro di bologna

 

Una sintesi molto sommaria di ciò che ho fatto e visto durante il mio primo giorno in fiera

Lunedì 3 aprile sono arrivata alle 10.30 e mi sono catapultata al Digital Café dove era in corso la presentazione dei vincitori del Bologna Ragazzi Digital Award 2017, ovvero le app per bambini ritenute migliori fra le 152 che si erano candidate da tutto il mondo. Tre le vincitrici assolute più una serie di menzioni speciali. Mi è dispiaciuto aver fatto tardi, perché ho perso quasi tutto l’incontro.

app al digital award

L’unica app che sono riuscita ad ammirare sullo schermo che troneggiava sulla parete è stata la sorprendente Mur, prodotta in Danimarca, basata sull’albo illustrato “A bear called Mur“, i cui contenuti sono stati trasposti in digitale e trasformati in un’esperienza amplificata grazie alla realtà virtuale. Un libro che si anima e prende vita, con un uccellino che vola via dalle pagine ed entra in quelle dello schermo, mentre il bambino si cala nei panni dell’orso protagonista e diventa attore della scena. Davvero suggestivo!

Alle 12.00 sono andata ad ascoltare Alessandra Petrelli, traduttrice freelance dall’inglese e dal tedesco di romanzi, saggi e libri per bambini per varie case editrici, tra cui l’ottima Beisler, che ha raccontato quanto sia importante tradurre la fantasia, soprattutto quando si parla di albi illustrati dove la componente visiva è preminente. Le illustrazioni aggiungono sfumature di significato fondamentali, sono un completamento essenziale del testo.

Alessandra Petrelli

Portando a esempio il libro “Le avventure di Lester e Bob” (qui la mia recensione), Petrelli ha detto:

E’ importante avere in mente e studiare le illustrazioni, perché ci dicono tante cose. In questo libro in particolare il significato dei testi è tra le righe, ovvero negli spazi bianchi… Le avventure risultano di una ricchezza, di una profondità e sensibilità grandissima.

In contemporanea a questo intervento, allo spazio dell’Authors Café si svolgeva la proclamazione dei libri finalisti del Premio Andersen, che trovate elencati qui (quanti bei titoli selezionati!). I vincitori saranno resi noti a maggio.

Dopo una fulminea pausa pranzo (nota dolente: troppo costosi i panini venduti all’interno della fiera!), sono corsa all’Illustrators Café, dove era in programma uno degli eventi più attesi del giorno: la presentazione di “A child of books edito da Walker Books (“La bambina dei libri“, Lapis Edizioni), libro che si è aggiudicato il Bologna Ragazzi Award 2017 nella categoria Fiction. L’incontro si teneva in inglese alla presenza dei due autori, Oliver Jeffers e Sam Winston, con la moderazione di Marcella Terrusi. Come c’era da aspettarsi, l’area che ospitava l’intervento era gremito di persone e gli unici posti rimasti disponibili erano quelli in piedi, ben oltre le prime file.

Oliver Jeffers parla de La bambina dei libri

Seppure con difficoltà, sono riuscita a raccogliere qualche commento degli artisti. Jeffers ha sottolineato di non aver voluto percorrere strade già battute con questo albo, e di aver preferito osare, allontanandosi dalle sue consuete modalità espressive e stilistiche. Il libro racconta il viaggio immaginario di due bambini nel mondo delle storie e delle fiabe più amate dagli autori, e rappresenta un omaggio al potere della letteratura e dei classici per ragazzi. I due piccoli protagonisti si muovono in un paesaggio mutevole fatto di parole che sulla pagina assumono forme fantasiose: diventano onde, montagne, castelli, nuvole… Un albo che ha stupito per l’idea che l’ha mosso e per la sua realizzazione tecnica, ma che ha “deluso” alcuni critici (come Anna Castagnoli), in quanto giudicato troppo artefatto e retorico.

Nel pomeriggio ho deciso che avrei evitato di guardare ancora il programma (troppi gli appuntamenti allettanti!) e mi sono lanciata tra gli stand, alla ricerca di libri e ispirazioni. Avrò modo nelle prossime settimane di parlarvi degli albi di editori italiani che mi hanno fatto brillare gli occhi, mi limito ora a citare i due che più mi hanno emozionato sul momento: “Ti ricordi ancora” (Zoran Drvenkar, Jutta Bauer, traduzione di Anna Patrucco Becchi, Terre di Mezzo Editore) e “Louis e i suoi fantasmi” (Isabelle Arsenault, Fanny Britt, Mondadori).

Passeggiando tra i padiglioni degli stranieri, i titoli che mi sono sembrati più innovativi e interessanti sono stati quelli coreani, intercettati grazie al suggerimento di Laura Anfuso. Albi dalla grazia potente, con un forte richiamo emotivo, capaci di raccontare apertamente il mondo dell’infanzia senza imbarazzi e preclusioni. Con l’aiuto di una gentilissima ragazza coreana che conosceva l’italiano, ho potuto addentrarmi nella lettura di svariati volumi. E nessuno di questi mi è parso banale o grossolano, o già visto o già sentito.

libri coreani

Alcuni mi sono rimasti particolarmente impressi, come quello con la copertina rossa che ritraeva di profilo una mamma e il suo bambino: “If I Were Mom and if Mom Were Me” (“Se io fossi mamma e se mamma fosse me”). Cosa succederebbe se io facessi la vita che fa mamma e mamma prendesse invece il mio posto? Si chiede il bambino protagonista. Un giorno la sua curiosità viene soddisfatta e i ruoli si invertono…

If I were mom...

In “Baby Bomb“, un piccolo libricino quadrato con al centro il faccione di un bebé, la figura della mamma è raffigurata come piccola e “schiacciata” dalla presenza pervasiva del bimbo protagonista, che invece appare come un gigante irrequieto, che urla, fa pipì e popò senza preavviso, un tiranno che pretende tutte le attenzioni e le cui azioni appaiono del tutto incomprensibili. Vi fa venire in mente qualcuno di vostra conoscenza? Una rappresentazione a mio avviso molto efficace che riflette la condizione che molte neomamme si trovano a vivere nelle prime, durissime, fasi di vita di un bambino. Visto che l’autrice del libro era presente, non ho mancato di farle i miei complimenti e nel contempo le ho scattato una foto.

autrice del libro Baby Bomb

Gli ultimi scampoli di giornata li ho trascorsi con gli occhi sgranati ad osservare, ammirata, la mostra “Pop-up Show”. La Magia dentro i libri“, a cura di Massimo Missiroli e Matteo Faglia. Un piccolo ma prezioso percorso espositivo di 70 pubblicazioni tridimensionali che hanno fatto la storia dell’editoria per l’infanzia: a partire dalla seconda metà dell’800 fino agli anni ’70 del ‘900. Splendide riproduzioni cartotecniche che si rifacevano ai diorami teatrali e alle scatole prospettiche, mettendo in scena fiabe celebri e storie di animali.

mostra pop-up

A Bologna, durante la manifestazione regina del libro per ragazzi, in tutta la città fioriscono iniziative e appuntamenti culturali che ruotano intorno all’arte e alla letteratura per l’infanzia. Le principali vengono organizzate dall’associazione culturale Hamelin.

Dunque in serata, dopo la chiusura della Fiera, anziché andarmene filata a riposare, come il mio fisico avrebbe preteso, sono passata alla strepitosa Biblioteca Salaborsa dove aveva appena inaugurato la mostra interattiva “La regola e il gioco“, incentrata sui libri intesi come oggetti non solo da leggere con gli occhi ma anche da toccare e da scoprire con tutto il corpo.

Francesca Tamberlani alla mostra La Regola e il gioco

Un percorso espositivo ad altezza bambino, in cui i volumi selezionati erano collocati all’interno di teche con dei fori in cui inserire braccia e mani per toccare e “testare” le pagine. Una rassegna che mi ha lasciato con qualche domanda aperta e un pizzico di delusione, ma che mi ha comunque permesso di incontrare un libro particolare e sbalorditivo: “Le Ruban” di Adrien Parlange, (Albin Michel Jeunesse), dove un segnalibro di stoffa giallo diventa il motore che anima tutte le pagine, l’elemento intorno al quale costruire personaggi, storie e percorsi immaginari. Davvero innovativo e dalla grafica sintetica e raffinata. Ho deciso che lo comprerò!

Le Ruban copertina Le Ruban serpente Le Ruban scarpe

Qui si conclude il mio primo tuffo alla Bologna Children’s Bookfair di quest’anno. Nel prossimo post il racconto delle altre due giornate trascorse in fiera.

 

 

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