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Il Bianco e l’Inverno: i libri, le sensazioni, le tracce sulla neve

di Aurora Mascheretti

Adoro il bianco. Un colore che pur essendo la sintesi del tutto, rimanda a un vissuto spaziale aperto, di distensione, ampliamento, dilatazione. Uno spazio vuoto, una possibilità concreta. Anche un inganno. Non è vuoto, ben lo sappiamo, il bianco non è niente, il bianco è il tutto, ma un tutto che sa essere discreto, che si sa mettere a servizio, un tutto in ascolto.

La pagina bianca su cui scrivere… è una buona immagine quotidiana per pensare fisicamente a questo colore. Quella pagina è lì, ha tutto e offre tutto, ovvero si offre affinché ci possa essere la nostra espressione, affinché possa scattare un contatto, e chissà magari un dialogo. Ma quella pagina ha una sua struttura, una sua storia potremmo dire… più o meno visibile agli occhi. Potremmo intercettare i colori nel colore, oppure le fibre di cui è fatta, gli strati, le colle… ma tutto dorme, silenziosamente.
E quella pagina bianca è l’inverno, nelle sue più celebrate figure, che con il suo mantello copre il corpo della terra. Il manto bianco. Il freddo, il ghiaccio, il silenzio, quasi fossero personaggi reali, intrappolano lo scorrere, il fluire, il calore e ci sospendono in una dimensione ovattata fino all’arrivo della primavera.

Sembra una sospensione di vita, ma in realtà, nei suoi sotterranei la vita si fa, si riassembla, si fa potente e piena di potenza concentrandosi in un seme che possa generare, che possa da micro giungere al macro.
Rintraccio in questo, un senso protettivo del bianco, a cui attribuisco il ruolo di custode.

Il bianco che riempie i libri

Con questa piccola premessa, che di certo non vuole riassumere, né sintetizzare o raccontare ma semplicemente pungolare i gentil sensi ad andare oltre la semplice denotazione per accedere alla connotazione, che mi avventuro in alcuni albi illustrati che mi hanno permesso di portare l’esperienza del bianco ai bambini. O forse sarebbe meglio dire l’esperienza di noi nel bianco, la nostra traccia d’inverno.

Un classico, che fa strada e scuola, “Cappuccetto Bianco” di Bruno Munari, Corraini

È bianco, sì, pagine bianche e didascalie che raccontano, partendo dagli occhi preoccupati di Cappuccetto, ciò che non si vede ma accade. E tutto è da immaginare perché… Mai vista tanta neve.

“NO” di Claudia Rueda, edizioni Lapis

Mamma orsa e piccolo orsetto. L’intensificarsi dell’inverno e il passaggio del tempo sono resi attraverso la passeggiata dei nostri protagonisti in un paesaggio che lentamente si va modificando, arrivando ad essere completamente coperto di neve, non solo bianco e freddo ma a tratti spaventoso, tanto da rendere inevitabile il letargo. Interessante la scelta editoriale di assegnare al bianco una qualità cartotecnica differente dal resto, che lo rende curioso sia agli occhi che al tatto.

interni di NO

“Era inverno” di Aoi Huber–Kono, nel 1967 edito da Emme Edizioni e ora da Corraini

La narrazione dapprima guarda al cielo, ci porta ad osservare le nuvole, che si abbracciano, si rincorrono, diventano grandi… e poi piove, poi cascano i primi fiocchi di neve, poi tutto si copre di bianco, e di silenzio. Un piccolo tempo di sospensione, un approdo di due pagine ed ecco apparire un’impronta, di chi sarà? Tante impronte… e infine si svelano i proprietari di quei segni curiosi.
Immediato, poetico.

Era inverno - pagine interne

“Indovina che cosa succede. Una passeggiata invisibile” di Gerda Muller, Babalibri

Il titolo è eloquente, suggerisce al lettore cosa accadrà nella storia, ”la passeggiata invisibile”, e quale sia il suo ruolo, “indovina che cosa succede”. Un’indicazione: “segui queste tracce”… nessun’altra parola, solo impronte da osservare come segugi per cogliere il come, il cosa, il dove, il senso e il susseguirsi.

Lasciamo le nostre tracce sul bianco

Con questi riferimenti alle spalle, propongo ai bambini una serie di esperienze, tra cui quella che oggi vi racconto, che vuole essere metafora della traccia, del nostro lasciare traccia.

Un regalo tutto bianco, un pacchetto bianco.
Cosa mai sarà?

I bambini possono vedere l’esterno ma non l’interno. Quando arriva l’inverno, quando giunge la neve, infatti, molte cose non si vedono, ma si sentono e si immaginano. Chiedo quindi ai bambini di potersi bendare, di potersi fidare di questo prossimo viaggio.
Le manine perlustratrici scoprono con rapida maestria il contenuto: fogli bianchi, tanti fogli di carta diversa per bianchi diversi.
fogli di carta Perché non c’è un solo tipo di bianco e non c’è un solo tipo di neve, e nemmeno di terra ricoperta di neve. O forse di ghiaccio, o forse di nebbia o forse di silenzio. Perché il bianco non è solo colore, ma sensazione.

Inizia l’esplorazione, del suono, della forma, del che cos’è e del com’è, che cosa mi fa venire in mente.
A ogni bambino chiedo di sceglierne uno, quello che proprio proprio gli è piaciuto di più, e di solito è facile perché hanno già iniziato a narrare, a immaginarsi in quel paesaggio, in quel “che cosa mi fa venire in mente”.

Tu come cammineresti lì?

Una domanda: tu come cammineresti lì? Andresti di corsa o lentamente? A quattro zampe forse, o rotolando? Forse strisciando, magari saltando… col fiato in gola o gli occhi pieni di nebbia, il naso ghiacciato, le mani bollenti…
E correre è uguale a camminare? Proviamo! Se corro con gioia o corro arrabbiato, è uguale? Proviamo!

Segue quindi un’esperienza di scoperta delle andature sentimentali con cui possiamo percorrere il nostro paesaggio bianco, ed è proprio con questa esperienza muscolare che apro le porte alle tracce.

Poche parole, molto silenzio, e giuste azioni.

Un contenitore ha all’interno diversi strumenti da sperimentare per poter lasciare delle impronte: stuzzicadenti, punteruoli, cacciaviti, brucole, rotelle per ravioli, etc…
A fianco un foglio lungo su cui poter fare le prove necessarie per familiarizzare con gli strumenti, per poter fare conoscenza.

strumenti per lasciare tracce

Dopo aver saggiato le varie possibilità, chiedo ai bambini di recuperare il loro regalo e di immaginare di passeggiare tra questi fogli. Da dove iniziare? Chi viene prima? Chi dopo? Ecco che iniziano a scegliere chi accostare a cosa, per esempio c’è chi mette prima la carta velina dicendo che ancora la neve è soffice e in fondo mette il cartone spesso perché ormai la neve fa quasi male, chi invece comincia dal foglio lucido perché non si vede bene…
Quando hanno terminato di assegnare un ordine ai loro fogli, passo e a matita segno sul retro il numero. Mi servirà successivamente.

E ora… via! Iniziamo la nostra passeggiata silenziosa.
Ognuno prende il suo primo foglio territorio, lo poggia su un tappeto di gommapiuma che consentirà agli strumenti di affondare meglio e comincia la sua esplorazione.
C’è chi userà uno strumento per ogni foglio perché lì ha camminato solo in un modo, chi invece tenterà combinazioni più curiose argomentando prima salti e poi rotolate e cadute e…

Ecco, siamo arrivati, o siamo tornati, oppure rientrati.
Il gioco è finito, avete capito?

Ora abbiamo due possibilità: inserire i vari fogli in una custodia e lasciare che i bambini di volta in volta possano cambiare la loro narrazione invertendo l’ordine delle successioni, oppure unire i vari paesaggi bianchi in un lungo accordeon per mezzo dello scotch bianco (ecco perché la numerazione dei fogli indicata prima).

tracce 3

Sarà pur sempre cosa curiosa chiedere ai bambini, osservando le tracce, “ma da qui a qui come ci sei arrivato? Esplorando i fogli singolarmente, infatti, non ci sono sentieri di tracce necessariamente in continuità, per cui andrà trovata una soluzione speciale per spiegare questi salti silenziosi.